Esplora i dati in tempo reale →

Evoluzione del mercato: Preparazioni di ortaggi e frutta (CN 20) — 2015–2025

Introduzione

Il capitolo 20 della Nomenclatura Combinata raggruppa le preparazioni di ortaggi, legumi, frutta, frutta a guscio e altre parti di piante (voci 2001–2009). Questa analisi copre gli scambi dell’Unione Europea (UE) con i paesi extra-UE nel periodo 2015–2025, utilizzando i dati annuali della piattaforma Panoramica commerciale. Il rapporto mette in luce l’evoluzione del surplus, i cambiamenti nella geografia degli scambi e le trasformazioni del paniere merceologico.

1. Surplus commerciale in forte crescita, trainato dal rialzo dei prezzi

L’export accelera grazie al forte aumento dei valori medi unitari

Nel 2025 le esportazioni extra-UE del comparto hanno raggiunto 13,01 miliardi di euro, in aumento del 75,2% rispetto ai 7,43 miliardi del 2015. La quantità esportata è cresciuta del 14,1% (da 6,58 a 7,51 milioni di tonnellate), mentre il prezzo medio è passato da 1.128 a 1.733 euro per tonnellata (+53,6%). La crescita del valore è quindi attribuibile in misura prevalente all’effetto‑prezzo, con un contributo più contenuto dei volumi.

Le importazioni aumentano moderatamente, ampliando il surplus a oltre 5 miliardi di euro

Sul versante delle importazioni, la spesa è salita da 6,09 a 8,01 miliardi di euro (+31,6%), con una leggera contrazione delle quantità (-4,9%, da 4,22 a 4,02 milioni di tonnellate). Il prezzo medio all’import è tuttavia aumentato da 1.441 a 1.994 euro/tonnellata (+38,4%). Il saldo commerciale, già positivo nel 2015 (+1,34 miliardi), ha raggiunto 5,00 miliardi di euro nel 2025, con un incremento del 272,7%.

Indicatore 2015 2025 Variazione %
Export (mld €) 7,43 13,01 +75,2
Import (mld €) 6,09 8,01 +31,6
Saldo (mld €) 1,34 5,00 +272,7
Prezzo medio export (€/t) 1.128 1.733 +53,6
Prezzo medio import (€/t) 1.441 1.994 +38,4

Fonte: Panoramica commerciale.

La produzione europea in espansione sostiene l’offerta esportabile

La produzione interna dell’UE ha seguito un percorso simile: tra il 2015 e il 2024 il volume è passato da 29,65 a 33,80 milioni di tonnellate (+14,0%), mentre il valore è salito da 34,54 a 58,91 miliardi di euro (+70,6%), come riportato nella sezione Volumi produttivi. L’aumento del valore della produzione domestica, superiore a quello dei volumi, riflette dinamiche di prezzo analoghe a quelle del commercio estero, creando una base solida per l’export.

2. Riorientamento geografico e diversificazione dei partner

Regno Unito e Stati Uniti rafforzano la domanda di prodotti UE

Secondo la pagina Principali partner commerciali, le esportazioni verso il Regno Unito sono cresciute da 2,69 a 4,08 miliardi di euro (+51,7%), mantenendo la prima posizione. Gli Stati Uniti hanno quasi raddoppiato gli acquisti, passando da 948 a 2,13 miliardi (+124,7%). Altri mercati dinamici includono l’Arabia Saudita (+69,7%, 480 milioni), il Giappone (+58,9%, 480 milioni) e l’Australia (+101,5%, 409 milioni). Al contrario, la Russia ha registrato una contrazione del 24,3% (da 375 a 284 milioni), in linea con le restrizioni commerciali.

Sul lato import, la Turchia consolida la leadership mentre il Regno Unito si ridimensiona

La Turchia rimane il primo fornitore extra-UE con 1,71 miliardi di euro (+22,2% rispetto al 2015). Seguono il Brasile (1,21 miliardi, +4,4%) e la Cina (0,66 miliardi, +40,6%). L’effetto Brexit è evidente nel crollo delle importazioni dal Regno Unito, scese da 590 a 342 milioni di euro (-42,0%), con un calo particolarmente marcato della quantità (-59% tra 2015 e 2025). L’India ha invece quasi raddoppiato le forniture, raggiungendo 253 milioni (+125,7%).

Diversificazione in atto: cala la concentrazione e aumentano i fornitori

L’indice di concentrazione HHI, riportato nel pannello Concentrazione, è sceso dal 1.144 al 877 per le importazioni e dal 1.591 al 1.359 per le esportazioni. Questa riduzione segnala una progressiva diversificazione su entrambi i fronti, con un peso crescente di fornitori e mercati di sbocco secondari, elemento che riduce la vulnerabilità complessiva degli scambi.

3. Mutamento del paniere di prodotti e pressioni inflazionistiche

I vegetali surgelati sono il primo segmento dell’export; succhi e conserve dominano le importazioni

L’analisi per sottovoci (dettaglio in Confronto tra segmenti di prodotto) mostra che i vegetali preparati o conservati surgelati (NC 2004) hanno guidato l’export con 2,77 milioni di tonnellate e 3,58 miliardi di euro nel 2025. Seguono i pomodori preparati (NC 2002: 1,38 Mt, 1,74 mld €) e i succhi di frutta (NC 2009: 1,29 Mt, 2,23 mld €). Le importazioni sono dominate dai succhi (NC 2009: 1,53 Mt, 2,91 mld €), dalla frutta preparata (NC 2008: 0,98 Mt, 2,39 mld €) e da altri vegetali non surgelati (NC 2005: 0,58 Mt, 1,23 mld €).

Shock inflazionistici nel 2022: rincari record per succhi e frutta conservata

Il 2022 è stato caratterizzato da forti rincari all’importazione, come evidenziato nell’analisi degli Shock di prezzo. In particolare:

La specializzazione dei paesi mediterranei resta un vantaggio competitivo

Nel 2025, i paesi mediterranei si confermano i più specializzati nell’export del capitolo 20, come mostra la mappa Specializzazione. La Grecia presenta il più alto indice RSCA (0,67), seguita da Spagna (0,29), Belgio (0,26), Italia (0,21) e Paesi Bassi (0,18). Queste economie combinano una lunga tradizione nella trasformazione ortofrutticola con una forte proiezione internazionale, sostenendo la competitività complessiva dell’UE nel settore.

Conclusione

Nel decennio 2015–2025 il commercio extra-UE di preparazioni di ortaggi e frutta ha rafforzato la propria posizione netta, trasformando un modesto surplus in un attivo superiore a 5 miliardi di euro. La crescita è stata alimentata dall’aumento dei prezzi, con i vegetali surgelati come traino dell’export, mentre la domanda di succhi e frutta preparata ha determinato l’evoluzione delle importazioni. Il riposizionamento geografico — con la forte espansione verso Stati Uniti e il ridimensionamento del Regno Unito come fornitore — e la progressiva diversificazione degli scambi hanno accresciuto la resilienza del comparto. Le pressioni inflazionistiche del 2022 hanno temporaneamente innalzato i costi di approvvigionamento, senza però compromettere il vantaggio competitivo consolidato dai produttori mediterranei. Nel complesso, il capitolo 20 si conferma un pilastro dell’agroalimentare europeo sui mercati internazionali.