Evoluzione del mercato: Combustibili minerali e oli (CN 27) — 2015–2025
Introduzione
Il codice doganale CN 27 raggruppa un insieme eterogeneo di prodotti energetici — combustibili fossili solidi (carbone, lignite, torba), oli greggi e raffinati, gas di petrolio e idrocarburi gassosi, coke, bitume ed energia elettrica — e rappresenta il comparto commerciale di maggior valore per l'Unione Europea nello scambio con i paesi extra-UE. Nel 2025 le importazioni hanno raggiunto i 414,8 miliardi di euro e le esportazioni i 116,7 miliardi, con un deficit commerciale pari a 298,1 miliardi.
Panoramica del commercio CN 27
L'analisi del decennio 2015–2025 rivela tre dinamiche fondamentali che hanno profondamente trasformato il mercato energetico europeo:
- Una ristrutturazione geopolitica senza precedenti delle fonti di approvvigionamento, con il crollo della Russia come fornitore e la rapida ascesa di Stati Uniti, Norvegia e Kazakistan.
- Lo shock dei prezzi del 2022, che ha portato il valore delle importazioni al massimo storico di 831,4 miliardi di euro.
- Un declino strutturale dei volumi importati — in particolare di carbone — accompagnato da una crescita significativa della capacità produttiva e di raffinazione dell'UE.
1. Dalla dipendenza russa alla diversificazione: la ristrutturazione delle catene di approvvigionamento
1.1 Il crollo della Russia da primo fornitore a partner marginale
Il cambiamento più drammatico dell'intero periodo è il crollo delle importazioni dalla Federazione Russa. Tra il 2015 e il 2025 il valore è passato da 87,8 miliardi di euro a 17,4 miliardi (−80,1%). La Russia, che nel 2015 rappresentava circa il 28% del valore totale delle importazioni UE di CN 27, è scesa a circa il 4% nel 2025.
Il valore massimo delle importazioni dalla Russia è stato raggiunto a 147,2 miliardi di euro, verosimilmente nel periodo 2021–2022, quando l'Europa accelerò gli acquisti prima dell'imposizione delle sanzioni. Il successivo tracollo riflette sia le sanzioni dell'UE sul petrolio russo (dicembre 2022 per il greggio, febbraio 2023 per i prodotti raffinati) sia la riduzione delle forniture di gas via gasdotto.
| Partner | Importazioni 2015 (€ mld) | Importazioni 2025 (€ mld) | Variazione |
|---|---|---|---|
| Federazione Russa | 87,8 | 17,4 | −80,1% |
| Stati Uniti | 10,4 | 70,9 | +583,8% |
| Norvegia | 22,6 | 45,0 | +99,6% |
| Kazakistan | 14,2 | 28,2 | +98,1% |
| Algeria | 17,4 | 24,7 | +41,4% |
| Regno Unito | 21,0 | 22,0 | +4,9% |
Principali partner per importazioni
1.2 L'emergere di nuovi partner strategici
Gli Stati Uniti hanno registrato la crescita più spettacolare: da 10,4 miliardi di euro nel 2015 a 70,9 miliardi nel 2025 (+583,8%), con un picco a 103,4 miliardi. Questo riflette l'espansione delle esportazioni statunitensi di GNL e prodotti petroliferi raffinati verso l'Europa, accelerata dalla crisi del 2022. Gli USA sono passati dal rappresentare circa il 3% delle importazioni UE di CN 27 nel 2015 a oltre il 17% nel 2025.
Norvegia (+99,6%), Algeria (+41,4%) e Kazakistan (+98,1%) hanno tutti rafforzato significativamente le loro posizioni. La Norvegia, con 45,0 miliardi nel 2025, è diventata il secondo fornitore dell'UE, riflettendo l'importanza dei gasdotti norvegesi come alternativa al gas russo. L'Algeria ha consolidato il suo ruolo attraverso i gasdotti Transmed (verso l'Italia) e Medgaz (verso la Spagna). Il Kazakistan, con le esportazioni quasi raddoppiate, è legato in parte al petrolio trasportato via oleodotto CPC attraverso il territorio russo.
1.3 Un mercato delle importazioni meno concentrato
La diversificazione è confermata dall'indice di concentrazione HHI (Herfindahl-Hirschman), che è sceso da 1.307 a 794 (−39,2%) per le importazioni. Questo livello indica un mercato moderatamente competitivo, in netto miglioramento rispetto all'inizio del periodo. Per le esportazioni l'HHI è rimasto stabile (da 576 a 619, +7,6%), segnalando che la struttura delle destinazioni dell'UE non ha subito cambiamenti paragonabili.
2. Lo shock dei prezzi del 2022 e la nuova normalità dei mercati energetici
2.1 L'anno del record: importazioni a 831 miliardi di euro
Il 2022 rappresenta l'anno di massimo storico per le importazioni UE di CN 27, con un valore complessivo di 831,4 miliardi di euro — quasi il quadruplo rispetto al minimo di 221,4 miliardi registrato nel 2020 durante la pandemia. Il deficit commerciale ha raggiunto i 650,4 miliardi, un livello senza precedenti.
| Anno | Importazioni (€ mld) | Esportazioni (€ mld) | Saldo (€ mld) |
|---|---|---|---|
| 2015 | 314,4 | 88,2 | −226,2 |
| 2020 | 221,4 | 64,1 | −157,3 |
| 2022 | 831,4 | 181,0 | −650,4 |
| 2025 | 414,8 | 116,7 | −298,1 |
2.2 Il gas come epicentro della crisi
Il segmento più emblematico della crisi è quello dei gas di petrolio e idrocarburi gassosi (CN 2711). Il prezzo medio delle importazioni è esploso a 1.239 €/t nel 2022, oltre sei volte il livello del 2020 (195 €/t) e quasi triplo rispetto al 2021 (451 €/t). Di conseguenza, il valore delle importazioni di gas è passato da 71,8 miliardi nel 2021 a 234,9 miliardi nel 2022 (+227%), a fronte di un aumento dei volumi di appena l'11% (da 147,2 a 163,8 milioni di tonnellate). La crisi è stata dunque prevalentemente una crisi di prezzo, non di volume.
| Segmento | Prezzo 2020 (€/t) | Prezzo 2021 (€/t) | Prezzo 2022 (€/t) | Prezzo 2025 (€/t) |
|---|---|---|---|---|
| 2709 — Oli greggi | 283 | 437 | 695 | 476 |
| 2711 — Gas/gasosi | 195 | 451 | 1.239 | 528 |
| 2710 — Oli raffinati | 345 | 514 | 939 | 639 |
| 2701 — Carbone | 79 | 120 | 297 | 142 |
2.3 Shock di prezzo anomali per partner
L'analisi della volatilità ha rilevato shock di prezzo anomali concentrati nel 2022. I tre eventi più significativi sono:
| Partner | Flusso | Tipo | Variazione (%) | Anomalia | Quota valore |
|---|---|---|---|---|---|
| Algeria | Import | Prezzo | +145,4% | 6,7 | 7,1% |
| Ucraina | Export | Prezzo | +161,2% | 6,1 | 5,0% |
| Canada | Export | Prezzo | +92,4% | 6,0 | 2,9% |
Lo shock algerino riflette la forte crescita dei prezzi del gas naturale trasportato via gasdotto. Gli shock nelle esportazioni verso Ucraina e Canada evidenziano come la crisi abbia trasmesso effetti a catena lungo molteplici rotte commerciali.
I partner con il più alto coefficiente di variazione (CV) nelle importazioni nel periodo 2015–2025 sono Colombia (CV = 0,61), Russia (0,53), Stati Uniti (0,46) e Libia (0,33). Per le esportazioni, Singapore (0,69), Ucraina (0,40) e Turchia (0,29) mostrano la maggiore instabilità.
Eventi di shock nell'approvvigionamento
2.4 Una normalizzazione incompleta
Sebbene i prezzi si siano parzialmente normalizzati dopo il picco del 2022, nel 2025 restano significativamente più elevati rispetto ai livelli pre-crisi. Il prezzo medio complessivo delle importazioni è passato da 307 €/t (2015) a 468 €/t (2025), con un aumento del 52,8%. Il gas rimane il segmento più volatile: a 528 €/t nel 2025, il prezzo è ancora quasi tre volte superiore al livello del 2020. Il prezzo medio delle esportazioni è anch'esso cresciuto, da 431 a 581 €/t (+34,9%), mantenendo un differenziale positivo rispetto alle importazioni (113 €/t nel 2025) che riflette il valore aggiunto della raffinazione europea.
3. Declino del carbone, espansione del gas e consolidamento dell'UE come hub di raffinazione
3.1 Il tramonto del carbone fossile
Il segmento del carbone fossile (CN 2701) ha registrato la contrazione più marcata. Le importazioni in volume sono scese da 156,9 milioni di tonnellate nel 2015 a 58,8 milioni nel 2025 (−62,5%), riflettendo le politiche europee di progressiva eliminazione del carbone dalla produzione energetica.
Degno di nota è il parziale recupero nel 2022, quando le importazioni sono risalite a 101,4 milioni di tonnellate (rispetto alle 98,9 del 2021), a fronte della crisi del gas che ha temporaneamente spinto alcuni paesi a riattivare o prolungare le centrali a carbone. Il valore è esploso a 30,1 miliardi di euro nel 2022 — superiore ai 11,2 miliardi del 2015 nonostante volumi inferiori — a causa del balzo dei prezzi (da 71 a 297 €/t). Nel 2025, tuttavia, sia i volumi (58,8 Mt) sia il valore (8,4 mld) sono crollati ai minimi del periodo.
| Segmento | Qtà 2015 (Mt) | Qtà 2020 (Mt) | Qtà 2022 (Mt) | Qtà 2025 (Mt) | Δ 2015–2025 |
|---|---|---|---|---|---|
| 2701 — Carbone | 156,9 | 78,5 | 101,4 | 58,8 | −62,5% |
| 2709 — Oli greggi | 503,0 | 443,4 | 477,6 | 435,5 | −13,4% |
| 2710 — Oli raffinati | 131,5 | 112,8 | 108,2 | 91,2 | −30,6% |
| 2711 — Gas/gasosi | 119,0 | 130,6 | 163,8 | 143,9 | +21,0% |
3.2 Gas in ascesa, greggi in graduale contrazione
Mentre il carbone e i prodotti raffinati perdono volume, il gas (CN 2711) è l'unico segmento principale in crescita: da 119,0 milioni di tonnellate nel 2015 a 143,9 milioni nel 2025 (+21,0%). Questo riflette la crescente domanda di GNL come sostituto del gas russo via gasdotto e l'espansione delle infrastrutture di rigassificazione europee.
Le importazioni di greggio (CN 2709), pur rimanendo il segmento dominante per volume (435,5 Mt nel 2025), mostrano un graduale declino (−13,4%), coerente con la transizione energetica e la riduzione strutturale della domanda di prodotti petroliferi.
3.3 L'UE come esportatore di prodotti raffinati
Il dato più rilevante per la competitività europea riguarda il ruolo dell'UE come esportatore di oli raffinati (CN 2710). Le esportazioni ammontano a 77,3 miliardi di euro e 118,4 milioni di tonnellate nel 2025, rappresentando oltre il 66% del valore totale delle esportazioni UE di CN 27. Pur in calo rispetto al picco di 130,3 miliardi del 2022, il segmento mantiene un valore superiore al 2015 (+12,4%).
La crescita più dinamica nelle esportazioni riguarda il segmento CN 2707 (oli da distillazione del catrame), passato da 1,9 miliardi di euro e 4,5 Mt nel 2015 a 10,6 miliardi e 23,1 Mt nel 2025 — una crescita del valore del 455%.
| Segmento export | Valore 2015 (€ mld) | Valore 2022 (€ mld) | Valore 2025 (€ mld) | Δ 2015–2025 |
|---|---|---|---|---|
| 2710 — Oli raffinati | 68,7 | 130,3 | 77,3 | +12,4% |
| 2707 — Oli da catrame | 1,9 | 11,2 | 10,6 | +455% |
| 2713 — Coke/bitume | 1,4 | 2,9 | 2,4 | +67,8% |
| 2711 — Gas/gasosi | 1,9 | 4,8 | 4,2 | +123,6% |
3.4 Specializzazione e ruoli degli Stati membri
Nel 2025, i paesi membri più specializzati nelle esportazioni di CN 27 per indice RCA sono Grecia (RCA = 3,00), Lituania (2,71), Finlandia (2,60), Malta (2,60) e Belgio (2,07). Questi paesi ospitano importanti complessi di raffinazione o fungono da hub per il commercio energetico.
All'estremo opposto, Lussemburgo (RCA = 0,03), Cipro (0,04) e Irlanda (0,07) mostrano una specializzazione minima, coerentemente con l'assenza di infrastrutture di raffinazione o di risorse energetiche significative.
Tra i principali importatori a livello di Stati membri, i Paesi Bassi guidano con 83,6 miliardi di euro nel 2025 (+49,2% sul 2015), seguiti da Germania (54,5 mld, +2,6%) e Italia (54,4 mld, +35,5%). I Paesi Bassi sono anche il maggiore esportatore intra-UE, con 24,2 miliardi nel 2025, riflettendo il ruolo di Rotterdam come gateway energetico del continente.
Specializzazione degli Stati membri
3.5 Dipendenza strutturale dall'estero
Nonostante la riuscita diversificazione dei fornitori, l'indicatore di dipendenza netta dalle importazioni è peggiorato sensibilmente: da −1,3% nel 2015 a −81,2% nel 2025, con un minimo di −93,8%. Questo dato evidenzia come la riduzione della quota russa sia stata compensata da altre fonti estere, piuttosto che da una riduzione complessiva della dipendenza. L'intensità commerciale (rapporto scambi/produzione) è passata dal 31,4% all'83,0%, e la propensione all'esportazione dal 19,1% al 77,4%, segnalando un mercato energetico europeo sempre più integrato nel commercio mondiale ma strutturalmente esposto ai rischi di approvvigionamento.
Indicatore di dipendenza netta
Conclusione
Il decennio 2015–2025 ha trasformato radicalmente il mercato europeo dei combustibili minerali e degli oli. La crisi energetica del 2022 ha agito da acceleratore di tendenze già in atto, amplificando le dinamiche di prezzo e rendendo irreversibile la ristrutturazione delle catene di approvvigionamento.
I principali risultati possono essere sintetizzati come segue:
- Diversificazione riuscita ma costosa: l'UE ha ridotto la quota russa dal 28% al 4% delle importazioni, sostituendola con fornitori come gli USA (+583,8%), la Norvegia (+99,6%) e il Kazakistan (+98,1%), ma a prezzi medi più elevati.
- Prezzi strutturalmente più alti: il prezzo medio delle importazioni nel 2025 (468 €/t) è superiore del 52,8% rispetto al 2015 (307 €/t), indicando che la normalizzazione post-2022 non ha riportato i mercati ai livelli pre-crisi.
- Declino del carbone, crescita del gas: la transizione energetica è evidente nella contrazione delle importazioni di carbone (−62,5% in volume) e nella crescita del gas (+21,0%), con il GNL che sostituisce progressivamente il gasdotto.
- Ruolo consolidato dell'UE come raffinatore: le esportazioni di prodotti raffinati (CN 2710) restano il pilastro commerciale dell'UE nel settore, con 77,3 miliardi di euro nel 2025.
- Dipendenza strutturale persistente: la quota di importazioni nette resta elevata (−81,2%), segnalando che l'autonomia energetica dell'UE dipenderà non solo dalla diversificazione delle fonti, ma dalla riduzione complessiva dei consumi di combustibili fossili.