Evoluzione del mercato: Combustibili minerali e oli (CN 27) — 2015–2025
Introduzione
Il presente rapporto analizza l'evoluzione del commercio estero dell'Unione Europea nel capitolo 27 della Nomenclatura Combinata (Combustibili minerali, oli minerali e prodotti della loro distillazione; sostanze bituminose; cere minerali) dal 2015 al 2025. I dati mostrano una dinamica dominata dall'impennata dei prezzi energetici del 2022, una profonda riconfigurazione geografica delle forniture a seguito della guerra in Ucraina e un paradosso strutturale: nonostante l'aumento della produzione interna, la dipendenza netta dalle importazioni è cresciuta fino a livelli critici.
1. La dinamica dei prezzi come motore del commercio
1.1. L'impennata del 2022 ha spinto il valore commerciale oltre gli 830 miliardi di euro, nonostante la contrazione dei volumi.
L'andamento generale degli scambi mostra come il valore delle importazioni sia passato da 314,4 miliardi di euro nel 2015 a 414,6 miliardi nel 2025 (+31,9%), dopo aver toccato un picco di 831,4 miliardi nel 2022. Al contempo, le quantità importate sono diminuite da 1.013,3 milioni di tonnellate a 841,5 milioni (-16,9%), segnalando che la crescita del valore è esclusivamente trainata dai prezzi. Analogamente per le esportazioni, il valore sale da 88,2 a 116,6 miliardi di euro (+32,3%), mentre le quantità scendono da 195,5 a 184,2 milioni di tonnellate (-5,8%).
| Indicatore | 2015 | 2022 (picco) | 2025 | Variazione 2015–2025 |
|---|---|---|---|---|
| Importazioni (miliardi €) | 314,4 | 831,4 | 414,6 | +31,9% |
| Quantità importate (mln ton) | 1.013,3 | 962,5 | 841,5 | -16,9% |
| Esportazioni (miliardi €) | 88,2 | 181,0 | 116,6 | +32,3% |
| Quantità esportate (mln ton) | 195,5 | 191,6 | 184,2 | -5,8% |
1.2. I prezzi all'importazione sono aumentati del 52,8% nel decennio, trainati da shock sui mercati energetici e dalla guerra in Ucraina.
Il prezzo medio all'importazione è cresciuto da 306,6 €/ton nel 2015 a 468,4 €/ton nel 2025 (+52,8%), mentre quello all'esportazione è salito da 430,7 a 581,0 €/ton (+34,9%). Il 2022 ha registrato prezzi straordinari: 807,6 €/ton per le importazioni e 853,9 €/ton per le esportazioni. Gli eventi di shock più rilevanti mostrano aumenti di prezzo che superano il 100% per numerosi partner: l'Algeria ha registrato un balzo del 145,4% nel 2022, l'Ucraina del 161,2% nelle esportazioni, la Russia del 139,6% e gli Stati Uniti del 149,2%, tutti con centro nel 2022.
1.3. Il 2020 ha rappresentato un punto di minimo con un crollo sia del valore che dei volumi a causa della pandemia.
Il 2020 segna il minimo assoluto del periodo: le importazioni scendono a 221,4 miliardi di euro e 880,5 milioni di tonnellate (il volume più basso), le esportazioni a 64,1 miliardi con 180,7 milioni di tonnellate. Il rimbalzo successivo evidenzia la resilienza degli scambi, ma anche la rapidità con cui gli shock esogeni possono trasformare le grandezze nominali.
2. Il riposizionamento geografico dei flussi: la Russia cede il passo agli Stati Uniti
2.1. Le importazioni dalla Russia sono crollate dell'80,1%, passando da 87,8 a 17,4 miliardi di euro tra il 2015 e il 2025.
L'analisi dei principali partner commerciali rivela un cambiamento radicale. La Russia, primo fornitore nel 2015 con 87,8 miliardi, è scesa a 17,4 miliardi nel 2025. Nel 2022 aveva ancora raggiunto 147,2 miliardi per effetto-prezzo, ma dal 2023 le sanzioni e le restrizioni hanno ridotto drasticamente i flussi, come testimoniato dal coefficiente di variazione della quantità importata dalla Russia (0,534, il più alto tra i grandi fornitori, secondo le barre di volatilità).
| Fornitore | Valore 2015 (mld €) | Valore 2025 (mld €) | Variazione % |
|---|---|---|---|
| Federazione Russa | 87,8 | 17,4 | -80,1% |
| Stati Uniti | 10,4 | 70,9 | +583,8% |
| Norvegia | 22,6 | 45,0 | +99,6% |
| Algeria | 17,4 | 24,7 | +41,4% |
| Kazakhstan | 14,2 | 28,2 | +98,1% |
2.2. Gli Stati Uniti sono diventati il principale fornitore, con un incremento del 583,8% e un valore di 70,9 miliardi di euro nel 2025.
Il volume importato dagli Stati Uniti è cresciuto da 48,9 a 149,2 milioni di tonnellate, un aumento del 205%, rendendoli il partner con la maggiore crescita in quantità oltre che in valore. Anche Norvegia e Kazakhstan hanno più che raddoppiato i propri flussi verso l'UE, compensando parzialmente il calo russo.
2.3. La concentrazione delle importazioni è diminuita significativamente (HHI -39,2%), segno di una maggiore diversificazione delle fonti di approvvigionamento.
L'indice di concentrazione HHI per le importazioni è passato da 1.306,9 nel 2015 a 794,0 nel 2025, con un minimo di 732,1 nel 2023. Questo indica che il mercato è diventato meno dipendente da pochi grandi fornitori, nonostante la crescita impetuosa degli USA. Sul fronte delle esportazioni, l'HHI resta sostanzialmente stabile (da 575,6 a 619,4, +7,6%).
2.4. Sul fronte delle esportazioni, il Regno Unito e Gibilterra guadagnano quote, mentre Nigeria e Singapore arretrano.
Le esportazioni UE si sono dirette principalmente verso "Stores and provisions" (rifornimenti marittimi: 17,2 miliardi nel 2025, +62,3%), Regno Unito (14,5 miliardi, +40,3%), Gibilterra (7,0 miliardi, +113,2%) e Stati Uniti (9,0 miliardi, +4,3%). Al contrario, Nigeria (-26,3%) e Singapore (-59,4%) hanno perso rilevanza. La volatilità delle quantità esportate verso Singapore (CV 0,691) e Nigeria (0,255) conferma l'incertezza di questi mercati.
3. Specializzazione e dipendenza: l'UE più autonoma nella raffinazione ma più vulnerabile nelle materie prime
3.1. La produzione interna di combustibili è cresciuta del 42,9% in volume tra il 2015 e il 2024, raggiungendo 121,4 milioni di tonnellate.
I volumi di produzione mostrano un incremento da 84,9 milioni di tonnellate nel 2015 a 121,4 milioni nel 2024 (dato 2025 non ancora disponibile). In valore, la produzione è più che raddoppiata, passando da 7,66 miliardi di euro a 15,46 miliardi. Ciò suggerisce un'espansione, probabilmente legata a maggiori attività di raffinazione e estrazione, ma non ha ridotto la dipendenza esterna.
3.2. Nonostante l'aumento produttivo, l'indice di dipendenza dalle importazioni nette è passato da quasi pareggio a -81,2% nel 2024, indicando una crescente esposizione esterna.
L'indicatore di dipendenza netta dalle importazioni (net import reliance) era prossimo allo zero nel 2015 (1,2% net exporter), ma è drasticamente peggiorato fino a -81,2% nel 2024. Nel 2017 aveva già toccato -93,8%, per poi risalire a -8,2% nel 2020 e scendere nuovamente in territorio fortemente negativo con la crisi energetica. L'UE è quindi molto più dipendente dalle importazioni rispetto all'inizio del periodo, nonostante la crescita della produzione interna.
3.3. La specializzazione settoriale premia i Paesi con forti poli logistici e di raffinazione: Paesi Bassi, Belgio, Grecia e Finlandia emergono come i più specializzati.
Secondo l'indice RSCA calcolato per il 2025, i Paesi più specializzati nel commercio di combustibili sono Grecia (RSCA 0,50), Finlandia (0,44), Lituania (0,46), Malta (0,44) e Belgio (0,35). I Paesi Bassi, pur con un RSCA di 0,33, restano il principale hub commerciale con il 28,6% della produzione del settore e un ruolo dominante sia nelle importazioni (83,6 miliardi nel 2025) che nelle esportazioni (24,2 miliardi). All'opposto, economie come Lussemburgo, Cipro e Irlanda mostrano una specializzazione molto bassa o nulla.
3.4. La propensione all'esportazione è salita dal 26,3% al 77,4% tra il 2015 e il 2024, evidenziando il ruolo dell'UE come hub di raffinazione e commercio.
La propensione all'esportazione (export propensity), ossia la quota di produzione destinata all'export, è salita da 26,3% nel 2015 a 77,4% nel 2024. Ciò riflette il ruolo dell'UE non solo come consumatore di materie prime, ma anche come processatore e riesportatore di prodotti raffinati (principalmente 2710), come mostra la scomposizione per segmento. Le esportazioni di oli raffinati (2710) costituiscono la voce principale con 77,3 miliardi nel 2025.
Conclusioni
Il commercio UE di combustibili minerali e oli ha attraversato una fase di eccezionale turbolenza tra il 2015 e il 2025. I dati evidenziano una dinamica dominata dai prezzi, con un picco nel 2022 che ha gonfiato i valori nominali a fronte di volumi in calo. Dal punto di vista geografico, il panorama delle forniture si è radicalmente ristrutturato: la Russia ha perso il ruolo di primo fornitore, sostituita dagli Stati Uniti e da una platea più diversificata di partner (Norvegia, Kazakhstan, Algeria), determinando una minore concentrazione del rischio. Parallelamente, la produzione interna è cresciuta, ma la dipendenza netta dalle importazioni è aumentata vertiginosamente fino a superare l'80% del consumo interno, segnalando una vulnerabilità strutturale. Le esportazioni, trainate dai prodotti raffinati e sostenute da un'elevata propensione all'export, vedono l'emergere di poli logistici (Paesi Bassi, Belgio) e l'arretramento di mercati più instabili. L'UE si conferma un attore centrale del commercio energetico globale, ma con una dipendenza esterna che richiede politiche di sicurezza degli approvvigionamenti e accelerazione della transizione energetica.