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Evoluzione del mercato: Sali inorganici (CN 28) — 2015–2025

Introduzione

Il capitolo 28 della nomenclatura combinata comprende prodotti chimici inorganici, composti inorganici od organici di metalli preziosi, elementi radioattivi, metalli delle terre rare e isotopi. Questa categoria, ampia ed eterogenea, riveste un ruolo strategico nelle catene industriali dell’Unione europea. L’analisi copre il periodo 2015–2025 e si basa esclusivamente sui dati del dashboard Panoramica Generale. Nel decennio osservato il valore delle esportazioni extra‑UE è passato da 10,96 miliardi di euro a 18,18 miliardi (+65,9%), mentre le importazioni sono salite da 13,41 a 19,40 miliardi (+44,7%). La crescita del valore è stata trainata quasi interamente dai prezzi, mentre i volumi sono rimasti sostanzialmente stabili o in calo.


1. Crescita del valore trainata dai prezzi, non dai volumi

Il valore degli scambi cresce molto più rapidamente delle quantità

Nel periodo 2015–2025 il prezzo medio all’export è aumentato del 78,7% (da 688 a 1 230 €/t) e quello all’import del 41,1% (da 885 a 1 249 €/t). Nello stesso arco di tempo le quantità esportate sono diminuite del 7,2% e quelle importate sono cresciute soltanto del 2,5%. La tabella seguente illustra l’evoluzione del valore, dei volumi e del prezzo medio.

Indicatore 2015 2025 Variazione %
Export (miliardi €) 10,96 18,18 +65,9%
Export quantità (t) 15 920 247 14 771 011 –7,2%
Prezzo medio export (€/t) 688,1 1 229,7 +78,7%
Import (miliardi €) 13,41 19,40 +44,7%
Import quantità (t) 15 148 099 15 526 767 +2,5%
Prezzo medio import (€/t) 884,9 1 249,0 +41,1%

Fonte: Panoramica Generale

Il deficit commerciale si riduce nonostante l’aumento del valore delle importazioni

Il saldo negativo dell’UE si è contratto da –2,45 miliardi di euro nel 2015 a –1,22 miliardi nel 2025, un miglioramento del 50,2%. Questa dinamica è stata favorita dal maggior incremento percentuale del valore delle esportazioni rispetto alle importazioni e, in misura minore, da un effetto prezzo più marcato sul lato export. Il saldo ha toccato un minimo di –7,0 miliardi nel 2022, anno di massima tensione sui prezzi globali, per poi riassorbirsi rapidamente.


2. Riorientamento geografico e diversificazione dei partner commerciali

Il crollo delle importazioni dalla Russia e l’ascesa della Cina

L’import dalla Russia è sceso del 50,0% (da 2,06 a 1,03 miliardi €), riflettendo le sanzioni e la riduzione delle forniture energetiche. Al contempo l’import dalla Cina è quasi raddoppiato (+98,0%, da 1,19 a 2,37 miliardi €), portando Pechino a diventare il primo fornitore extra‑UE. La Turchia ha registrato un incremento ancora più netto (+158,8%), mentre Stati Uniti (+31,0%) e Regno Unito (+24,0%) hanno comunque accresciuto le loro quote. L’indice HHI delle importazioni è sceso da 750 a 588 (–21,6%), segnalando una maggiore diversificazione delle fonti.

Le esportazioni verso gli Stati Uniti raddoppiano, aumentando la concentrazione

Sul fronte export gli Stati Uniti hanno guadagnato il ruolo di primo mercato di sbocco: le vendite sono passate da 1,77 a 4,04 miliardi € (+128,1%). Anche il Regno Unito (+71,9%), la Turchia (+70,2%) e il Marocco (+98,1%) sono cresciuti sensibilmente. L’indice HHI delle esportazioni è salito da 759 a 994 (+31,0%), indicando una concentrazione crescente verso pochi grandi acquirenti.

Fonte: Principali Partner e Concentrazione

La Polonia emerge come hub di importazione intra‑UE

Tra gli Stati membri, la Polonia ha visto le proprie importazioni di prodotti del capitolo 28 moltiplicarsi del 242,6% (da 0,49 a 1,68 miliardi €), diventando uno dei principali punti di ingresso delle merci extra‑UE. Germania, Paesi Bassi e Francia restano leader sia nell’import sia nell’export, con la Germania che da sola esporta 6,23 miliardi € (+35,4% sul 2015). I dati sulla specializzazione mostrano che Grecia, Paesi Bassi, Belgio, Germania e Francia possiedono un vantaggio comparato rivelato (RCA > 1,2) nel 2025 (Specializzazione).


3. Shock di prezzo 2021–2022 e impatto sui mercati globali

L’impennata dei prezzi delle materie prime nel 2021–2022 colpisce l’import

L’analisi degli shock di prezzo (Shock) individua diversi eventi anomali concentrati nel biennio 2021–2022. L’import dagli Stati Uniti ha registrato un’impennata del prezzo del 54,6% nel 2021 (con un’anomalia di 22,7), passando da un prezzo medio di 1 622 a 2 507 €/t. Per la Norvegia lo shock del 2022 è stato dell’86,3%, con il prezzo medio salito da 392 a 731 €/t. La Russia ha subito uno shock ancora più violento nel 2022 (+126,1%, prezzo da 643 a 1 453 €/t) accompagnato da un crollo dei volumi (–34% rispetto alla baseline). Anche Cina, Algeria, Turchia e Marocco hanno visto i prezzi lievitare di oltre il 70%.

Anche l’export subisce shock di prezzo, seppur più contenuti

Sul lato export, lo shock più eclatante ha riguardato la Bosnia‑Erzegovina nel 2022, con un aumento del prezzo del 129,5% su un flusso di dimensioni ridotte (0,6% del totale). Per il Brasile lo shock è stato del 55,3% e per la Norvegia del 71,3% (esportazioni UE). In generale i prezzi all’export sono rimasti elevati anche nel 2023–2024, contribuendo al miglioramento del saldo commerciale.

I segmenti di prodotto più colpiti dagli aumenti

L’analisi per sottovoce (Segmenti di prodotto) mostra che l’ammoniaca (2814) ha visto il prezzo medio all’import quintuplicare tra il 2020 e il 2022 (da 206 a 1 098 €/t) per poi ricadere attorno a 467 €/t nel 2025. L’acido fosforico (2809) è passato da 445 a 1 065 €/t nello stesso intervallo. I carbonati (2836) hanno raggiunto un picco di 509 €/t all’export nel 2022, contro 288 del 2021. Il gas idrogeno e gas nobili (2804) hanno mantenuto prezzi elevati anche dopo il 2022, attestandosi a 2 423 €/t all’import nel 2025.


Conclusione

Il commercio extra‑UE di prodotti chimici inorganici (CN 28) ha attraversato un decennio di profonde trasformazioni. La crescita in valore è stata guidata quasi esclusivamente dall’aumento dei prezzi, mentre i volumi sono sostanzialmente stagnanti. Il deficit commerciale si è dimezzato grazie a una dinamica dei prezzi più favorevole all’export e a un riposizionamento geografico: le importazioni dalla Russia si sono contratte, sostituite in parte dalla Cina e da altri fornitori, mentre le esportazioni verso gli Stati Uniti sono più che raddoppiate, aumentando però la concentrazione dei mercati di sbocco. Il biennio 2021–2022 ha rappresentato un momento di rottura, con shock di prezzo diffusi su numerosi partner e segmenti di prodotto, innescati da tensioni energetiche e logistiche globali. Nonostante il ritorno a condizioni più ordinate nel 2024–2025, i prezzi medi restano ben al di sopra dei livelli pre‑pandemici, suggerendo che il capitolo 28 rimarrà un’area ad alta volatilità e di rilevanza strategica per l’autonomia industriale dell’Unione.