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Evoluzione del mercato: Minerali e scorie (CN 26) — 2015–2025

Introduzione

Il capitolo 26 della nomenclatura combinata (MINERALI, SCORIE E CENERI) aggrega una vasta gamma di materie prime minerarie, dai minerali di ferro e rame alle scorie della siderurgia. L’analisi dell’interscambio extra‑UE tra il 2015 e il 2025 mostra un periodo di profonde trasformazioni, segnato da un’impennata dei prezzi, una radicale riorganizzazione delle fonti di approvvigionamento e un progressivo ridimensionamento della dipendenza estera. Il disavanzo commerciale è cresciuto in valore (da -15,7 miliardi di euro a -21,6 miliardi, -37,6%), ma la dinamica sottostante è molto più articolata, come illustrano i dati ufficiali raccolti nella dashboard Andamento generale.


1. La rincorsa dei prezzi e il disallineamento fra valore e quantità

Nell’arco del decennio il commercio di minerali e scorie è stato dominato da una forte crescita dei prezzi medi, che ha spinto i valori in euro malgrado la contrazione o la stagnazione dei volumi.

1.1 L’impennata dei prezzi medi all’importazione e all’esportazione

Sia le importazioni sia le esportazioni hanno registrato aumenti dei prezzi unitari vicini al 100% (Andamento generale):

Flusso Prezzo medio 2015 (EUR/t) Prezzo medio 2025 (EUR/t) Variazione %
Import 133,70 259,51 +94,1
Export 163,99 325,42 +98,4

La svolta principale si è verificata nel 2021‑2022, quando il prezzo all’export è balzato da 139,2 EUR/t (minimo del periodo, registrato nel 2020) fino a oltre 325 EUR/t nel 2025. Sul fronte import, il picco è stato toccato nel 2022 a 278,9 EUR/t.

1.2 L’effetto prezzo sulla bilancia commerciale

L’aumento dei prezzi ha compensato il calo dei quantitativi importati (−24,5%, da 136,1 a 102,7 milioni di tonnellate) e la sostanziale stabilità dei volumi esportati (−0,6%). Di conseguenza, il valore delle importazioni è cresciuto del 46,1% e quello delle esportazioni del 97,2%, ma il deficit in valore è peggiorato di oltre un terzo. L’analisi per segmento mostra che i prodotti a più alto valore unitario, come i minerali di rame (2603) e di zinco (2608), hanno contribuito in modo rilevante alla dinamica dei prezzi all’esportazione, mentre la voce “loppe granulate” (2618) ha visto un’impennata del prezzo da 15,3 a 69,0 EUR/t (Confronto prodotti).


2. Una geografia delle forniture completamente ridisegnata

La composizione dei partner extra‑UE ha subito cambiamenti radicali, con un marcato spostamento verso l’America, l’Africa australe e nuovi attori, mentre il ruolo della Russia è crollato.

2.1 Il crollo degli acquisti dalla Russia e la diversificazione

L’import dalla Federazione Russa è passato da 446 milioni di euro nel 2015 a soli 4,4 milioni nel 2025 (−99,0%), una caduta accelerata dalle sanzioni e dalla ricerca di fonti alternative (Principali partner). Il fenomeno è stato rilevato anche dall’analisi degli shock di fornitura: il flusso dalla Russia ha registrato un crollo quantitativo del 97,8% rispetto alla baseline pre‑2022, con quantità precipitate da circa 6,3 milioni di tonnellate a poche migliaia (Shock di fornitura).

2.2 L’ascesa di Canada, Sudafrica e nuovi fornitori africani

Le forniture da Canada e Sudafrica sono più che raddoppiate in valore (+133,8% e +135,8% rispettivamente), portando i rispettivi flussi a 4,0 e 2,5 miliardi di euro. Ancora più spettacolare la crescita della Liberia (+529,1%, da 0,08 a 0,53 miliardi), che si è affermata come nuovo fornitore di minerali ferrosi. Il Brasile resta il primo fornitore in valore (4,2 miliardi nel 2025) ma con un incremento modesto (+2,6%), mentre l’Ucraina, dopo un picco nel 2021 (3,0 miliardi), è ridiscesa a 1,4 miliardi nel 2025 per effetto della guerra.

Partner import Valore 2015 (mld EUR) Valore 2025 (mld EUR) Variazione %
Brasile 4,09 4,19 +2,6
Canada 1,72 4,02 +133,8
Sudafrica 1,05 2,49 +135,8
Ucraina 0,96 1,40 +46,0
Liberia 0,08 0,53 +529,1

2.3 La resilienza di Brasile e Ucraina e l’evoluzione dei mercati di sbocco

Sul versante export, la Cina ha più che raddoppiato il suo peso (da 0,91 a 2,17 miliardi, +139,3%), assorbendo oltre il 40% del totale. Arabia Saudita (+78,3%), Egitto (+157,4%) e Regno Unito (+51,2%) hanno anch’essi mostrato crescite sostenute, mentre gli Stati Uniti sono marginalmente calati (−6,3%). Il commercio con l’Egitto ha subito uno shock di prezzo transitorio nel 2021 (+92,2%), rilevato nell’apposita sezione dedicata agli Shock di prezzo, così come le tensioni sui prezzi verso Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti.


3. Da un’elevata dipendenza estera a un equilibrio quasi autosufficiente

La traiettoria dell’UE nel settore dei minerali e scorie è passata da una condizione di netta dipendenza a una situazione prossima al pareggio o leggermente esportatrice netta, secondo l’indicatore di dipendenza netta.

3.1 Il crollo della dipendenza netta dalle importazioni

Il tasso di dipendenza dalle importazioni nette (net‑import‑reliance) è calato dal 4,7% del 2015 al –3,1% del 2024 (Dipendenza dalle importazioni nette). Il dato, benché calcolato su un perimetro che include la produzione interna, segnala un progressivo riequilibrio strutturale, favorito dalla crescita delle esportazioni e dal contenimento dei volumi importati. L’intensità commerciale (trade‑intensity) è scesa altrettanto drasticamente, dal 6,2% nel 2015 al 3,3% nel 2024, a conferma di un minor peso del commercio estero rispetto all’attività economica complessiva del settore.

3.2 La concentrazione delle esportazioni in pochi Stati membri

Le vendite extra‑UE sono sempre più polarizzate. Nel 2025, cinque paesi (Svezia, Spagna, Bulgaria, Finlandia, Paesi Bassi) hanno realizzato insieme oltre il 75% dell’export del capitolo, e l’indice HHI del valore esportato è salito da 1694 a 2168 (+28,0%) (Concentrazione). Spagna e Bulgaria hanno raddoppiato o più i propri flussi, mentre la Svezia resta il principale esportatore con un incremento del 71,2%.

Stato membro export Valore 2015 (mld EUR) Valore 2025 (mld EUR) Variazione %
Svezia 0,76 1,30 +71,2
Spagna 0,68 1,67 +144,1
Bulgaria 0,19 0,65 +233,1
Finlandia 0,09 0,30 +222,4

3.3 La volatilità della produzione interna e l’effetto sulle importazioni

L’offerta interna di minerali e scorie è stata estremamente oscillante, passando da 1,25 miliardi di tonnellate nel 2015‑2017 a soli 268,5 milioni nel 2024 (Produzione). I forti cali produttivi (soprattutto nel 2018 e nel 2024) non si sono tradotti in un’impennata delle importazioni fisiche, segno che l’UE ha saputo compensare con un maggior ricorso a materiali di recupero e scorie (codici 2618‑2621), le cui esportazioni sono comunque cresciute.


Conclusione

Nel decennio 2015‑2025 il commercio extra‑UE di minerali, scorie e ceneri ha attraversato una fase di intensa ristrutturazione: i prezzi sono quasi ovunque raddoppiati, i volumi importati si sono contratti e la mappa dei fornitori è stata ridisegnata in senso atlantico e africano, mentre la Russia è quasi scomparsa. Al tempo stesso, l’Unione ha rafforzato la capacità di generare valore aggiunto sulle esportazioni, concentrandola in una manciata di Stati membri e abbattendo la dipendenza netta fino a raggiungere un sostanziale equilibrio. La forte volatilità della produzione interna suggerisce tuttavia che la tenuta di questo nuovo assetto resta legata alla stabilità dei mercati mondiali delle materie prime e alla capacità di sviluppare filiere circolari per le scorie e i residui minerali.