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Evoluzione del mercato: Prodotti della macinazione (CN 11) — 2015–2025

Introduzione

Il presente rapporto analizza l’evoluzione del commercio extra-UE dei prodotti della macinazione, del malto, degli amidi e fecole, dell’inulina e del glutine di frumento (capitolo 11 della nomenclatura combinata) tra il 2015 e il 2025. I dati mostrano un comparto in forte crescita in valore grazie a un marcato aumento dei prezzi, un ampliamento del surplus commerciale e una progressiva riorganizzazione geografica dei flussi. L’analisi adotta una prospettiva tripartita: le tendenze aggregate del valore e dei prezzi, il riorientamento dei fornitori e la diversificazione delle importazioni, nonché le turbolenze di prezzo che hanno caratterizzato il periodo più recente.

1. Espansione del valore trainata dai prezzi e consolidamento del surplus

Il valore delle esportazioni cresce del 42% mentre i volumi rimangono pressoché invariati, segnalando forti pressioni inflazionistiche

Nel decennio osservato, l’export extra‑UE del capitolo 11 è passato da 2,81 miliardi di euro a 4,00 miliardi (+42,0%), mentre i volumi esportati sono leggermente diminuiti, da 5,45 a 5,35 milioni di tonnellate (−1,8%). La dinamica è quindi interamente spiegata dall’impennata del prezzo medio all’export, salito da 517 €/t a 747 €/t (+44,6%). Anche sul versante dell’import si rileva una crescita significativa dei valori (+54,4%, da 339 a 524 milioni di euro), accompagnata però da un aumento dei volumi (+34,8%, da 514 mila a 693 mila tonnellate) e da un incremento più contenuto dei prezzi medi (+14,6%, da 660 a 756 €/t). I dati aggregati sono consultabili nella Panoramica generale degli scambi.

Indicatore 2015 2025 Variazione %
Valore export (miliardi €) 2,81 4,00 +42,0
Valore import (milioni €) 339 524 +54,4
Saldo commerciale (mld €) 2,48 3,47 +40,3
Quantità export (mln t) 5,45 5,35 −1,8
Prezzo medio export (€/t) 517 747 +44,6
Quantità import (migliaia t) 514 693 +34,8
Prezzo medio import (€/t) 660 756 +14,6

Il saldo commerciale si rafforza ulteriormente, rendendo l’UE sempre più esportatrice netta nel comparto

L’avanzo commerciale è cresciuto da 2,48 a 3,47 miliardi di euro (+40,3%), confermando la vocazione esportatrice dell’Unione in questi prodotti. Parallelamente, l’indice di dipendenza dalle importazioni nette è divenuto più negativo, passando da −12,2% a −15,6%, a indicare una minore esposizione all’approvvigionamento esterno (Autonomia e vulnerabilità). La produzione comunitaria ha sostenuto questa traiettoria: in quantità è salita del 13,7% (da 48,3 a 54,9 miliardi di kg tra il 2015 e il 2024) e in valore del 92% (da 13,2 a 25,3 miliardi di euro), riflettendo anch’essa un significativo rialzo dei prezzi alla produzione.

2. Riorientamento geografico e diversificazione delle fonti di importazione

La quota del Regno Unito nelle importazioni si ridimensiona, mentre Ucraina, Serbia e Moldova diventano fornitori di primo piano

Il Regno Unito resta il principale partner per l’import UE, ma la sua incidenza relativa si è attenuata: il valore delle importazioni è cresciuto solo del 12,0% (da 181 a 203 milioni di euro), a fronte di aumenti molto più rapidi per altri esportatori. L’Ucraina ha registrato un balzo del 273,5% (da 10,8 a 40,2 milioni), la Moldova +230,4% (da 2,3 a 7,7 milioni) e la Serbia +185,6% (da 13,4 a 38,2 milioni). Ciò ha contribuito a ridisegnare la mappa dei fornitori, come evidenziato nella sezione Principali partner.

Partner di importazione 2015 (mln €) 2025 (mln €) Variazione %
Regno Unito 181,1 202,8 +12,0
Serbia 13,4 38,2 +185,6
Ucraina 10,8 40,2 +273,5
Thailandia 20,1 33,9 +68,3
Moldova, Repubblica di 2,3 7,7 +230,4
Svizzera 8,7 12,9 +48,1

La concentrazione delle importazioni si dimezza, segno di una maggiore resilienza degli approvvigionamenti

L’indice di Herfindahl‑Hirschman (HHI) per le importazioni è sceso da 3.008 a 1.736 (−42,3%), un calo netto che segnala una marcata diversificazione delle fonti (Concentrazione del mercato). Tale evoluzione riduce i rischi legati alla dipendenza da un numero ristretto di fornitori e si accompagna a una sostanziale stabilità dell’HHI delle esportazioni (da 402 a 436), che resta su livelli bassi e indica un portafoglio di sbocchi ben distribuito.

3. Turbolenze di prezzo e tenuta del paniere di esportazione

Il 2022 segna un’impennata dei prezzi all’export su diversi mercati di destinazione

L’analisi degli shock di prezzo rileva eventi significativi concentrati nel 2022. L’export verso il Brasile ha subito un aumento del prezzo del 36,0% rispetto al biennio 2020‑21, con un’anomalia statistica di 13,9; il Guatemala ha registrato un incremento del 58,9% (anomalia 11,9); la Serbia ha visto un rialzo del 44,7% (anomalia 10,6). Anche sul lato dell’import si è manifestato uno shock di prezzo dalla Serbia, con un balzo del 70,5% nel 2022. Questi episodi, dettagliati nella pagina Volatilità e shock, sono in gran parte riconducibili alle tensioni globali sui mercati cerealicoli e alle interruzioni logistiche seguite all’invasione russa dell’Ucraina. L’elevata volatilità delle importazioni da Norvegia (CV=0,909), Moldova (0,795) e Ucraina (0,758) conferma un contesto di approvvigionamento reso più incerto.

Malto e amidi dominano le vendite extra‑UE, mentre il glutine di frumento e i preparati di patate guadagnano spazio

L’export resta trainato dal malto (CN 1107), che con 2,52 milioni di tonnellate e 1,28 miliardi di euro nel 2025 rappresenta il primo segmento, pur crescendo meno in volume (−1,6%) rispetto ad altre voci. Gli amidi e fecole (CN 1108) hanno raggiunto 0,93 miliardi di euro, con un balzo del valore del 58,8% a fronte di un aumento dei volumi del solo 8,8%, a conferma della forte spinta dei prezzi. Il glutine di frumento (CN 1109) ha registrato un incremento di valore del 42,8% e di quantità del 40,1%, mentre le farine di patate e i preparati assimilati (CN 1105) hanno più che raddoppiato il valore (+111,8%), raggiungendo 0,40 miliardi di euro. Al contrario, le farine di frumento (CN 1101) hanno perso terreno in volume (−45,5%), anche se il loro valore è rimasto quasi stabile (+2,5%) per effetto dell’aumento dei prezzi. Il confronto tra i segmenti è disponibile nel Dettaglio prodotti.

Conclusione

Il commercio extra‑UE del capitolo 11 ha vissuto un decennio di profonda trasformazione. La crescita del valore è stata alimentata da una sostenuta dinamica dei prezzi, che ha compensato la stagnazione dei volumi esportati, mentre l’UE ha ulteriormente rafforzato la propria posizione netta esportatrice. Sul fronte delle importazioni, la diversificazione degli approvvigionamenti, con l’ascesa di fornitori come Ucraina, Serbia e Moldova, ha ridotto la concentrazione e aumentato la resilienza del sistema. Nonostante shock di prezzo concentrati nel 2022, il paniere di esportazione ha mostrato una buona capacità di tenuta, con i prodotti a più alto valore aggiunto – malto, amidi, glutine e derivati della patata – che hanno ampliato la propria quota. Questi andamenti suggeriscono che, in un contesto di prezzi internazionali ancora elevati e di catene di fornitura in evoluzione, il comparto manterrà una rilevanza strategica per l’export agroalimentare dell’Unione.