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Evoluzione del mercato: Cereali (CN 10) — 2015–2025

Introduzione

Il presente rapporto analizza l'evoluzione del commercio estero dell'Unione Europea in materia di cereali (voce doganale CN 10) nel periodo 2015–2025. La voce CEREALI comprende otto sottocategorie, tra cui frumento, granturco, orzo, riso, avena, segale, sorgo e altri cereali minori. Il periodo esaminato è caratterizzato da profonde trasformazioni: il surplus commerciale dell'UE si è quasi azzerato, la dipendenza dalle importazioni è aumentata in modo significativo, e le catene di approvvigionamento si sono ristrutturate sotto l'effetto di shock geopolitici e di mercato. I dati si riferiscono agli scambi con i paesi extra-UE, su base annuale, con frequenza annua e periodi incompleti già esclusi.


1. Dal surplus strutturale alla crescente dipendenza importatrice

Il surplus commerciale si è ridotto dell'88,5% in dieci anni

Nel 2015 l'UE registrava un avanzo commerciale netto pari a circa 4,74 miliardi di euro; nel 2025 il saldo si è ridotto a soli 549 milioni di euro, una contrazione dell'88,5%. Questa erosione è il risultato di due tendenze divergenti: le esportazioni sono diminuite dell'8,5% in valore (da 9,85 miliardi a 9,01 miliardi di euro) e del 16,7% in volume (da 47,4 milioni di tonnellate a 39,5 milioni di tonnellate), mentre le importazioni sono cresciute del 65,5% in valore (da 5,11 miliardi a 8,46 miliardi di euro) e del 42,8% in volume (da 21,1 milioni a 30,2 milioni di tonnellate).

Indicatore 2015 2025 Variazione %
Esportazioni — valore (mld €) 9,85 9,01 -8,5%
Esportazioni — volume (mln t) 47,4 39,5 -16,7%
Esportazioni — prezzo medio (€/t) 208 228 +9,8%
Importazioni — valore (mld €) 5,11 8,46 +65,5%
Importazioni — volume (mln t) 21,1 30,2 +42,8%
Importazioni — prezzo medio (€/t) 241 280 +16,2%
Saldo commerciale (mld €) 4,74 0,55 -88,5%

Fonte: Panoramica generale

L'indice di affidamento netto sulle importazioni è passato dal 6% al 31%

L'indicatore sintetico di dipendenza netta dalle importazioni è cresciuto in modo drammatico, dal 6,3% nel 2015 al 31,3% nel 2025, con un incremento del 400,3%. Allo stesso tempo, l'intensità commerciale (rapporto tra interscambio totale e produzione interna) è raddoppiata, passando dal 22,3% al 44,7%, mentre la propensione all'esportazione è cresciuta più moderatamente (dal 9,6% al 12,5%). Questi dati indicano che l'UE è diventata progressivamente più esposta alle fluttuazioni dei mercati internazionali dei cereali.

Indicatore di vulnerabilità 2015 2025 Variazione %
Affidamento netto sulle importazioni (%) 6,3 31,3 +400,3%
Intensità commerciale (%) 22,3 44,7 +100,6%
Propensione all'esportazione (%) 9,6 12,5 +30,5%

Fonte: Affidamento netto sulle importazioni, Intensità commerciale

La produzione interna è calata in volume ma è cresciuta in valore

La produzione intra-UE di cereali è diminuita del 15,1% in quantità (da 3,05 miliardi di kg nel 2015 a 2,59 miliardi di kg nel 2025), mentre il valore è cresciuto del 64,1% (da 2,06 miliardi a 3,38 miliardi di euro). Questa divergenza riflette l'aumento dei prezzi agricoli, in particolare dopo il 2021, ma anche una riduzione strutturale delle rese o delle superfici coltivate.

Fonte: Volumi di produzione


2. Riallineamento geopolitico dei flussi commerciali

L'Ucraina è diventata il primo fornitore, la Russia è uscita dal mercato UE

La ristrutturazione più significativa dei flussi di importazione riguarda i partner dell'Europa orientale. L'Ucraina è salita al primo posto tra i fornitori dell'UE, con un valore passato da 1,64 miliardi di euro nel 2015 a 2,27 miliardi nel 2025 (+38,5%), dopo aver raggiunto un picco di 5,02 miliardi nel 2022. Al contrario, le importazioni dalla Russia sono crollate da 234 milioni di euro a appena 2,7 milioni (-98,8%), a seguito delle sanzioni imposte dopo l'invasione dell'Ucraina.

Principali fornitori Valore 2015 (mln €) Valore 2025 (mln €) Variazione %
Ucraina 1.636 2.265 +38,5%
Stati Uniti 415 1.380 +232,5%
Canada 685 1.297 +89,2%
Brasile 190 590 +210,9%
Regno Unito 504 308 -38,9%
Serbia 177 205 +16,1%
Russia 234 3 -98,8%

Fonte: Principali partner per importazioni

Gli Stati Uniti e il Brasile hanno colmato il vuoto lasciato dalla Russia

Gli Stati Uniti hanno registrato la crescita più marcata tra i fornitori (+232,5%), passando da 415 milioni a 1,38 miliardi di euro. Anche il Brasile ha ampliato notevolmente la propria quota (+210,9%), con un picco di 2,34 miliardi nel 2022. Il Canada, fornitore tradizionalmente stabile (coefficiente di variazione 0,32), è cresciuto dell'89,2%. Questi spostamenti riflettono sia la sostituzione dei flussi russi sia l'aumento della domanda complessiva di cereali da parte dell'UE.

Le esportazioni si sono riorientate verso il Mediterraneo e l'Africa subsahariana

Sul versante esportazioni, il Marocco è diventato il primo mercato di destinazione (da 479 milioni a 1,07 miliardi di euro, +123,3%), superando l'Algeria (da 1,37 miliardi a 858 milioni, -37,3%) e l'Arabia Saudita (da 1,05 miliardi a 738 milioni, -30,0%). La Nigeria ha registrato una crescita esplosiva (+338,9%), da 94 milioni a 410 milioni di euro. Al contrario, le esportazioni verso la Cina sono crollate del 78,7% (da 816 milioni a 174 milioni), suggerendo un riposizionamento della domanda cinese verso fornitori extra-europei.

Principali mercati di esportazione Valore 2015 (mln €) Valore 2025 (mln €) Variazione %
Marocco 479 1.069 +123,3%
Algeria 1.367 858 -37,3%
Arabia Saudita 1.055 738 -30,0%
Regno Unito 565 713 +26,1%
Nigeria 94 410 +338,9%
Egitto 752 380 -49,5%
Cina 816 174 -78,7%

Fonte: Principali partner per esportazioni

La concentrazione geografica delle importazioni è rimasta moderata

L'indice Herfindahl-Hirschman (HHI) delle importazioni per valore è sceso da 1.473 a 1.363 (-7,4%), attestandosi su livelli che indicano una concentrazione moderata. Le esportazioni mostrano una struttura ancora più frammentata (HHI da 565 a 494, -12,5%). In termini di volume, la concentrazione delle importazioni è diminuita più marcatamente (da 2.428 a 1.884, -22,4%), confermando una diversificazione delle fonti di approvvigionamento.

Fonte: Concentrazione HHI


3. Lo shock del 2022 e la struttura merceologica degli scambi

L'anno 2022 ha rappresentato un punto di svolta nei prezzi e nei volumi

Il 2022 segna l'anno di massima tensione sui mercati dei cereali, con effetti visibili su tutte le grandezze. Il valore delle importazioni ha raggiunto il picco di 12,53 miliardi di euro, i volumi importati hanno toccato i 36,7 milioni di tonnellate, e i prezzi medi di importazione sono saliti a 349 €/t. Anche le esportazioni hanno registrato il valore massimo del periodo (15,08 miliardi di euro), sospinte dall'aumento dei prezzi (364 €/t, il livello più alto dal 2015). L'analisi degli shock rileva picchi di prezzo anomali in quell'anno per diversi partner commerciali, tra cui Canada (+61,3%), Giordania (+67,1%) e Sudafrica (+75,1%).

Anno Importazioni valore (mld €) Importazioni volume (mln t) Importazioni prezzo (€/t) Esportazioni valore (mld €)
2020 4,86 21,1 204 6,26
2021 6,50 23,3 279 9,79
2022 12,53 36,7 349 15,08
2023 10,77 35,4 304 12,01
2024 9,36 28,6 327 9,28
2025 8,46 30,2 280 9,01

Fonte: Shock di approvvigionamento, Volatilità

Il granturco domina le importazioni, il frumento domina le esportazioni

La composizione merceologica degli scambi rivela una chiara specializzazione funzionale. Sul fronte importazioni, il granturco (CN 1005) rappresenta il prodotto principale, con 18,6 milioni di tonnellate nel 2025 (61% del totale importato in volume), seguito dal frumento (CN 1001, 7,7 milioni di tonnellate) e dal riso (CN 1006, 2,5 milioni di tonnellate). Sul fronte esportazioni, il frumento è nettamente prevalente, con 27,3 milioni di tonnellate nel 2025 (69% del totale esportato), seguito dall'orzo (CN 1003, 8,9 milioni di tonnellate).

Prodotto Importazioni 2025 (mln t) Esportazioni 2025 (mln t) Prezzo import. 2025 (€/t) Prezzo esport. 2025 (€/t)
1001 — Frumento 7,7 27,3 264 216
1003 — Orzo 0,8 8,9 236 194
1005 — Granturco 18,6 2,6 224 342
1006 — Riso 2,5 0,4 740 1.097
1007 — Sorgo 0,4 — 212 —
1008 — Altri cereali 0,1 0,01 1.018 1.513

Fonte: Confronto prodotti

La Francia rimane il principale esportatore intra-UE, ma con un peso in calo

All'interno dell'UE, la Francia resta il maggiore esportatore di cereali verso il resto del mondo, con un valore di 2,26 miliardi di euro nel 2025, ma con una contrazione del 37,3% rispetto al 2015. La Romania è emersa come secondo esportatore (2,30 miliardi, +73,2%), superando la Germania (936 milioni, -51,0%). La Bulgaria ha mostrato la crescita più dinamica (+167,6%). Sul fronte delle importazioni intra-UE, la Spagna è il principale importatore (2,37 miliardi, +103,3%), seguita dall'Italia (1,97 miliardi, +47,4%) e dai Paesi Bassi (940 milioni, +25,6%). L'Ireland ha registrato l'incremento relativo più marcato (+220,9%).

Esportatori UE Valore 2015 (mln €) Valore 2025 (mln €) Var. %
Francia 3.601 2.257 -37,3%
Romania 1.328 2.300 +73,2%
Germania 1.908 936 -51,0%
Bulgaria 358 957 +167,6%

Fonte: Principali esportatori UE


Conclusione

Il decennio 2015–2025 ha trasformato radicalmente il posizionamento dell'Unione Europea nei mercati internazionali dei cereali. Da esportatore netto strutturale con un avanzo di quasi 5 miliardi di euro, l'UE si è avvicinata a una posizione di sostanziale pareggio, con un affidamento netto sulle importazioni cresciuto fino al 31%. Il 2022, con la crisi ucraina e il conseguente shock sui prezzi agricoli globali, ha agito da acceleratore di tendenze già in atto: la diversificazione delle fonti di approvvigionamento, la ristrutturazione dei flussi commerciali (con l'uscita della Russia e il rafforzamento di Ucraina, Stati Uniti e Brasile come fornitori), e l'aumento strutturale dei prezzi. La produzione interna dell'UE, pur guadagnando in valore, ha perso volume, ampliando il fabbisogno di importazioni. I mercati di esportazione si sono spostati verso il Nord Africa e l'Africa subsahariana, mentre i volumi diretti in Asia si sono ridotti. La concentrazione geografica degli scambi è rimasta moderata, ma la crescente volatilità dei prezzi — evidenziata da coefficienti di variazione elevati per partner come gli Stati Uniti (CV 0,92) e il Brasile (CV 0,53) — suggerisce che la resilienza della catena di approvvigionamento cerealicola europea continuerà a dipendere dalla capacità di diversificare le fonti e gestire l'esposizione ai rischi geopolitici e climatici.

Generato il 2026-08-07. Le cifre riflettono i dati Eurostat al momento della generazione e non includono revisioni successive.

Generato automaticamente: questo report vuole accelerare, non sostituire, l'analisi umana.

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