Esplora i dati in tempo reale →

Evoluzione del mercato: Cereali (CN 10) — 2015–2025

Introduzione

L’analisi degli scambi extra‑UE di cereali (codice NC 10) tra il 2015 e il 2025 rivela una trasformazione profonda del profilo commerciale dell’Unione. Se nel 2015 il settore godeva di un ampio surplus, nel 2025 la bilancia commerciale è quasi azzerata, mentre la dipendenza dalle importazioni raggiunge livelli mai osservati in precedenza. Il periodo è scandito dalla forte volatilità dei prezzi indotta dalla guerra in Ucraina e da un significativo riorientamento geografico dei flussi, sia in entrata sia in uscita. Questa nota illustra le principali dinamiche osservate, basandosi esclusivamente sui dati della dashboard Eurostat‑DG Trade.

Dal surplus al quasi pareggio: il deterioramento della bilancia commerciale e la crescente dipendenza esterna

Il valore delle esportazioni resta sotto i livelli del 2015, nonostante l’aumento dei prezzi

Andamento generale degli scambi evidenzia un calo del 16,7% dei volumi esportati (da 47,4 a 39,5 milioni di tonnellate). Tuttavia, il prezzo medio all’export è cresciuto del 9,8% (da 208 a 228 €/t), limitando la contrazione del valore a –8,5% (da 9,85 a 9,01 miliardi di €). Dopo un picco di 15,1 miliardi nel 2022, le esportazioni sono tornate su valori inferiori a quelli di partenza.

Le importazioni aumentano in modo sostenuto sia in volume sia in valore

Sul fronte delle importazioni, i volumi sono saliti del 42,8% (da 21,1 a 30,2 milioni di tonnellate) e il prezzo medio del 16,1% (da 241 a 280 €/t), spingendo il valore totale a 8,45 miliardi di € (+65,3% rispetto ai 5,11 miliardi del 2015). La crescita è stata particolarmente marcata a partire dal 2022, anno in cui le importazioni avevano raggiunto un valore record di 12,53 miliardi.

Il surplus commerciale si riduce del 88,2% e la dipendenza netta dalle importazioni esplode

La combinazione di esportazioni deboli e importazioni robuste ha eroso il saldo attivo da 4,74 miliardi del 2015 a soli 0,56 miliardi nel 2025 (–88,2%). Parallelamente, l’indicatore di dipendenza netta dalle importazioni (Net‑Import Reliance) è passato dal 6,3% del 2003–2015 al 31,3% del 2024, confermando un salto strutturale del fabbisogno esterno di cereali.

Riorientamento dei flussi: nuovi protagonisti e volatilità dei partner commerciali

L’Ucraina domina le importazioni, ma il suo peso oscilla; nuovi fornitori emergono

Principali partner commerciali mostra che l’Ucraina resta il primo fornitore, con un valore passato da 1,64 a 2,27 miliardi di € tra il 2015 e il 2025 (+38,5%), pur dopo aver toccato un massimo di 5,02 miliardi nel 2023. Altri paesi registrano crescite molto più vivaci: il Brasile (+210,9%, a 0,59 miliardi), il Canada (+89,2%, a 1,30 miliardi) e gli Stati Uniti (+232,5%, a 1,38 miliardi). In controtendenza, la Russia è praticamente scomparsa (–98,8%) e il Regno Unito ha perso il 38,9%.

Le esportazioni si spostano verso l’Africa e il Medio Oriente, mentre la Cina crolla

Sul versante export, l’Algeria resta il primo mercato di destinazione ma con un calo del 37,3% (da 1,37 a 0,86 miliardi). La Cina, che nel 2021 aveva raggiunto 1,38 miliardi, nel 2025 vale solo 0,17 miliardi (–78,7%). Crescono invece in modo deciso il Marocco (+123,3%, a 1,07 miliardi) e la Nigeria (+338,9%, a 0,41 miliardi), mentre l’Arabia Saudita perde il 30,0%. Il Regno Unito, diventato partner extra‑UE dopo la Brexit, registra un aumento del 26,1%.

La concentrazione dei flussi diminuisce e la volatilità è elevata

L’indice di Herfindahl‑Hirschman (concentrazione) è sceso sia per le importazioni (da 1473 a 1363, –7,4%) sia per le esportazioni (da 565 a 494, –12,5%), segnalando una diversificazione dei partner. Tuttavia, la volatilità dei volumi rimane marcata: il coefficiente di variazione degli Stati Uniti (import) raggiunge 0,92, quello della Cina (export) 0,72. Nel 2022 si è verificato uno shock di prezzo generalizzato, con anomalie fino a +67% sul prezzo delle esportazioni verso la Giordania e a +61% su quello delle importazioni dal Canada.

Specializzazione per prodotto e geografia interna: mais, frumento e il nuovo baricentro orientale

Il mais supera il frumento come principale cereale importato

La scomposizione per prodotto mostra il sorpasso del granturco (CN 1005), che nel 2025 ha raggiunto un valore di 4,15 miliardi di €, contro i 2,03 miliardi del frumento (CN 1001). Già nel 2015 il mais valeva 2,08 miliardi e il frumento 1,68 miliardi, ma il divario si è ampliato, complice il forte rincaro del mais nel 2022–2023. Il riso (CN 1006) registra un valore stabile ma con prezzi unitari molto alti (740 €/t nel 2025).

Le esportazioni restano dominate dal frumento, ma con volumi in calo

Sul lato export il frumento mantiene un peso preponderante (5,90 miliardi di € nel 2025, contro 6,42 miliardi del 2015), ma i volumi sono scesi da 31,8 a 27,3 milioni di tonnellate. L’orzo (CN 1003) ha oscillato, chiudendo il periodo a 1,73 miliardi, mentre il mais esportato è rimasto sostanzialmente stabile (0,88 miliardi).

La leadership francese si ridimensiona, i paesi orientali guadagnano quote

L’analisi per Stato membro evidenzia un arretramento della Francia, le cui esportazioni scendono del 37,3% (da 3,60 a 2,26 miliardi), mentre Romania (+73,2%, a 2,30 miliardi) e Bulgaria (+167,6%, a 0,96 miliardi) diventano protagonisti dell’export cerealicolo. La Germania perde il 51,0% del proprio export. Sul fronte import, la Spagna raddoppia (+103,3%, a 2,37 miliardi) e l’Irlanda quasi triplica (+220,9%, a 0,50 miliardi), riflettendo una crescente domanda zootecnica.

La specializzazione produttiva si concentra nei paesi orientali e baltici

Nel 2025 i paesi con la maggiore specializzazione relativa (RSCA) sono Bulgaria (0,72), Croazia (0,69), Lettonia (0,66), Francia (0,57) e Lituania (0,50). All’opposto, Irlanda (–0,98), Malta (–0,96) e Paesi Bassi (–0,58) mostrano la minore propensione cerealicola, in coerenza con la loro struttura agricola.

Conclusioni

Nel decennio 2015‑2025 il comparto cerealicolo extra‑UE ha attraversato una fase di profonda ristrutturazione. La bilancia commerciale è passata da un ampio surplus a un quasi pareggio, mentre la dipendenza netta dalle importazioni è più che quintuplicata. La composizione geografica degli scambi si è diversificata, con l’emergere di nuovi fornitori (Brasile, Canada, USA) e di nuovi mercati di sbocco (Marocco, Nigeria). La produzione interna si è spostata verso est, con Romania e Bulgaria sempre più centrali nelle esportazioni. L’impennata dei prezzi del 2022, legata all’invasione russa dell’Ucraina, ha impresso uno shock che ha amplificato e in parte accelerato queste tendenze, lasciando in eredità un mercato più volatile e strutturalmente più dipendente dall’offerta estera.