Evoluzione del mercato: Ortaggi e legumi commestibili (CN 07) — 2015–2025
Introduzione
Il capitolo 07 della nomenclatura combinata (“Ortaggi o legumi, piante, radici e tuberi commestibili”) rappresenta un comparto strategico del commercio agroalimentare dell’Unione Europea. L’analisi dei flussi extra‑UE tra il 2015 e il 2025 evidenzia una forte crescita del valore degli scambi, trainata prevalentemente dall’aumento dei prezzi, mentre i volumi seguono traiettorie divergenti: le quantità esportate si contraggono leggermente (–5,0%), mentre quelle importate aumentano in misura marcata (+56,3%). Il risultato è un surplus commerciale ancora positivo ma in netta erosione (–62,9%), a fronte di una produzione interna che ha registrato un incremento sostanziale sia in quantità (+42,7%) sia in valore (+81,7%). Il presente rapporto individua tre dinamiche principali: lo squilibrio tra valore e volume degli scambi, la ridefinizione della geografia commerciale e l’impatto degli shock geopolitici e climatici sui prezzi.
1. La forbice valore‑volume: esportazioni sempre più care, importazioni in forte espansione quantitativa
L’andamento complessivo del commercio extra‑UE per il codice 07 è segnato da una divaricazione fra le traiettorie di quantità e prezzo, che modifica la struttura del saldo commerciale e riflette pressioni inflazionistiche lungo l’intera filiera.
Le esportazioni extra‑UE crescono in valore solo grazie all’effetto prezzo
Nel 2025 il valore delle esportazioni verso i paesi terzi ha raggiunto 7,29 miliardi di euro, in aumento del 37,8% rispetto al 2015. Tuttavia, il volume esportato è diminuito del 5,0%, passando da 6,60 a 6,27 milioni di tonnellate. Di conseguenza il prezzo medio all’export è salito del 45,0%, da 802 a 1 163 euro/tonnellata. L’incremento di valore è quindi interamente riconducibile alla componente prezzo, mentre la quantità ha frenato l’espansione. I principali prodotti di esportazione (ortaggi freschi “altri” della voce 0709, ortaggi e legumi congelati 0710, patate 0701 e pomodori 0702) mostrano tutti aumenti dei prezzi unitari compresi tra il 30% e il 70% nell’arco del decennio, come risulta dalla tabella seguente.
Tabella 1 – Prezzi medi all’esportazione per i principali segmenti (EUR/t)
| Voce | 2015 | 2025 | Variazione % |
|---|---|---|---|
| 0709 – Altri ortaggi freschi | 1 710 | 2 408 | +40,8% |
| 0710 – Congelati | 937 | 1 391 | +48,4% |
| 0701 – Patate fresche | 370 | 529 | +42,9% |
| 0702 – Pomodori freschi | 1 217 | 2 053 | +68,7% |
Fonte: Product Segment Breakdown
Le importazioni extra‑UE aumentano sia in volume sia in valore, erodendo il surplus commerciale
Le importazioni hanno seguito una dinamica opposta: il valore è salito del 79,1% (da 3,75 a 6,72 miliardi di euro) e, contemporaneamente, il volume è cresciuto del 56,3% (da 3,39 a 5,30 milioni di tonnellate). Il prezzo medio all’import è aumentato in misura molto più contenuta (+14,6%), segnalando che l’espansione delle importazioni è stata guidata principalmente dall’aumento reale della domanda di prodotti ortofrutticoli extra‑UE. Il saldo commerciale, pur rimanendo positivo, si è quasi dimezzato, scendendo da 1,54 miliardi nel 2015 a 0,57 miliardi nel 2025 (–62,9%). Questa evoluzione è ben visibile nella figura complessiva del commercio.
Tabella 2 – Commercio extra‑UE di ortaggi e legumi (miliardi di EUR e milioni di tonnellate)
| Anno | Export (mld EUR) | Import (mld EUR) | Quantità export (mln t) | Quantità import (mln t) |
|---|---|---|---|---|
| 2015 | 5,29 | 3,75 | 6,60 | 3,39 |
| 2025 | 7,29 | 6,72 | 6,27 | 5,30 |
Fonte: General Overview
L’aumento dei prezzi agricoli come fattore comune, ma più accentuato sul lato export
Il prezzo medio delle esportazioni è cresciuto a un ritmo triplo rispetto a quello delle importazioni (45% contro 14,6%). Ciò riflette da un lato la qualità e la stagionalità dei prodotti europei, che hanno potuto spuntare prezzi più alti sui mercati esteri, e dall’altro una composizione merceologica diversa: l’import extra‑UE si concentra su merci a più basso valore unitario (ad esempio patate, il cui prezzo medio all’import nel 2025 era di 451 EUR/t contro 529 EUR/t all’export). Inoltre, l’aumento dei costi di produzione interni (energia, fertilizzanti, lavoro) si è trasferito in misura maggiore sui listini all’export.
2. La geografia commerciale si riconcentra: il Regno Unito domina le esportazioni, mentre Marocco ed Egitto trainano le importazioni
Il decennio 2015‑2025 ha ridisegnato la mappa dei partner commerciali extra‑UE, sia per effetto della Brexit sia per la crescente integrazione delle filiere ortofrutticole nordafricane e asiatiche.
Il Regno Unito resta il mercato di sbocco insostituibile, ma si rafforzano Svizzera e Stati Uniti
Le esportazioni verso il Regno Unito hanno raggiunto 3,49 miliardi di euro nel 2025 (+35,8% rispetto al 2015), rappresentando circa la metà del valore totale esportato. L’indice di concentrazione HHI per le esportazioni è rimasto stabile su valori molto elevati (intorno a 2 500), confermando la dipendenza dal mercato britannico. In parallelo, sono cresciuti in misura significativa i flussi verso Svizzera (+72,9%, a 0,71 miliardi), Stati Uniti (+56,7%, a 0,40 miliardi) e Côte d’Ivoire (+182,9%, a 0,09 miliardi). Il Senegal, pur registrando un incremento del 50,6%, ha mostrato una forte volatilità dei prezzi (si veda la sezione successiva).
Tabella 3 – Principali partner di esportazione extra‑UE (milioni di EUR)
| Partner | 2015 | 2025 | Variazione % |
|---|---|---|---|
| Regno Unito | 2 573 | 3 494 | +35,8% |
| Svizzera | 408 | 705 | +72,9% |
| Stati Uniti | 256 | 402 | +56,7% |
| Norvegia | 284 | 389 | +36,6% |
| Côte d’Ivoire | 32 | 90 | +182,9% |
Fonte: Top Partner per valore – Esportazioni
Le importazioni si concentrano su Marocco, Egitto, Turchia e Cina, mentre il Regno Unito perde peso
Sul fronte delle importazioni, il Marocco si conferma il primo fornitore con 1,69 miliardi di euro (+107,1%), seguito dall’Egitto con 0,77 miliardi (+224,6%) e dalla Turchia con 0,77 miliardi (+221,5%). La Cina ha raggiunto 0,74 miliardi (+56,5%). Questi quattro paesi coprono oltre la metà del valore importato. La concentrazione delle importazioni è aumentata: l’HHI è passato da 904 a 1 102 (+22%). L’uscita del Regno Unito dall’UE ha ridotto drasticamente le sue esportazioni verso il blocco europeo, che sono scese da 0,33 miliardi nel 2015 a 0,23 miliardi nel 2025 (–29,4%), con un crollo più marcato subito dopo la Brexit. Anche le importazioni dalla Federazione Russa sono crollate (–45,0%), a seguito delle sanzioni e della riduzione degli scambi.
Tabella 4 – Principali partner di importazione extra‑UE (milioni di EUR)
| Partner | 2015 | 2025 | Variazione % |
|---|---|---|---|
| Marocco | 815 | 1 688 | +107,1% |
| Egitto | 238 | 774 | +224,6% |
| Turchia | 240 | 771 | +221,5% |
| Cina | 470 | 736 | +56,5% |
| Regno Unito | 330 | 233 | –29,4% |
Fonte: Top Partner per valore – Importazioni
L’UE resta esportatrice netta e la produzione interna è cresciuta robustamente
Nonostante l’avanzata delle importazioni, l’UE mantiene un avanzo commerciale (seppur ridotto) e la produzione interna ha conosciuto una forte espansione: la quantità prodotta è aumentata del 42,7% tra il 2015 e il 2024 (da 5,27 a 5,92 miliardi di kg) e il valore della produzione addirittura dell’81,7% (da 5,22 a 7,64 miliardi di EUR). L’indice di importanza relativa (RSCA) mostra che Spagna, Cipro, Paesi Bassi, Grecia e Portogallo sono gli Stati membri più specializzati nel settore degli ortaggi e legumi, con la Spagna che da sola contribuisce per il 28,1% delle esportazioni extra‑UE del comparto. Al contrario, Malta, Irlanda, Finlandia, Cechia e Slovacchia presentano un grado di specializzazione molto basso.
Fonte: Specializzazione e Volumi di produzione
3. Vulnerabilità e shock: la volatilità dei prezzi e l’impatto della guerra in Ucraina
Il commercio extra‑UE di ortaggi e legumi è stato esposto a ripetuti shock di prezzo, spesso di origine geopolitica, che hanno amplificato la volatilità e messo alla prova la resilienza delle catene di approvvigionamento.
La guerra in Ucraina ha innescato forti rincari su diverse direttrici di importazione
Il conflitto russo‑ucraino ha prodotto uno shock di prezzo particolarmente severo sulle importazioni dall’Ucraina: il prezzo medio è salito del 107,6% nel 2022, mentre le quantità crollavano a circa un terzo dei livelli precedenti. Anche Turchia e Canada hanno subito forti rincari nel 2022 (rispettivamente +27,5% e +47,7%), in parte dovuti alle tensioni sui mercati globali delle materie prime agricole. Le importazioni dalla Federazione Russa, già in calo, sono diventate estremamente volatili (coefficiente di variazione della quantità pari a 0,98), a testimonianza della rottura dei flussi commerciali tradizionali. Israele ha fatto registrare un’impennata dei prezzi del 26,9% nel 2023, legata a fattori climatici e logistici.
Tabella 5 – Principali shock di prezzo rilevati sulle importazioni extra‑UE
| Partner | Anno shock | Aumento prezzo | Tipo di shock |
|---|---|---|---|
| Ucraina | 2022 | +107,6% | Rottura offerta – guerra |
| Canada | 2022 | +47,7% | Pressione globale |
| Turchia | 2022 | +27,5% | Pressione globale |
| Israele | 2023 | +26,9% | Fattori climatici/logistici |
Fonte: Shock di prezzo – Importazioni
Volatilità anche sui mercati di destinazione: i casi del Senegal e dell’Ucraina
Sul versante delle esportazioni, si segnala uno shock di prezzo rilevante in Senegal nel 2022 (+65,3%), accompagnato da una forte oscillazione dei prezzi negli anni successivi, che riflette la volatilità della domanda e le condizioni del mercato locale. Le esportazioni verso l’Ucraina, dopo il 2022, hanno mostrato un rimbalzo dei prezzi del 72,2% e una notevole instabilità, sintomo della difficile ricostruzione dei canali commerciali. Per contro, sui mercati maturi (Regno Unito, Norvegia, Svizzera) la variabilità dei volumi è contenuta, con coefficienti di variazione inferiori a 0,16, a conferma della stabilità di tali relazioni commerciali.
Tabella 6 – Volatilità dei volumi esportati per partner selezionato (CV quantità)
| Partner | Coeff. di variazione |
|---|---|
| Regno Unito | 0,07 |
| Norvegia | 0,14 |
| Svizzera | 0,16 |
| Ucraina | 0,78 |
| India | 1,43 |
Fonte: Volatilità barre – Esportazioni
Resilienza produttiva e dipendenza dalle importazioni
Nonostante le turbolenze, l’UE ha mostrato una buona capacità produttiva interna. Il tasso di dipendenza netta dalle importazioni (net import reliance) è rimasto stabilmente negativo, passando da –1,2% nel 2015 a –1,7% nel 2024, segnalando che l’Unione è esportatrice netta di ortaggi e legumi. Tuttavia, l’intensità commerciale (commercio totale in rapporto alla produzione) è cresciuta dal 19,5% al 31,2%, e la propensione all’export dal 9,9% al 19,2%, indicando una maggiore integrazione nei mercati globali e, al tempo stesso, una maggiore esposizione alle fluttuazioni internazionali.
Tabella 7 – Indicatori di autonomia (valori percentuali)
| Indicatore | 2015 | 2024 (ultimo disponibile) |
|---|---|---|
| Net import reliance | –1,2% | –1,7% |
| Intensità commerciale | 19,5% | 31,2% |
| Propensione all’export | 9,9% | 19,2% |
Fonte: Autonomia & Vulnerabilità
Conclusione
Nel decennio esaminato, il commercio extra‑UE di ortaggi e legumi ha registrato una crescita notevole in valore, sostenuta in misura preponderante dalla dinamica dei prezzi, mentre i volumi fisici hanno mostrato un andamento divergente: calo delle esportazioni e forte incremento delle importazioni. Il saldo commerciale, pur ancora positivo, si è ridotto di oltre il 60%, mentre la produzione interna ha continuato a espandersi, consentendo all’UE di mantenere la posizione di esportatore netto. La geografia degli scambi è diventata più concentrata: il Regno Unito resta il mercato di sbocco dominante, mentre Marocco, Egitto, Turchia e Cina si affermano come fornitori indispensabili, accrescendo la concentrazione delle importazioni. La guerra in Ucraina e le tensioni sui mercati agricoli globali hanno provocato ripetuti shock di prezzo, evidenziando la vulnerabilità delle filiere a eventi geopolitici. L’aumento dell’intensità commerciale e della propensione all’export indica una crescente apertura del settore, ma anche la necessità di monitorare i rischi di volatilità e di dipendenza da pochi partner strategici.