Evoluzione del mercato: Zinco e leghe di zinco (CN 79) — 2015–2025
Introduzione
Il presente rapporto analizza l’evoluzione del commercio estero dell’Unione Europea per i prodotti classificati al codice NC 79 «ZINCO E LAVORI DI ZINCO» nel periodo 2015‑2025. Il comparto comprende zinco greggio, cascami, polveri, semilavorati e articoli finiti. L’arco temporale osservato mostra una profonda trasformazione: l’UE, storicamente importatore netto marginale, si è affermato come esportatore netto strutturale, accompagnato da un forte riorientamento geografico dei flussi e da una spiccata volatilità dei prezzi. Di seguito vengono esposti i principali risultati attraverso tre chiavi di lettura.
1. Dal deficit occasionale al surplus strutturale: l’UE diventa esportatore netto di zinco
Il saldo commerciale passa da un avanzo contenuto a un surplus record, interrotto solo da un deficit nel 2022
Nel 2015 l’UE registrava un avanzo di circa 213 milioni di euro, ma già nel 2018 il surplus superava 585 milioni. La crisi energetica e l’impennata dei prezzi del 2022 hanno generato un deficit eccezionale di 384 milioni, immediatamente riassorbito; nel 2025 l’avanzo raggiunge 841 milioni. L’esame dei dati aggregati evidenzia una crescita del valore delle esportazioni del 72,8% (da 1,01 a 1,74 miliardi di euro), a fronte di un aumento delle importazioni limitato al 13,4%.
| Anno | Export (EUR) | Import (EUR) | Saldo (EUR) |
|---|---|---|---|
| 2015 | 1 008 381 031 | 795 565 214 | 212 815 817 |
| 2018 | 1 733 415 901 | 1 148 129 815 | 585 286 085 |
| 2020 | 1 308 842 634 | 704 790 549 | 604 052 085 |
| 2022 | 1 437 605 220 | 1 821 266 902 | −383 661 681 |
| 2025 | 1 742 778 642 | 901 868 213 | 840 910 429 |
Visualizza il cruscotto del commercio estero
La dipendenza dalle importazioni nette si inverte: da importatore netto marginale a forte esportatore netto
L’indicatore di net import reliance (dipendenza netta dalle importazioni) mostra un ribaltamento radicale. Nel 2015 il valore era sostanzialmente nullo (−1,1%), ma a partire dal 2018 il segno negativo si rafforza fino al −17,3% del 2024, segnalando che l’UE copre largamente il proprio fabbisogno interno e destina una quota crescente all’export. Il 2022 rappresenta l’unica eccezione, con un transitorio ritorno alla dipendenza positiva (+7,4%) dovuto all’impennata dei prezzi all’importazione.
Net import reliance (dipendenza netta dalle importazioni)
L’export propensity raddoppia, trainando il cambio di segno della bilancia
La propensione all’esportazione (esportazioni rispetto al valore della produzione) sale dal 15,9% del 2015 al 29,3% del 2024, un aumento di 13,5 punti percentuali. La produzione interna, pur crescendo in volume (+16,6% tra 2015 e 2024), viene quindi sempre più assorbita dai mercati extra‑UE, contribuendo alla trasformazione strutturale del saldo commerciale.
Export propensity (propensione all’esportazione)
2. Riorientamento geografico e maggiore concentrazione delle importazioni
Forniture extra‑UE: declino di Regno Unito, Namibia e Kazakistan; ascesa di Norvegia e Perù
L’approvvigionamento di zinco e lavori di zinco da paesi terzi ha subito un marcato riequilibrio. Le importazioni dal Regno Unito sono crollate del 72,1% (da 125 a 35 milioni di euro), a seguito della Brexit e del conseguente disimpegno commerciale. Namibia e Kazakistan hanno praticamente azzerato le proprie forniture (−99,3% e −99,9% rispettivamente). Al contrario, Norvegia e Perù hanno consolidato la propria leadership, con aumenti del 92,4% e 42,6%.
Mercati di sbocco: crollo di Cina e Stati Uniti, esplosione di Turchia, India e Singapore
Sul versante delle esportazioni si è verificato un drastico ridimensionamento delle destinazioni tradizionali: le vendite verso la Cina sono scese del 61,8% e quelle verso gli Stati Uniti del 67,8%. Nel contempo, Turchia (+180,7%), India (+441,9%) e Singapore (+572,8%) hanno assunto un peso preponderante. Anche il Regno Unito, benché in crescita moderata (+12,6%), resta un partner stabile.
| Partner (export) | Valore 2015 (EUR) | Valore 2025 (EUR) | Variazione % |
|---|---|---|---|
| Turchia | 145 535 694 | 408 513 630 | +180,7 |
| Cina | 87 580 938 | 33 474 863 | −61,8 |
| Stati Uniti | 243 352 561 | 78 258 302 | −67,8 |
| India | 21 291 710 | 115 379 129 | +441,9 |
| Singapore | 13 474 044 | 90 658 952 | +572,8 |
| Regno Unito | 82 963 483 | 93 448 195 | +12,6 |
Principali partner commerciali per valore
La concentrazione dei flussi: import più polarizzate, export più diversificate
L’indice di Herfindahl‑Hirschman (HHI) conferma due tendenze opposte. Le importazioni sono diventate molto più concentrate, passando da un HHI di 1 536 (2015) a 2 520 (2025), con Norvegia e Perù che insieme valgono ormai oltre il 60% dell’import extra‑UE. Sul fronte delle esportazioni, invece, la concentrazione si è ridotta (da 1 105 a 826), riflettendo la diversificazione verso nuovi mercati asiatici e mediorientali.
Concentrazione di mercato (HHI)
3. Prezzi e turbolenze: shock ricorrenti lungo la catena dello zinco
Forte volatilità dei prezzi unitari e dei volumi, con punte estreme per India e Singapore
L’analisi della variabilità (coefficiente di variazione delle quantità) mostra che i flussi più volatili riguardano partner con elevata intermittenza commerciale. Nelle importazioni spiccano India (CV = 2,52), Kazakistan (1,41) e Namibia (0,95); nelle esportazioni Singapore (1,47) e Cina (1,31). I fornitori tradizionali (Norvegia e Perù) presentano invece regimi di scambio molto più stabili (CV attorno a 0,11‑0,12).
Shock di prezzo rilevanti: rialzi anomali nel 2017 e picchi record nel 2022 per il Medio Oriente
Il sistema ha rilevato quattro principali shock di prezzo:
- Importazioni dal Messico (2017): aumento del prezzo unitario del 39,7% rispetto alla baseline, in un quadro di forti variazioni delle quantità.
- Esportazioni verso Malesia (2017): prezzo in rialzo del 43,1%, accompagnato da un successivo boom dei volumi.
- Esportazioni verso Arabia Saudita (2022): il prezzo medio è schizzato a 10 844 €/tonnellata, un incremento del 379,7%, mentre i volumi sono crollati a 91 tonnellate, per poi riprendersi nel 2023‑2024.
- Esportazioni verso Emirati Arabi Uniti (2022): fenomeno analogo con prezzo quasi triplicato (+215%) e crollo delle quantità, seguito da un forte recupero degli scambi.
Impatto sui volumi: gli shock di prezzo si accompagnano a crolli o impennate delle quantità scambiate
In tutti i casi osservati, le anomalie di prezzo hanno provocato un’immediata reazione dei volumi. L’impennata del prezzo del 2022 in Arabia Saudita ha paralizzato le vendite per un anno, mentre lo shock del 2017 sul Messico ha determinato un aumento dei volumi post‑shock del 145%. Singapore, nel 2023, ha moltiplicato per 19 i volumi esportati dall’UE rispetto al biennio precedente, pur in presenza di prezzi in calo del 46,9%. Questa elevata elasticità è sintomo di mercati segmentati in cui la domanda reagisce rapidamente a variazioni di offerta e costi.
Conclusione
Nel decennio 2015‑2025 il commercio estero dell’UE nel settore dello zinco ha attraversato una metamorfosi strutturale. L’Unione è passata da una posizione di quasi equilibrio a un ampio surplus, alimentato da una crescente propensione all’esportazione e da una produzione interna in aumento. Parallelamente, la geografia degli scambi si è radicalmente ridisegnata: le importazioni si concentrano su Norvegia e Perù, mentre le esportazioni si sono spostate da Cina e Stati Uniti verso Turchia, India e Singapore. La forte volatilità dei prezzi e i ricorrenti shock di mercato, in particolare nel 2022, sottolineano la vulnerabilità del comparto a dinamiche globali di offerta e a tensioni geopolitiche. Nonostante queste turbolenze, l’UE ha saputo rafforzare la propria autonomia, come dimostra il net import reliance divenuto negativo in misura crescente.