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Evoluzione del mercato: Ghisa ferro e acciaio (CN 72) — 2015–2025

Introduzione

Il presente report analizza l'evoluzione degli scambi commerciali dell'Unione Europea con il resto del mondo per il capitolo doganale 72 (Ghisa, ferro e acciaio) nel periodo 2015–2025. Il capitolo CN 72 è un'aggregazione ampia che copre dalle ghise grezze e le ferroleghe ai prodotti laminati piatti, profilati, barre e fili, rappresentando uno dei settori strategici dell'industria manifatturiera europea. L'analisi evidenzia tre dinamiche principali: un progressivo deterioramento del saldo commerciale, una rilevante riconfigurazione geografica dei partner e un ciclo di shock dei prezzi senza precedenti nel biennio 2021–2022.


1. Un deficit commerciale in costante ampliamento

Il saldo commerciale dell'UE è passato da −1,5 miliardi a −11,1 miliardi di euro

Nel periodo considerato, il saldo commerciale dell'UE per il comparto ghisa, ferro e acciaio ha registrato un peggioramento marcato. Nel 2015 il deficit era contenuto a circa −1,5 miliardi di euro, con un minimo (miglior risultato) di −0,7 miliardi raggiunto in un anno intermedio. Tuttavia, nel 2025 il deficit ha raggiunto i −11,1 miliardi di euro, con un peggioramento cumulato del 637,7%.

Le importazioni crescono molto più velocemente delle esportazioni

La divergenza tra importazioni ed esportazioni è evidente sia in valore sia in volume:

Indicatore 2015 2025 Variazione
Importazioni — valore (mld €) 28,0 39,0 +39,3%
Importazioni — volume (M t) 50,4 54,0 +7,1%
Importazioni — prezzo medio (€/t) 556 723 +30,0%
Esportazioni — valore (mld €) 26,5 28,0 +5,4%
Esportazioni — volume (M t) 39,5 33,6 −14,9%
Esportazioni — prezzo medio (€/t) 672 831 +23,8%

Mentre il valore delle importazioni è cresciuto del 39,3%, quello delle esportazioni è aumentato solo del 5,4%. Le esportazioni hanno perso circa 5,9 milioni di tonnellate in volume (−14,9%), suggerendo una contrazione strutturale della capacità o della competitività esportativa dell'UE, almeno parzialmente compensata dall'aumento dei prezzi.

La dipendenza netta dall'estero è salita dall'1,1% al 5,3%

L'indicatore di dipendenza netta dalle importazioni è passato dall'1,1% nel 2015 al 5,3% nel 2025 (+388,1%), dopo aver toccato un picco del 9,1% in un anno intermedio. In un settore strategico come quello siderurgico, questo trend è rilevante dal punto di vista dell'autonomia economica. Parallelamente, l'intensità commerciale è cresciuta dal 20,7% al 28,4% e la propensione all'esportazione dall'11,1% al 14,2%, segno che il settore è diventato progressivamente più esposto alla competizione internazionale.

La produzione interna dell'UE è cresciuta in valore ma il surplus si è eroso

La produzione PRODCOM dell'UE per il settore è cresciuta significativamente: il valore è passato da circa 46 miliardi a 170 miliardi di euro (+270,2%), e le quantità da 96,7 miliardi a 208,3 miliardi di kg (+115,5%). Tuttavia, buona parte di questa crescita riflette l'aumento dei prezzi piuttosto che un'espansione reale della produzione, e comunque non è stata sufficiente a contenere il peggioramento della bilancia commerciale.


2. Riconfigurazione geografica: il crollo russo e l'ascesa di nuovi fornitori

La Russia è crollata da primo a terzo fornitore dell'UE

Uno degli eventi più rilevanti del periodo è la drastica riduzione delle importazioni dalla Russia. Nel 2015 la Federazione Russa forniva all'UE acciaio per 4,1 miliardi di euro; nel 2025 il valore è sceso a 2,2 miliardi (−46,3%). L'invasione dell'Ucraina nel 2022 e le successive sanzioni dell'UE hanno accelerato un processo di disaccoppiamento che ha ridisegnato la mappa degli approvvigionamenti siderurgici europei.

Turchia, India e Corea del Sud hanno colmato il vuoto

Tra i principali partner per le importazioni, tre Paesi hanno registrato crescite particolarmente significative:

Partner Importazioni 2015 (mld €) Importazioni 2025 (mld €) Variazione
Turchia 1,0 3,8 +269,6%
India 1,4 3,2 +133,4%
Corea del Sud 1,7 3,4 +101,7%
Cina 4,1 4,2 +3,2%
Regno Unito 3,5 2,6 −24,3%
Ucraina 2,4 2,2 −11,6%

La Turchia è diventata il terzo fornitore dell'UE, con un aumento del valore delle importazioni quasi quadruplicato. L'India è cresciuta del 133,4% e la Corea del Sud del 101,7%, consolidandosi come fornitori alternativi. La Cina è rimasta sostanzialmente stabile in termini di valore, mantenendo il primato assoluto.

La concentrazione delle importazioni è diminuita, quella delle esportazioni è aumentata

L'indice HHI di concentrazione delle importazioni è sceso da 845 a 606 (−28,3% in valore, −44,6% in volume), indicando una diversificazione degli approvvigionamenti. Al contrario, l'HHI delle esportazioni è salito da 785 a 943 (+20,1% in valore, +51,1% in volume), segnando una maggiore concentrazione dei mercati di destinazione.

All'interno dell'UE, l'Italia è il maggiore importatore, la Germania il maggiore esportatore

Analizzando la ripartizione per Stato membro:

Paese UE Importazioni 2025 (mld €) Var. 2015–2025 Esportazioni 2025 (mld €) Var. 2015–2025
Italia 10,4 +52,8% 2,3 −28,0%
Belgio 5,1 +48,2% 2,9 +22,3%
Paesi Bassi 4,1 +23,2% 3,2 +36,3%
Spagna 4,1 +46,6% 1,9 −34,2%
Germania 1,6 −45,9% 5,4 −3,6%
Polonia 2,6 +84,1% — —
Romania 1,8 +155,1% — —
Svezia — — 2,8 +30,7%
Francia — — 2,6 +5,3%

L'Italia ha più che raddoppiato le sue importazioni extra-UE, consolidandosi come principale polo di assorbimento. La Germania, pur restando il primo esportatore intra-UE, ha visto crollare le sue importazioni del 46%, riflettendo probabilmente la crisi del settore automobilistico e manifatturiero tedesco. Romania e Polonia registrano le crescite più marcate sul fronte importazioni.

Il caso Algeria: un crollo drammatico delle esportazioni UE

Le esportazioni verso l'Algeria sono crollate da 1,9 miliardi di euro nel 2015 a 0,25 miliardi nel 2025 (−86,6%), con un coefficiente di variazione di 1,14 — il più alto tra tutti i partner. Questo riflette probabilmente restrizioni commerciali algerine e la riconfigurazione dei flussi verso il Nord Africa. Analogamente, le esportazioni verso l'Egitto, pur più volatili, sono cresciute del 119,8%.

Specializzazione: Finlandia e Belgio in testa, Irlanda e Malta fanalini di coda

Secondo l'analisi dell'RSCA (Revealed Symmetric Comparative Advantage), nel 2025 i Paesi UE più specializzati nel commercio estero di ghisa e acciaio sono:

Paese RSCA RCA
Finlandia 0,550 3,448
Lussemburgo 0,453 2,656
Austria 0,310 1,900
Belgio 0,244 1,644
Slovacchia 0,202 1,507

I meno specializzati sono Irlanda (RSCA −0,925), Malta (−0,699) e Ungheria (−0,544), che presentano una struttura commerciale orientata ad altri settori.


3. Lo shock dei prezzi 2021–2022 e la volatilità dei flussi

I prezzi sono raddoppiati in due anni per poi correggere

Il periodo 2021–2022 ha rappresentato uno shock senza precedenti per il settore siderurgico mondiale. I dati sui prezzi medi delle importazioni ed esportazioni mostrano l'entità del fenomeno:

Anno Prezzo medio importazioni (€/t) Prezzo medio esportazioni (€/t)
2015 556 672
2016 496 589
2017 — —
2018 — —
2019 — —
2020 ~496 (min) ~589 (min)
2021 — —
2022 1.138 (max) 1.062 (max)
2025 723 831

I prezzi delle importazioni hanno raggiunto un picco di 1.138 €/t (+129% rispetto al minimo), mentre quelli delle esportazioni hanno toccato 1.062 €/t (+80%). Nel 2025 i prezzi si sono parzialmente normalizzati ma restano significativamente superiori ai livelli pre-crisi: +30% sulle importazioni e +24% sulle esportazioni rispetto al 2015.

Tre shock di prezzo rilevanti sono stati identificati nel 2021

L'analisi degli shock ha rilevato tre eventi anomali concentrati nell'anno 2021:

Evento Tipo Flusso Anomalia Variazione Quota valore
Egitto Prezzo Esportazioni 48,5 +29,8% 2,9%
Turchia Prezzo Importazioni 21,1 +53,2% 10,8%
India Prezzo Esportazioni 13,4 +53,0% 5,6%

Lo shock più anomalo riguarda le esportazioni verso l'Egitto, con un indice di abnormality di 48,5. L'aumento dei prezzi di importazione dalla Turchia (+53,2%, con una quota del 10,8% del valore totale) è quello con il maggiore impatto quantitativo. Questi eventi riflettono la congiuntura globale post-Covid, la crisi energetica europea e la forte domanda di acciaio nella fase di ripresa.

Il Viet Nam e il Brasile mostrano la massima volatilità sugli approvvigionamenti

L'analisi della volatilità, misurata dal coefficiente di variazione (CV), rivela che i fornitori più instabili sono:

Partner importazioni CV Partner esportazioni CV
Viet Nam 0,967 Algeria 1,143
Taiwan 0,442 Egitto 0,330
Brasile 0,439 India 0,310
Cina 0,425 Cina 0,379
Turchia 0,351 Messico 0,194

I flussi più stabili sono quelli con Norvegia (CV 0,036 sulle importazioni, 0,078 sulle esportazioni) e Svizzera (CV 0,104 e 0,115), partner consolidati e geograficamente prossimi.

Il segmento dei rottami metallici domina le esportazioni, i prodotti laminati piatti dominano le importazioni

Dall'analisi per sottoprodotto, emerge una struttura commerciale molto differenziata per segmento:

Principali segmenti di importazione (2025):

Voce CN Descrizione Volume (M t) Valore (mld €) Prezzo (€/t)
7208 Laminati piatti a caldo, largh. ≥ 600 mm 11,5 6,6 572
7207 Semiprodotti di ferro o acciai non legati 8,9 4,1 457
7210 Laminati piatti placcati/rivestiti, largh. ≥ 600 mm 6,4 5,3 830
7204 Rottami di ghisa, ferro o acciaio 4,8 1,8 383
7202 Ferroleghe 2,3 4,1 1.827
7201 Ghise grezze 2,5 0,9 366
7203 Prodotti ferrosi da riduzione diretta 2,3 0,7 301

Principali segmenti di esportazione (2025):

Voce CN Descrizione Volume (M t) Valore (mld €) Prezzo (€/t)
7204 Rottami di ghisa, ferro o acciaio 15,8 5,1 326
7225 Laminati piatti altri acciai legati, largh. ≥ 600 mm 3,2 4,3 1.281
7210 Laminati piatti placcati/rivestiti, largh. ≥ 600 mm 2,8 3,2 1.160
7208 Laminati piatti a caldo, largh. ≥ 600 mm 2,1 1,7 778
7216 Profilati di ferro o acciai non legati 1,9 1,6 876

L'UE è un forte esportatore netto di rottami metallici (7204): 15,8 milioni di tonnellate esportate contro 4,8 milioni importate, per un surplus di circa 3,3 miliardi di euro. Questo riflette il riciclo delle strutture industriali europee ma anche una perdita di materia prima secondaria verso mercati terzi. Al contrario, l'UE è fortemente dipendente dalle importazioni di laminati piatti a caldo (7208: +11,5 Mt importate vs 2,1 esportate), semiprodotti (7207: 8,9 Mt importate) e ferroleghe (7202: 2,3 Mt per ben 4,1 miliardi di euro, con un prezzo medio di 1.827 €/t).

I prezzi dei segmenti riflettono fedelmente il ciclo 2021–2022

Anche a livello di singolo sottoprodotto, il picco di prezzo si concentra sistematicamente nel 2022. Ad esempio, i laminati piatti rivestiti (7210) sono passati da 669 €/t nel 2015 a 1.268 €/t nel 2022 (importazioni) per scendere a 830 €/t nel 2025. Le ferroleghe (7202) hanno raggiunto 2.805 €/t nel 2022, più del doppio rispetto al 2015 (1.421 €/t), per poi correggere a 1.827 €/t. Questo pattern coerente conferma che lo shock è stato prevalentemente esogeno (costi energetici, materie prime, logistica) e trasversale all'intero settore.


Conclusione

Il decennio 2015–2025 ha segnato una trasformazione profonda del commercio estero dell'UE in ghisa, ferro e acciaio. Il peggioramento del saldo commerciale (da −1,5 a −11,1 miliardi di euro) e l'aumento della dipendenza netta dall'estero (dall'1,1% al 5,3%) indicano una crescente vulnerabilità strategica del settore siderurgico europeo. Sul fronte geografico, le sanzioni alla Russia e la riconfigurazione delle catene di approvvigionamento hanno favorito l'ascesa di Turchia, India e Corea del Sud come fornitori alternativi, riducendo la concentrazione delle importazioni (HHI da 845 a 606) ma aumentando quella delle esportazioni (HHI da 785 a 943). Infine, lo shock dei prezzi 2021–2022 ha lasciato un'eredità duratura: i prezzi medi nel 205 sono ancora del 24–30% superiori ai livelli del 2015, e i flussi di rottami verso l'estero (15,8 milioni di tonnellate) rappresentano un tema aperto per il dibattito sulla sovranità delle materie prime nell'ambito del Green Deal e della transizione circolare europea.

Generato il 2026-08-07. Le cifre riflettono i dati Eurostat al momento della generazione e non includono revisioni successive.

Generato automaticamente: questo report vuole accelerare, non sostituire, l'analisi umana.

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