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Evoluzione del mercato: Vetro e lavori di vetro (CN 70) — 2015–2025

Introduzione

Il capitolo 70 della nomenclatura combinata comprende l’intera filiera del vetro: dalle materie prime (rottami, vetro colato) ai semilavorati (lastre, fibre), ai prodotti finiti (contenitori, specchi, vetro di sicurezza). Questo rapporto analizza l’evoluzione degli scambi extra-UE del settore tra il 2015 e il 2025, basandosi esclusivamente sui dati forniti dalla dashboard. Il decennio è segnato da una profonda trasformazione: il tradizionale surplus commerciale europeo si è quasi azzerato, trainato da una forte impennata delle importazioni, mentre la composizione geografica e merceologica dei flussi ha subito mutamenti rilevanti, accelerati dagli shock inflazionistici del 2022.

L’erosione del saldo commerciale e la crescente dipendenza dalle importazioni

Il surplus dell’UE si riduce di oltre il 96% in dieci anni

Il valore delle esportazioni extra-UE di vetro e lavori di vetro è passato da 7,88 miliardi di euro nel 2015 a 8,53 miliardi nel 2025 (+8,2%), mentre le importazioni sono cresciute da 5,17 a 8,44 miliardi (+63,3%). Il saldo attivo si è quindi contratto da 2,71 miliardi a soli 83,7 milioni di euro (–96,9%) (Panoramica del commercio). La dinamica è stata particolarmente accentuata nel biennio post‑pandemia: dopo il minimo del 2020 (export 7,25 mld, import 5,97 mld), entrambi i flussi hanno registrato un forte rimbalzo, ma l’import ha continuato a crescere più rapidamente, raggiungendo il picco di 9,21 miliardi nel 2022.

La dipendenza netta dalle importazioni passa da –10,4% a –1,9%

L’indicatore di net import reliance – che misura il saldo commerciale in rapporto alla domanda interna apparente – è passato da –10,4% nel 2015 a –1,9% nel 2024, avvicinandosi allo zero (Dipendenza netta dalle importazioni). Ciò significa che l’UE, pur rimanendo esportatrice netta fino al 2025, ha visto assottigliarsi in modo marcato il proprio vantaggio commerciale, con un peso sempre maggiore dei produttori extra‑europei sul proprio mercato.

L’intensità commerciale cresce di quasi il 34%, indicando una maggiore integrazione nei mercati esteri

L’intensità degli scambi (somma di export e import sul valore della produzione) è salita dal 23,2% del 2015 al 31,0% del 2024 (+34,0%), segnalando un’integrazione crescente del settore vetrario europeo nelle reti globali (Intensità commerciale). L’aumento è stato trainato principalmente dalla componente import, la cui incidenza è cresciuta ben più di quella delle esportazioni.

Ricomposizione geografica: Cina, Turchia e l’ascesa di nuovi fornitori

La Cina rafforza il suo ruolo di primo fornitore extra-UE, con un incremento del 115%

Le importazioni dalla Cina sono più che duplicate in valore, passando da 1,69 miliardi di euro nel 2015 a 3,63 miliardi nel 2025 (+115,3%) (Principali partner per valore). La Cina rappresenta così il principale partner d’importazione extra-UE, con una quota in forte crescita. A conferma di questa concentrazione, l’indice HHI delle importazioni è salito da 1671 a 2200 (+31,7%), mentre quello delle esportazioni è rimasto sostanzialmente stabile (da 888 a 855, –3,6%) (Concentrazione HHI).

La Russia crolla, mentre Ucraina ed Egitto emergono come alternative

L’import dalla Russia ha subito un tracollo (–77,3%), crollando da 79,7 milioni a 18,1 milioni di euro, con un minimo di 14,5 milioni nel 2024. Parallelamente, le importazioni dall’Ucraina sono aumentate del 151,5% (da 60,1 a 151,1 milioni) e quelle dall’Egitto del 218,4% (da 60,5 a 192,6 milioni). L’Ucraina diventa così un fornitore rilevante di vetro per l’UE, mentre l’Egitto consolida la propria posizione come esportatore in crescita.

Per quanto riguarda le esportazioni, il Regno Unito resta il primo mercato di sbocco (1,43 miliardi nel 2025, –2,7% rispetto al 2015), seguito da Svizzera (+29,4% a 818 milioni) e Stati Uniti (+8,5% a 1,55 miliardi). Da segnalare la forte espansione verso Serbia (+94,9%), Turchia (+56,1%) e Ucraina (+233,7%), che riflette sia la prossimità geografica sia la domanda crescente di prodotti europei in queste aree (Principali partner per valore).

Le esportazioni si diversificano, ma alcuni mercati vicini guadagnano peso

La diversificazione geografica delle esportazioni è testimoniata da un HHI in lieve calo e dalla crescita di numerose destinazioni minori. Tra i paesi in forte aumento figurano anche Turchia e Serbia, che assorbono quantità crescenti di vetro europeo, compensando in parte la stasi del mercato britannico e la contrazione delle vendite in Russia (–74% nel periodo, da 286 a 77 milioni di euro).

Dinamiche di prodotto e inflazione: il ruolo dei prezzi e il 2022 come anno di shock

Le importazioni di contenitori e oggetti per la tavola trainano la crescita; le esportazioni resistono grazie a un upgrade qualitativo

L’analisi per segmento merceologico rivela che le importazioni extra-UE di imballaggi in vetro (voce 7010) hanno visto le quantità passare da 674 mila tonnellate a 1,20 milioni di tonnellate, con un valore quasi triplicato da 479 a 1,14 miliardi di euro. Anche gli oggetti per la tavola (7013) registrano un aumento dei volumi importati (da 336 mila a 466 mila tonnellate) e un balzo del valore da 659 milioni a 1,06 miliardi (Confronto tra prodotti).

Sul fronte delle esportazioni, le quantità di contenitori (7010) sono rimaste pressoché stabili (da 1,18 a 1,21 milioni di tonnellate), mentre il valore è cresciuto da 1,17 a 1,50 miliardi di euro, indicando un effetto prezzo positivo. Gli oggetti per la tavola esportati subiscono invece una netta contrazione quantitativa (da 372 mila a 213 mila tonnellate), ma il valore unitario sale da 3 775 a 6 196 €/t, segnalando uno spostamento verso segmenti di qualità più elevata. La produzione europea complessiva mostra un incremento del 61% del valore (da 18,2 a 29,3 miliardi di euro) a fronte di un aumento dei volumi di appena il 7,4% (da 85,3 a 91,6 miliardi di unità), confermando che l’inflazione dei prezzi ha giocato un ruolo determinante (Volumi di produzione).

Il 2022 segna shock di prezzo diffusi su molte rotte commerciali

L’anno 2022 ha registrato anomalie di prezzo significative in entrambe le direzioni. Dal lato import, si sono verificati rialzi dei prezzi unitari per Egitto (+34,7%, con abnormalità 8,4), Malaysia (+32,8%), Turchia (+37,1%) e Svizzera (+20,2%), mentre per la Russia lo shock di prezzo (+17,6%) è stato accompagnato da un crollo delle quantità (–63%) (Principali shock di prezzo). Sul versante delle esportazioni, spiccano gli shock di prezzo per Serbia (+29,9%, abnormalità 9,4), Bosnia ed Erzegovina (+45,0%, abnormalità 6,9) e Regno Unito (+24,2%). Questi eventi, legati all’impennata dei costi energetici e alla riorganizzazione delle catene di fornitura post‑pandemia, hanno contribuito a gonfiare temporaneamente i valori delle transazioni.

I volumi esportati di lastre di vetro float (7005) e di vetro di sicurezza (7007) diminuiscono, ma i prezzi unitari salgono

Nel decennio, le esportazioni di vetro float (7005) in quantità sono passate da 842 mila a 732 mila tonnellate, mentre il valore è salito da 418 a 552 milioni di euro. Analogamente, il vetro di sicurezza (7007) ha visto un calo dei volumi esportati (da 323 mila a 242 mila tonnellate) ma un valore praticamente stabile (da 1,13 a 1,03 miliardi di euro), grazie a un prezzo medio salito da 3 499 a 4 279 €/t. La stessa tendenza si osserva per le fibre di vetro (7019), il cui export in quantità è rimasto fermo (259 mila contro 273 mila tonnellate) mentre il valore è cresciuto da 931 a 1,24 miliardi di euro, riflettendo un robusto aumento del prezzo medio (da 3 599 a 4 541 €/t) (Confronto tra prodotti). Ciò evidenzia come il settore sia riuscito a compensare la flessione dei volumi con un deciso upscaling del mix di prodotto.

Conclusione

Nel decennio 2015–2025 il commercio estero europeo di vetro e lavori di vetro ha subito una metamorfosi profonda: il robusto surplus iniziale si è quasi annullato per effetto di una crescita impetuosa delle importazioni, spinte dalla concorrenza cinese e dall’irrompere di fornitori mediterranei come Egitto e Ucraina. La concentrazione geografica delle importazioni è aumentata, mentre le esportazioni hanno mantenuto una base diversificata, orientandosi verso prodotti a più alto valore aggiunto per difendere le quote di mercato. L’impennata inflazionistica del 2022 ha lasciato un segno evidente sia sui prezzi all’import sia su quelli all’export, ma il settore ha saputo assorbire gli shock grazie all’incremento del prezzo medio realizzato su tutti i principali segmenti. La prossimità quasi totale del saldo commerciale allo zero e la dipendenza netta dalle importazioni ormai prossima alla parità impongono un monitoraggio attento della competitività internazionale e della capacità dell’industria europea di proseguire nel percorso di qualificazione qualitativa.