Evoluzione del mercato: Calzature (CN 64) — 2015–2025
Introduction
Il comparto “Calzature, ghette ed oggetti simili; parti di questi oggetti” (codice CN 64) rappresenta un punto di osservazione privilegiato per comprendere l’evoluzione del commercio estero dell’Unione europea. Nell’arco temporale 2015‑2025, i flussi con i paesi extra‑UE hanno messo in luce tre dinamiche centrali: un crescente deficit commerciale, una profonda ricomposizione geografica delle forniture e una netta divergenza tra i prezzi all’importazione e quelli all’esportazione, che riflette un riposizionamento qualitativo della produzione unionale. Il presente rapporto descrive e interpreta questi fenomeni basandosi esclusivamente sui dati della dashboard, citati tramite i link ufficiali.
1. Crescita del deficit e riorientamento geografico delle forniture
Il saldo commerciale dell’UE per le calzature è peggiorato di circa 1,4 miliardi di euro, con un picco negativo nel 2022.
L’analisi dei flussi aggregati evidenzia un ampliamento del disavanzo. Secondo il General Overview, le esportazioni extra‑UE sono passate da 11,14 miliardi di euro nel 2015 a 15,00 miliardi nel 2025 (+34,7%), mentre le importazioni sono salite da 18,28 a 23,61 miliardi (+29,1%). Il deficit commerciale è così cresciuto da –7,15 a –8,60 miliardi, con un massimo negativo di –10,94 miliardi nel 2022. La quantità esportata si è ridotta del 19,1%, compensata solo in parte dall’aumento del valore unitario; al contrario, il volume importato è aumentato del 25,4%, mantenendo prezzi medi pressoché stabili (+2,9%).
| Anno | Export (mld €) | Import (mld €) | Saldo (mld €) |
|---|---|---|---|
| 2015 | 11,14 | 18,28 | –7,15 |
| 2020 | 12,84 | 18,13 | –5,29 |
| 2022 | 16,02 | 26,96 | –10,94 |
| 2025 | 15,00 | 23,61 | –8,60 |
La quota della Cina resta dominante ma il Vietnam e la Cambogia registrano progressi spettacolari.
Sul versante delle importazioni, la Cina rimane il primo fornitore con un flusso che cresce da 7,56 a 8,53 miliardi di euro (+12,8%). Tuttavia a emergere con maggiore dinamismo sono il Vietnam e la Cambogia: le importazioni dal Vietnam sono più che raddoppiate (+112,4%), passando da 3,15 a 6,68 miliardi, mentre quelle dalla Cambogia sono aumentate del 125,5%, da 0,32 a 0,71 miliardi. Anche il Bangladesh (+56,0%) ha rafforzato la propria presenza. Il dettaglio è visibile nel quadro dei Partner commerciali.
L’uscita del Regno Unito dall’Unione ha modificato radicalmente i flussi, con un crollo delle importazioni e una riduzione delle esportazioni.
La Brexit costituisce la discontinuità più vistosa. Le importazioni dal Regno Unito, che nel 2019 ammontavano a 1,80 miliardi, sono precipitate a 0,33 miliardi nel 2021 e si sono attestate a 0,39 miliardi nel 2025 (–72,7%). Sul fronte opposto, le vendite dell’UE verso il Regno Unito sono scese da 3,90 miliardi nel 2019 a 1,96 miliardi nel 2025 (–32,1%). Tali variazioni sono in gran parte imputabili al mutato status doganale del Regno Unito, che ha trasformato i precedenti scambi intra‑UE in flussi extra‑UE, producendo una brusca contrazione statistica.
2. Divaricazione dei prezzi e segmentazione del mercato
Il prezzo medio all’esportazione è cresciuto del 66,6%, trainato dalle calzature in cuoio, mentre quello all’importazione è rimasto quasi piatto (+2,9%).
L’esame dei valori unitari rivela un fenomeno di “forbice” sempre più ampia. La dashboard generale mostra che il prezzo medio all’export è passato da 37.947 €/unità a 63.212 €/unità, mentre il prezzo medio all’import è rimasto sostanzialmente invariato (da 15.265 a 15.715 €/unità). Ciò indica che l’UE sta esportando prodotti a sempre maggior valore aggiunto, mentre continua ad acquistare calzature a basso costo.
Le calzature in cuoio rappresentano il segmento di maggior valore nelle esportazioni, mentre le importazioni si concentrano su calzature in gomma/plastica e tessili a basso costo.
La disaggregazione merceologica (si veda il Confronto segmenti) mostra che le calzature con tomaie di cuoio (CN 6403) costituiscono il pilastro delle esportazioni, con un valore di 8,96 miliardi nel 2025 e un prezzo unitario di 90.151 €/unità, in aumento rispetto ai 62.178 € del 2015. Le importazioni, invece, sono dominate dalla voce CN 6402 (calzature in gomma/plastica) con 5,91 miliardi, e dalla CN 6404 (tomaie tessili) con 7,66 miliardi, i cui prezzi all’import sono nettamente inferiori (11.811 € e 15.458 € rispettivamente nel 2025). L’interscambio di parti di calzature (CN 6406) resta contenuto ma mostra un prezzo all’export in forte crescita (da 10.900 a 18.299 €/unità), segno di una fornitura di componenti di qualità verso l’esterno.
La produzione interna si contrae in quantità ma si riposiziona verso fasce di prezzo più elevate.
I dati di produzione, consultabili nella sezione Volumi di produzione, indicano che la quantità fabbricata nell’UE è scesa da 512,3 milioni di paia nel 2015 a 371,8 milioni nel 2024 (–27,4%), mentre il valore della produzione è diminuito in modo più attenuato, da 17,45 a 15,29 miliardi di euro (–12,4%). Il prezzo medio alla produzione è salito da 34,07 €/paio a 41,11 €/paio, confermando una migrazione verso segmenti di prezzo più elevati e a maggior contenuto di design e qualità.
| Anno | Produzione (mio paia) | Valore (mld €) | Prezzo (€/paio) |
|---|---|---|---|
| 2015 | 512,3 | 17,45 | 34,07 |
| 2020 | 409,1 | 14,16 | 34,60 |
| 2024 | 371,8 | 15,29 | 41,11 |
3. Specializzazione produttiva e vulnerabilità dell’Unione
La dipendenza dalle importazioni nette è salita dal 4,8% (2003) al 29,4% (2024) e la propensione all’export supera ormai il 95%.
L’indicatore “net import reliance” – accessibile su Net import reliance – mostra un aumento dal 4,8% del 2003 al 29,4% del 2024 (con un picco del 40,4% nel 2022), a testimonianza della crescente dipendenza da forniture extra‑UE. Parallelamente, la propensione all’esportazione (Export propensity) è passata dal 37,6% al 97,6%, indicando che la quasi totalità della produzione unionale è oggi destinata ai mercati esteri, mentre il consumo interno è soddisfatto in misura crescente dalle importazioni.
Italia, Portogallo, Croazia e Belgio mostrano i più alti indici di specializzazione nella produzione di calzature.
Secondo la mappa della Specializzazione relativa al 2025, il Portogallo presenta un RSCA di 0,396, seguito da Lussemburgo (0,309), Croazia (0,291), Belgio (0,286) e Italia (0,262). Questi paesi continuano a ospitare i poli manifatturieri più rilevanti, mentre la maggior parte degli Stati membri, tra cui Irlanda, Malta e Finlandia, registra indici negativi, segno di un tessuto produttivo orientato verso altri settori.
La volatilità degli scambi è contenuta tranne che per il Regno Unito e alcuni mercati sensibili, con un unico shock di prezzo registrato verso l’Algeria.
L’analisi della volatilità (Volatilità) rivela che, tra i partner principali, gli acquisti dal Regno Unito mostrano un coefficiente di variazione eccezionalmente elevato (CV = 1,018), causato dalla discontinuità della Brexit. Per il resto, le forniture asiatiche sono relativamente stabili: Cina (CV 0,122), Vietnam (0,210) e Cambogia (0,251). Sul fronte delle esportazioni, i coefficienti più alti riguardano Russia (0,253), Turchia (0,236) e Cina (0,396), con dinamiche influenzate da fattori geopolitici e flussi di riesportazione. L’unico evento anomalo rilevato dalla dashboard degli shock è un’impennata del prezzo all’esportazione verso l’Algeria nel 2017 (+51,4% rispetto alla baseline), ma la sua incidenza sul totale dell’export resta marginale (quota pari allo 0,3%).
Conclusion
Nel decennio 2015‑2025, il commercio extra‑UE di calzature dell’Unione europea ha evidenziato un deficit strutturale in allargamento, sostenuto da una domanda interna che si rivolge sempre più a produttori asiatici a basso costo. Al contempo, l’industria unionale ha reagito puntando su prodotti di qualità superiore, come testimoniato dall’impennata dei prezzi all’export e dalla tenuta del valore della produzione nonostante il forte calo dei volumi. La dipendenza dalle importazioni è cresciuta marcatamente, e la quasi totalità della fabbricazione interna è oggi orientata ai mercati esteri, rendendo il settore sensibile a shock esterni ma anche ben ancorato a un modello di specializzazione concentrato in pochi Stati membri ad alta vocazione calzaturiera.