Evoluzione del mercato: Maglieria (CN 61) — 2015–2025
Introduzione
Il presente rapporto analizza l'evoluzione degli scambi commerciali dell'Unione Europea con i paesi extra-UE per la voce doganale CN 61 — Articoli di abbigliamento e accessori di abbigliamento, a maglia o all'uncinetto — nel periodo 2015–2025. Si tratta di una voce aggregata molto ampia, che comprende T-shirt e magliette (6109), maglioni e pullover (6110), capi femminili (6104), collant e calze (6115), biancheria intima e notturna (6107, 6108), capi maschili (6103) e molti altri segmenti.
L'analisi evidenzia tre macro-dinamiche che hanno ridefinito il settore nel corso del decennio: un'espansione asimmetrica degli scambi guidata dai volumi in importazione e dai prezzi in esportazione; una profonda riconfigurazione geografica dei partner commerciali, accelerata dalla pandemia e dalla Brexit; e un progressivo arretramento della capacità produttiva dell'UE, con un conseguente aumento della dipendenza strutturale dalle forniture estere. La produzione interna di maglieria ha perso quasi il 70% dei volumi e oltre un terzo del valore in termini reali, mentre il deficit commerciale è passato da −24,6 miliardi di euro a −33,5 miliardi.
I dati utilizzati sono quelli ufficiali Eurostat/Comext, consultabili tramite il panoramica generale del Trade Dashboard.
1. Volumi in import, valore in export: un'asimmetria destinata a crescere
Le importazioni crescono per quantità, le esportazioni per prezzo
La dinamica fondamentale del periodo 2015–2025 è un netto disaccoppiamento tra la traiettoria delle importazioni e quella delle esportazioni. Le importazioni sono cresciute soprattutto in volume: le quantità sono passate da 2.089.000 tonnellate a 3.064.580 tonnellate (+46,7%), mentre il valore è salito da 34,98 miliardi di euro a 48,28 miliardi (+38,0%). Il prezzo medio importato è addirittura diminuito, da 16.747 €/t a 15.755 €/t (−5,9%).
Al contrario, le esportazioni UE hanno mantenuto volumi sostanzialmente stabili (da 258.639 t a 251.202 t, −2,9%), ma hanno registrato un forte incremento di valore — da 10,37 a 14,77 miliardi di euro (+42,4%) — grazie a un aumento del prezzo medio esportato da 40.102 €/t a 58.799 €/t (+46,6%).
| Indicatore | 2015 | 2025 | Variazione % |
|---|---|---|---|
| Import — valore (mld €) | 34,98 | 48,28 | +38,0 |
| Import — quantità (kt) | 2.089,0 | 3.064,6 | +46,7 |
| Import — prezzo medio (€/t) | 16.747 | 15.755 | −5,9 |
| Export — valore (mld €) | 10,37 | 14,77 | +42,4 |
| Export — quantità (kt) | 258,6 | 251,2 | −2,9 |
| Export — prezzo medio (€/t) | 40.102 | 58.799 | +46,6 |
| Saldo commerciale (mld €) | −24,6 | −33,5 | −36,2 |
Fonte: panoramica commerciale
Questo pattern suggerisce che l'UE si è progressivamente specializzata in segmenti di maglieria a più alto valore aggiunto (capo-lavorazione, moda, brand), mantenendo volumi contenuti in export ma a prezzi unitari molto superiori, mentre ha esternalizzato la produzione di massa a basso costo verso l'Asia.
Un deficit che si allarga inesorabilmente
Il saldo commerciale dell'UE per CN 61 è passato da −24,6 miliardi di euro nel 2015 a −33,5 miliardi nel 2025, con un peggioramento del 36,2%. Il punto di minimo (massimo deficit) è stato raggiunto nel 2022, a −36,3 miliardi, in corrispondenza del picco import di 52,5 miliardi di euro. Il rapporto import net reliance è schizzato dal 19,8% al 70,3% (+254,7%), a testimonianza di una dipendenza crescente e strutturale dalle forniture terze per il fabbisogno interno di maglieria.
Il picco del 2022: boom import, tensioni sui prezzi
L'anno 2022 rappresenta un'anomalia significativa nel trend. Le importazioni hanno raggiunto il massimo assoluto sia in valore (52,5 mld €) sia in volume (2,8 milioni di tonnellate), probabilmente spinte da un effetto di accumulo post-COVID e dalla normalizzazione delle catene logistiche. Parallelamente, si sono registrati shock di prezzo importanti nelle forniture da India (prezzo anomalia 95,0, variazione +18,9%) e Bangladesh (anomalia 60,5, variazione +27,0%), con il Bangladesh che valeva da solo il 29,6% delle importazioni totali. Questi shock riflettono l'impatto combinato dell'inflazione globale, dell'aumento dei costi energetici e dei noli marittimi.
2. Rotture geografiche: Brexit, ascesa del Sud-est asiatico e nuovi mercati di sbocco
Il Sud-est asiatico consolida il suo dominio nelle importazioni
La riconfigurazione geografica dei fornitori è uno dei tratti più marcati del periodo. Il Bangladesh è diventato il primo partner import dell'UE per CN 61, con un valore passato da 6,93 a 11,74 miliardi di euro (+69,5%), superando la Cina che pure è cresciuta da 11,67 a 15,07 miliardi (+29,2%). Il Pakistan ha registrato la crescita più spettacolare (+187,2%, da 665 milioni a 1,91 miliardi di euro), seguito dalla Cambogia (+65,7%, da 1,62 a 2,69 miliardi).
| Partner import | 2015 (mld €) | 2025 (mld €) | Var. % |
|---|---|---|---|
| Bangladesh | 6,93 | 11,74 | +69,5 |
| Cina | 11,67 | 15,07 | +29,2 |
| Turchia | 4,62 | 4,91 | +6,2 |
| India | 1,95 | 2,33 | +19,5 |
| Cambogia | 1,62 | 2,69 | +65,7 |
| Pakistan | 0,67 | 1,91 | +187,2 |
| Regno Unito | 1,86 | 0,66 | −64,6 |
Fonte: partner principali per valore
La Turchia e l'India mantengono posizioni stabili ma crescono a ritmi più moderati, rispettivamente +6,2% e +19,5%. In termini di volatilità, il Pakistan presenta un coefficiente di variazione elevato (0,35), segnalando una crescita irregolare, mentre la Cina (0,13) e la Turchia (0,10) mostrano flussi più prevedibili, come riportato nell'analisi della volatilità.
Il crollo del commercio con il Regno Unito post-Brexit
L'effetto Brexit è drammaticamente visibile nei dati. Le importazioni dall'UK sono crollate da 1,86 miliardi a 659 milioni di euro (−64,6%), con un coefficiente di volatilità straordinariamente alto (0,91). Sul versante delle esportazioni, l'UK resta il primo mercato di sbocco dell'UE, ma il valore è sceso da 3,07 a 2,12 miliardi (−30,9%), con il minimo del periodo raggiunto proprio nel 2025. L'introduzione di barriere doganali, controlli sanitari e oneri amministrativi ha evidentemente compresso gli scambi in entrambe le direzioni, con un impatto più marcato sulle importazioni UK→UE.
L'export UE si diversifica verso nuovi mercati
Sul fronte delle esportazioni, la geografia è profondamente mutata. Gli Stati Uniti sono diventati un mercato cruciale, con un incremento del +96,1% (da 752 milioni a 1,47 miliardi di euro). La Svizzera è cresciuta del +90,3% (da 1,32 a 2,51 miliardi), consolidandosi come secondo mercato. Il dato più sorprendente riguarda la Turchia, che da mercato quasi esclusivamente fornitore è diventata anche un importante destinazione dell'export UE (+191,3%, da 280 milioni a 817 milioni). La Serbia (+116,0%) e la Norvegia (+84,9%) completano il quadro di una crescente diversificazione geografica dell'export.
| Partner export | 2015 (mln €) | 2025 (mln €) | Var. % |
|---|---|---|---|
| Regno Unito | 3.068 | 2.120 | −30,9 |
| Svizzera | 1.319 | 2.510 | +90,3 |
| Russia | 764 | 574 | −24,9 |
| Stati Uniti | 752 | 1.474 | +96,1 |
| Turchia | 280 | 817 | +191,3 |
| Norvegia | 313 | 579 | +84,9 |
| Serbia | 112 | 241 | +116,0 |
Fonte: partner principali per valore
L'indice HHI delle esportazioni è sceso da 1.244 a 795 (−36,1%), confermando una significativa riduzione della concentrazione: l'export UE è oggi molto più diversificato rispetto a dieci anni fa. Invece, l'HHI delle importazioni è rimasto pressoché stabile intorno a 1.800, indicando che la struttura di approvvigionamento, pur con i cambiamenti nei ranking, non si è frammentata.
3. La deindustrializzazione silenziosa: il crollo della produzione UE e i segnali di vulnerabilità strutturale
La produzione interna in caduta libera
Il dato forse più allarmante del decennio riguarda l'evoluzione della produzione industriale UE di maglieria. I volumi prodotti sono crollati da 7,7 miliardi di pezzi a 2,34 miliardi (−69,6%), mentre il valore è sceso da 20,1 a 12,7 miliardi di euro (−36,9%). Il crollo è stato particolarmente accentuato nel biennio 2019–2020, ma la produzione non ha mai recuperato i livelli pre-crisi. Ciò implica una chiusura massiccia di stabilimenti e una ricolocazione delle catene produttive verso paesi a basso costo.
Italia e Polonia: motori distinti dell'export intra-UE
All'interno dell'UE, la specializzazione produttiva nella maglieria è distribuita in modo molto diseguale. Secondo l'analisi della specializzazione, i paesi con il più alto RSCA (Revealed Symmetric Comparative Advantage) nel 2025 sono Croazia (0,44), Portogallo (0,39) e Danimarca (0,38). L'Italia, pur essendo il primo esportatore in valore assoluto (4,53 miliardi di euro, +48,7% dal 2015), non figura tra i più specializzati in termini relativi, il che riflette un'economia molto diversificata. La Polonia è il caso più dinamico: le sue esportazioni sono cresciute del +445,8% (da 158 a 865 milioni di euro), e le importazioni del +315,5%, consolidandosi come hub produttivo e logistico per il settore fast-fashion europeo.
| Reporter UE export | 2015 (mln €) | 2025 (mln €) | Var. % |
|---|---|---|---|
| Italia | 3.047 | 4.530 | +48,7 |
| Germania | 1.736 | 2.620 | +50,9 |
| Spagna | 1.571 | 1.349 | −14,2 |
| Francia | 1.150 | 2.112 | +83,6 |
| Paesi Bassi | 582 | 764 | +31,2 |
| Belgio | 517 | 315 | −39,0 |
| Polonia | 158 | 865 | +445,8 |
Fonte: reporter principali per valore
La struttura dei segmenti: importazioni di massa, esportazioni premium
L'analisi per sotto-voce doganale rivela una polarizzazione strutturale tra importazioni ed esportazioni. I tre segmenti dominanti in importazione sono:
| Segmento CN | Descrizione | Import 2025 (mld €) | Export 2025 (mld €) | Prezzo import €/t | Prezzo export €/t |
|---|---|---|---|---|---|
| 6110 | Maglioni, pullover, cardigan | 12,31 | 4,52 | 16.893 | 81.505 |
| 6109 | T-shirt e canottiere | 9,43 | 3,15 | 15.249 | 56.799 |
| 6104 | Abbigliamento donna | 6,67 | 1,83 | 16.068 | 58.992 |
| 6115 | Collant e calze | 2,56 | 0,75 | 9.711 | 36.456 |
Fonte: breakdown per segmento di prodotto
I dati mostrano un rapporto prezzo export/import che va da 3,8x (calze) a 4,8x (maglioni), suggerendo che l'UE importa prevalentemente capi di fascia bassa e riesporta — o esporta direttamente — prodotti di fascia medio-alta e alta, legati a brand, design e lavorazioni specializzate. Per i maglioni (6110), il prezzo unitario in unità supplementari (pezzi) passa da 6,58 €/pz in importazione a 30,16 €/pz in esportazione nel 2025, un differenziale che conferma il posizionamento premium dell'export UE.
L'analisi della propensione all'esportazione conferma questa tendenza: l'indicatore è passato dal 18,2% al 126,6% (+593,9%), segno che l'export cresce molto più rapidamente della produzione interna, suggerendo un ruolo crescente dell'UE come piattaforma di riesportazione e di produzione di nicchia.
Conclusione
Il mercato europeo della maglieria (CN 61) nel periodo 2015–2025 è stato segnato da tre tendenze convergenti: una dipendenza strutturale crescente dall'importazione di volumi a basso costo dal Sud-est asiatico; una progressiva contrazione della produzione manifatturiera interna, con perdita di quasi il 70% dei volumi; e una specializzazione dell'export verso segmenti premium, con prezzi unitari da 4 a 5 volte superiori a quelli delle importazioni.
La Brexit ha causato un deterioramento irreversibile degli scambi con il Regno Unito, mentre la pandemia ha agito da acceleratore di tendenze preesistenti, con il 2022 che ha registrato sia il picco delle importazioni sia shock di prezzo significativi. La crescente diversificazione geografica dell'export — verso USA, Svizzera e Turchia — e la riduzione della concentrazione (HHI export in calo del 36%) rappresentano segnali positivi di resilienza.
Tuttavia, il net import reliance passato dal 19,8% al 70,3% e il deficit commerciale ampliatosi a −33,5 miliardi di euro segnalano una vulnerabilità strutturale rilevante. Qualsiasi interrupzione delle catene di approvvigionamento asiatiche — per crisi geopolitiche, ambientali o logistiche — avrebbe un impatto significativo sul fabbisogno di maglieria dell'Unione. La sfida per il prossimo decennio sarà bilanciare l'efficienza della filiera globale con la necessità di preservare una capacità produttiva minima all'interno del mercato unico.