Evoluzione del mercato: Maglieria (CN 61) — 2015–2025
Introduzione
Il capitolo 61 della Nomenclatura Combinata comprende tutti gli “articoli di abbigliamento e accessori di abbigliamento, a maglia o all’uncinetto”, dai pullover e T‑shirt alla maglieria intima, alla calzetteria e agli indumenti professionali. Questo rapporto analizza l’evoluzione del commercio estero dell’Unione Europea per il codice 61 nel periodo 2015‑2025 sulla base dei dati estratti dalla dashboard TradeDashboard EU. L’analisi mette in luce tre dinamiche centrali: una crescita del valore degli scambi trainata dalla componente prezzo nell’export e dall’aumento volumetrico nell’import; una profonda riorganizzazione geografica dei flussi, con la Brexit e gli shock geopolitici a fare da spartiacque; e una crescente polarizzazione qualitativa, con l’UE sempre più esportatrice di maglieria a prezzo medio‑alto e importatrice di grandi volumi a basso costo.
1. Aumento del valore commerciale ma peggioramento del saldo: la forbice prezzi‑volumi
Il valore dell’export cresce del 42,4% nonostante un lieve calo dei volumi
Tra il 2015 e il 2025 le esportazioni extra‑UE di maglieria sono passate da 10,37 miliardi di euro a 14,77 miliardi (+42,4%), mentre il quantitativo esportato è leggermente diminuito (‑2,9%). La spinta è venuta dal prezzo medio unitario, salito da circa 40.100 a 58.800 euro per tonnellata (+46,6%). Tutti i dettagli sul valore e i volumi sono visibili nella panoramica generale del commercio.
Le importazioni aumentano in quantità (+46,7%) ma il prezzo medio scende, ampliando il deficit
Le importazioni extra‑UE sono cresciute da 34,98 a 48,28 miliardi di euro (+38,0%), ma a differenza dell’export il motore è stato l’incremento dei volumi (+46,7%), perché il prezzo medio all’importazione è anzi diminuito del 5,9% (da 16.747 a 15.755 euro/t). Il saldo commerciale, già negativo per 24,6 miliardi nel 2015, si è ulteriormente deteriorato raggiungendo ‑33,5 miliardi nel 2025 (‑36,2%).
| Anno | Export (Mrd €) | Import (Mrd €) | Saldo (Mrd €) | Prezzo export (€/t) | Prezzo import (€/t) |
|---|---|---|---|---|---|
| 2015 | 10,37 | 34,98 | −24,61 | 40.102 | 16.747 |
| 2022 | 16,18 | 52,52 | −36,34 | 45.301¹ | 19.273¹ |
| 2025 | 14,77 | 48,28 | −33,51 | 58.797 | 15.755 |
| ¹ 2022 massimo del periodo. |
Il 2022 segna un picco eccezionale seguito da un parziale rientro
Il 2022 rappresenta l’anno di massimo assoluto per entrambi i flussi: export a 16,18 miliardi e import a 52,52 miliardi. Subito dopo si è avuta una contrazione, specie per l’export, in parte legata alla normalizzazione post‑pandemica e all’impennata dei noli marittimi. I prezzi all’importazione, che avevano toccato il massimo proprio nel 2022 (19.273 €/t), sono tornati rapidamente sui livelli di partenza, mentre quelli all’esportazione hanno continuato a salire, segno di un posizionamento qualitativo differente.
2. Ridislocazione delle fonti di import e nuovi mercati di sbocco: gli effetti della Brexit e delle tensioni geopolitiche
Il Regno Unito crolla come fornitore, mentre Bangladesh, Cina e nuovi player asiatici guadagnano quote
L’import da Regno Unito è passato da 1,86 miliardi di euro nel 2015 a 0,66 miliardi nel 2025 (‑64,6%), un crollo emerso subito dopo il 2020 e legato all’uscita dall’Unione. Al contempo, Bangladesh (+69,5%), Cina (+29,2%, ma con un recupero dopo il calo del 2020), Cambogia (+65,7%) e Pakistan (+187,2%) hanno fortemente aumentato le proprie esportazioni verso l’UE. Il quadro è consultabile nella sezione principali partner per valore.
| Fornitore | Import 2015 (Mrd €) | Import 2025 (Mrd €) | Variazione % |
|---|---|---|---|
| Bangladesh | 6,93 | 11,74 | +69,5 |
| Cina | 11,67 | 15,07 | +29,2 |
| Turchia | 4,62 | 4,91 | +6,2 |
| India | 1,95 | 2,33 | +19,5 |
| Cambogia | 1,62 | 2,69 | +65,7 |
| Pakistan | 0,67 | 1,91 | +187,2 |
| Regno Unito | 1,86 | 0,66 | −64,6 |
La volatilità degli approvvigionamenti è testimoniata dai coefficienti di variazione delle quantità importate: molto elevata per il Regno Unito (0,91) e per alcuni nuovi fornitori come Myanmar (0,49) e Vietnam (0,34), mentre resta contenuta per Turchia (0,10) e Bangladesh (0,16). I dati sulla volatilità sono ricavabili dalla sezione Volatilità e Shock.
Le esportazioni si diversificano: la quota UK si riduce e crescono Stati Uniti, Svizzera e Turchia
Sul lato export, il Regno Unito resta il primo mercato ma la sua rilevanza è calata (da 3,07 a 2,12 miliardi, −30,9%). In forte ascesa sono Svizzera (+90,3%), Stati Uniti (+96,1%) e Turchia (+191,3%). Anche i paesi dell’Europa orientale e dei Balcani, come la Serbia (+116,0%), mostrano dinamiche vivaci. Frattanto la Russia, dopo il picco del 2021, ha dimezzato le importazioni dall’UE (‑24,9% complessivo, con crollo dal 2022). La concentrazione delle esportazioni, misurata dall’indice HHI, è diminuita da 1.244 a 795, segnalando una maggiore dispersione dei mercati di sbocco (concentrazione HHI).
| Mercato destinazione | Export 2015 (Mrd €) | Export 2025 (Mrd €) | Variazione % |
|---|---|---|---|
| Regno Unito | 3,07 | 2,12 | −30,9 |
| Svizzera | 1,32 | 2,51 | +90,3 |
| Stati Uniti | 0,75 | 1,47 | +96,1 |
| Russia | 0,76 | 0,57 | −24,9 |
| Turchia | 0,28 | 0,82 | +191,3 |
| Norvegia | 0,31 | 0,58 | +84,9 |
| Serbia | 0,11 | 0,24 | +116,0 |
Shock di prezzo e instabilità: il 2022 come epicentro di perturbazioni
L’analisi automatica degli shock ha individuato diversi eventi di prezzo nel 2022. Le importazioni di maglieria da India, Bangladesh e Pakistan hanno registrato aumenti improvvisi dei prezzi unitari (rispettivamente +18,9%, +27,0% e +17,4%) con un picco concentrato in quell’anno, per poi rientrare in misura variabile. Questi shock riflettono tensioni sulle catene di fornitura post‑Covid e l’impennata dei costi logistici e delle materie prime. La lista completa degli shock è disponibile nella pagina degli shock di offerta.
3. Una specializzazione europea sui segmenti a maggior valore aggiunto
L’UE esporta capi a prezzo elevato (maglioni e maglieria intima) e importa prodotti basici (T‑shirt e pullover)
Scomponendo il commercio per voci doganali, emergono flussi speculari. L’import è dominato da maglioni e pullover (CN 6110 – 12,31 mrd € nel 2025), T‑shirt (CN 6109 – 9,43 mrd) e abiti a maglia per donna (CN 6104 – 6,67 mrd). Nell’export, invece, i maglioni (6110) valgono 4,52 mrd, con un prezzo medio di 81.505 €/t, quasi cinque volte il prezzo dello stesso codice all’import (16.893 €/t). Anche le T‑shirt (6109) esportate spuntano 56.799 €/t contro i 15.249 €/t delle importate. L’esame dettagliato per segmento è offerto nella vista di confronto prodotti.
| Segmento (CN) | Import 2025 (Mrd €) | Prezzo import (€/t) | Export 2025 (Mrd €) | Prezzo export (€/t) |
|---|---|---|---|---|
| 6110 (Pullover) | 12,31 | 16.893 | 4,52 | 81.505 |
| 6109 (T‑shirt) | 9,43 | 15.249 | 3,15 | 56.799 |
| 6104 (Abiti d.) | 6,67 | 16.068 | 1,83 | 58.992 |
| 6115 (Calze) | 2,56 | 9.711 | 0,75 | 36.456 |
| 6108 (Intimo d.) | 2,33 | 16.338 | 0,34 | 40.379 |
I paesi UE con la maggiore specializzazione: Croazia, Portogallo e Danimarca guidano la produzione di maglieria
Nel 2025 la Croazia mostra il più alto indice RSCA (0,438) nonché un RCA di 2,56, seguita da Portogallo (0,387), Danimarca (0,382), Spagna (0,245) e Polonia (0,234). Questi Stati membri hanno un vantaggio comparato rivelato nella maglieria superiore alla media UE. All’opposto, economie come Irlanda, Malta e Finlandia risultano assai poco specializzate. I dati completi sulla specializzazione sono nella sezione specializzazione dei reporter.
La divergenza dei prezzi unitari conferma la segmentazione qualitativa dei flussi
In tutti i comparti, l’UE importa volumi enormi a prezzi contenuti ed esporta quantità molto minori ma a prezzi nettamente superiori. Questa forbice si è acuita nell’ultimo decennio: il prezzo medio all’export è salito del 46,6%, quello all’import è sceso del 5,9%. La maglieria comunitaria ha quindi progressivamente abbandonato i segmenti di massa per concentrarsi su prodotti a più alto valore aggiunto – maglieria in fibre pregiate, capi tecnici o di moda – mentre le forniture asiatiche continuano a soddisfare la domanda di capi basici a basso costo.
Conclusione
L’analisi del commercio extra‑UE di maglieria tra il 2015 e il 2025 mostra un settore in forte espansione nominale ma con un saldo negativo crescente. La crescita dell’export è stata interamente guidata dall’aumento dei prezzi medi, segno di uno spostamento strategico dell’offerta europea verso fasce qualitative più elevate. Sul lato import, invece, l’incremento è dovuto esclusivamente ai volumi, con i prezzi medi in calo, a testimonianza della dipendenza da grandi fornitori asiatici a basso costo. La geografia degli scambi è stata ridisegnata dalla Brexit, che ha ridimensionato il ruolo del Regno Unito, e dall’affermazione di nuovi poli come Bangladesh, Cambogia e Pakistan. I mercati di esportazione si sono diversificati, riducendo la dipendenza dal Regno Unito e accrescendo il peso di Svizzera, Stati Uniti e economie vicine. Infine, l’UE ha rafforzato la propria specializzazione produttiva, con paesi come Croazia, Portogallo e Danimarca che emergono come poli della maglieria di qualità. Il 2022 ha rappresentato un punto di svolta, con shock di prezzo che hanno momentaneamente alterato gli equilibri, ma la traiettoria di fondo resta quella di un’integrazione commerciale sempre più polarizzata: l’Europa vende qualità e compra quantità.