Evoluzione del mercato: Tessuti a maglia (CN 60) — 2015–2025
Introduzione
Il presente rapporto analizza l’evoluzione del commercio estero dell’Unione Europea per la voce doganale 60 — “Stoffe a maglia” — nel periodo 2015‑2025. L’esame congiunto di flussi, prezzi, produzione, specializzazione e shock esterni rivela una trasformazione strutturale del settore: nonostante il saldo commerciale rimanga positivo, l’UE è passata da una posizione di sostanziale autosufficienza a una crescente dipendenza dalle importazioni, alimentata dal forte ridimensionamento della produzione interna e da rilevanti riconfigurazioni geografiche e geopolitiche delle catene di fornitura.
1. Il paradosso del surplus: come il crollo della produzione interna ha accresciuto la dipendenza dalle importazioni
1.1. Un surplus commerciale stabile ma ingannevole
L’interscambio extra‑UE di tessuti a maglia mostra un avanzo commerciale duraturo, passato da 29,2 milioni di euro nel 2015 a 47,3 milioni nel 2025 (panoramica generale). Tuttavia, questa stabilità nasconde dinamiche opposte: le esportazioni hanno perso il 3,5% in valore e il 7,1% in volume, mentre le importazioni sono diminuite meno in valore (–4,8%) e sono addirittura cresciute dell’1,3% in quantità. I prezzi medi all’export sono saliti del 4,0%, mentre quelli all’import sono calati del 6,0%, segnalando un deterioramento del potere d’acquisto della merce esportata rispetto a quella acquistata.
| Anno | Export (mln €) | Import (mln €) | Saldo (mln €) | Quantità export (t) | Quantità import (t) | Prezzo export (€/t) | Prezzo import (€/t) |
|---|---|---|---|---|---|---|---|
| 2015 | 1 517,5 | 1 488,3 | 29,2 | 131 902 | 280 074 | 11 504 | 5 314 |
| 2025 | 1 464,9 | 1 417,6 | 47,3 | 122 474 | 283 723 | 11 959 | 4 996 |
1.2. La produzione europea in forte contrazione
Il dato più allarmante riguarda l’offerta interna. La produzione comunitaria di stoffe a maglia, misurata in volume, è crollata da 54,3 milioni di kg nel 2015 a 42,4 milioni di kg nel 2024 (volumi produttivi), con una perdita di quasi il 22% in un decennio; il valore della produzione è sceso da 468,1 a 332,4 milioni di euro (–29%). La capacità manifatturiera europea si è quindi sensibilmente ridotta, trasferendo parte della domanda sull’importazione.
1.3. L’indice di reliance netta e l’intensità commerciale segnalano una vulnerabilità crescente
La combinazione tra produzione in calo e importazioni in tenuta ha fatto virare l’indice di dipendenza netta dalle importazioni (net import reliance) dal –2,6% del 2015 (condizione di esportatore netto) al +21,2% del 2024 (vulnerabilità – reliance netta). Parallelamente, l’intensità commerciale (import+export su produzione) è più che raddoppiata, passando dal 26,9% al 61,2%, e la propensione all’export dal 16,6% al 36,6%. L’UE consuma e commercia sempre più tessuti a maglia di provenienza estera, rendendo il settore esposto a shock esterni nonostante il formale avanzo commerciale.
2. Riconfigurazione geografica dei flussi: l’ascesa cinese e gli shock geopolitici
2.1. La Cina sorpassa la Turchia come principale fornitore
Nel 2015 la Turchia era il primo fornitore extra‑UE con 586,5 milioni di euro, seguita dalla Cina con 480,1 milioni (partner commerciali). Nel 2025 i ruoli si sono invertiti: la Cina ha raggiunto 629,1 milioni di euro (+31,0%), mentre la Turchia è scesa a 437,6 milioni (–25,4%). Nello stesso arco di tempo, la Corea del Sud ha più che dimezzato le proprie forniture (–65,9%) e il Regno Unito ha perso il 28,0%. Sul versante delle esportazioni, spicca la crescita verso il Marocco (+19,2%, fino a 265,8 milioni di euro) e l’Ucraina (+31,5%, a 61,9 milioni), mentre le vendite dirette al Regno Unito sono crollate del 42,2% e quelle verso la Macedonia del Nord del 20,5%.
| Partner (import) | 2015 (mln €) | 2025 (mln €) | Variazione % |
|---|---|---|---|
| Cina | 480,1 | 629,1 | +31,0 |
| Turchia | 586,5 | 437,6 | –25,4 |
| Corea del Sud | 144,2 | 49,2 | –65,9 |
| Regno Unito | 95,5 | 68,8 | –28,0 |
2.2. L’impatto della guerra in Ucraina e delle sanzioni alla Russia sui prezzi all’export
Gli shock di prezzo identificati dall’analisi di volatilità (eventi estremi) sono concentrati proprio sui flussi verso i paesi coinvolti nei conflitti. Nel 2022 il prezzo medio all’export verso l’Ucraina è balzato del 17,8% rispetto al biennio precedente, a fronte di un calo del 21,7% dei volumi. Ancora più drastico il caso della Russia: nel 2023 il prezzo è salito del 55,9% mentre le quantità sono precipitate del 56,4%, effetto diretto delle sanzioni e della contrazione degli scambi. Anche le esportazioni verso il Marocco hanno registrato un’impennata dei prezzi del 16,0% nel 2022, seguita da un parziale rientro.
2.3. La Brexit penalizza le esportazioni verso il Regno Unito
L’uscita del Regno Unito dall’Unione si riflette in uno shock di prezzo significativo nel 2021: il prezzo medio delle esportazioni britanniche è aumentato del 15,6% mentre il volume è diminuito del 21,8% rispetto alla media 2019‑2020. L’effetto è stato permanente: nel 2025 il valore esportato è sceso a 64,9 milioni di euro, meno della metà dei 112,1 milioni del 2015.
3. Struttura di mercato e specializzazione: i campioni europei e la diversificazione dell’export
3.1. Italia, Portogallo e Spagna guidano la specializzazione produttiva
L’analisi di specializzazione (mappa RSCA) mostra che nel 2025 i paesi con il più alto vantaggio comparato rivelato (RSCA) sono Malta (0,91), Portogallo (0,64), Italia (0,48), Grecia (0,46) e Spagna (0,25). L’Italia, in particolare, è il primo esportatore extra‑UE con 500,0 milioni di euro e il primo importatore con 450,7 milioni, seguita dalla Germania (219,5 milioni di export) e dalla Francia (185,1 milioni). La concentrazione geografica dell’export resta moderata: l’indice HHI è salito da 681 a 785 (+15,3%), un livello ancora basso che indica un portafoglio di mercati ben diversificato. Sul fronte delle importazioni, invece, l’HHI è passato da 2 769 a 2 983 (+7,7%), segnalando una dipendenza un po’ più marcata da pochi fornitori, tra cui Cina e Turchia.
3.2. Composizione merceologica: tessuti elastomerici e a maglia di catena dominano l’export ad alto valore
La scomposizione per sottovoci doganali (confronto segmenti) evidenzia due grandi aggregati:
- Import: la voce 6006 (tessuti a maglia >30 cm, non elastomerici) rappresenta il 43,6% del valore importato nel 2025, seguita dalla 6004 (tessuti elastomerici >30 cm) con il 24,3% e dalla 6005 (maglia di catena) con il 14,9%.
- Export: la 6006 pesa il 38,9%, ma la 6004 (tessuti elastomerici) raggiunge il 28,6% del valore esportato, con un prezzo medio di 21 682 €/t, nettamente superiore a quello all’import (5 174 €/t). Anche la 6005 contribuisce per il 20,5% all’export. L’UE esporta quindi tessuti a più alto valore aggiunto, in particolare quelli contenenti filati elastomerici, sfruttando la propria specializzazione tecnologica.
Conclusione
Nel decennio 2015‑2025 il settore europeo dei tessuti a maglia ha mantenuto un avanzo commerciale, ma ha cambiato profondamente natura: la contrazione della produzione interna ha trasformato l’UE da fornitore autonomo a piattaforma commerciale sempre più dipendente dalle importazioni. La geografia degli scambi si è riorientata a favore della Cina, mentre eventi geopolitici come la guerra in Ucraina, le sanzioni alla Russia e la Brexit hanno impresso shock di prezzo e di volume su mercati chiave. La specializzazione resta trainata da Italia, Portogallo e Spagna, con un export diversificato e orientato verso segmenti ad alto valore unitario. La sfida per il futuro sarà gestire la vulnerabilità derivante dalla dipendenza esterna, preservando al contempo la competitività nei prodotti a maggiore contenuto tecnologico.