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Evoluzione del mercato: Non tessuti e cordami (CN 56) — 2015–2025

Introduzione

Il capitolo 56 della nomenclatura combinata comprende una vasta gamma di prodotti tessili non tradizionali: ovatte, feltri, stoffe non tessute, filati speciali, corde, funi e manufatti di corderia. Nel periodo 2015–2025 il commercio estero dell’Unione Europea in questo comparto ha conosciuto una profonda ristrutturazione, segnata da un rapido aumento delle importazioni, uno spostamento del baricentro produttivo verso l’Asia e una ricomposizione dei flussi di esportazione. L’analisi che segue, basata sui dati doganali aggregati a frequenza annuale, mette in luce le principali dinamiche osservate, con l’obiettivo di interpretarne le cause e le implicazioni per l’autonomia strategica dell’UE.


1. L’ascesa delle importazioni asiatiche e il progressivo assottigliamento dell’avanzo commerciale UE

Le importazioni dalla Cina e dalla Turchia crescono a ritmi sostenuti, trasformando la struttura degli approvvigionamenti

Sul fronte delle importazioni, il cambiamento più rilevante riguarda la forte espansione dei volumi provenienti da Cina e Turchia. In valore, gli acquisti dalla Cina sono passati da 363 milioni di euro a 890 milioni (+145,1%), mentre quelli dalla Turchia da 184 a 478 milioni (+160,0%), come documentato nella sezione Principali partner commerciali. In parallelo, l’indice di concentrazione HHI delle importazioni è cresciuto del 43,4%, passando da 1187 a oltre 1700, segnalando un rafforzamento della dipendenza da pochi fornitori (Concentrazione HHI). Al contrario, le importazioni dal Regno Unito sono scese da 233 a 169 milioni (−27,6%), in parte per effetto della Brexit e della conseguente riclassificazione come flusso extra-UE.

La domanda extra-UE si concentra: il Regno Unito resta stabile, la Russia crolla, mentre gli Stati Uniti e il Marocco compensano

Le esportazioni UE verso i principali mercati mostrano traiettorie divergenti. Il Regno Unito rimane il primo cliente, con un valore cresciuto da 469 a 509 milioni (+8,6%), ma la quota relativa è diminuita a vantaggio di altri mercati. Gli Stati Uniti hanno assorbito 610 milioni di euro nel 2025, in aumento del 34,8% rispetto al 2015. La Russia, invece, ha subito un crollo delle spedizioni UE (−61,7%), passando da 184 a 70 milioni, conseguenza diretta delle sanzioni imposte dopo il 2022. Al contempo, il Marocco ha quasi raddoppiato gli acquisti (+84,4%), raggiungendo 141 milioni, confermandosi un mercato dinamico per i prodotti del capitolo 56.

Principale partner import Valore 2015 (EUR) Valore 2025 (EUR) Variazione %
Cina 363 099 993 889 813 336 +145,1
Turchia 184 016 506 478 376 718 +160,0
Regno Unito 233 480 337 169 087 265 −27,6
Stati Uniti 288 297 781 331 972 613 +15,1
India 28 292 491 62 584 432 +121,2

Il surplus commerciale si riduce di un terzo nonostante l’aumento del valore delle esportazioni

Nel suo complesso, il valore delle esportazioni UE è salito del 18,9%, da 3,09 a 3,68 miliardi di euro, mentre quello delle importazioni è cresciuto del 63,0%, da 1,67 a 2,72 miliardi (Commercio complessivo del capitolo 56). Il saldo attivo si è quindi contratto del 32,8%, scendendo da 1,42 a 0,96 miliardi. La lettura in volume è ancora più netta: la quantità esportata si è ridotta dell’11,9%, mentre quella importata è aumentata del 67,2%. Ciò indica che l’UE sta vendendo meno prodotto fisico, ma a prezzi unitari significativamente più alti, e acquistando molto più prodotto extra-UE a prezzi medi moderatamente in calo.


2. La trasformazione del tessuto produttivo europeo: specializzazione, qualità e dinamiche di prezzo

La produzione UE cresce fortemente in valore, trainata dai segmenti a più alta qualità

I dati di produzione confermano un deciso spostamento verso prodotti a maggiore valore aggiunto. Tra il 2015 e il 2024, il valore della produzione UE del capitolo 56 è passato da 5,68 a 10,34 miliardi di euro (+82,1%), mentre la quantità prodotta è cresciuta solo del 35,7% (Produzione UE in volume e valore). Il prezzo medio implicito è quindi aumentato sensibilmente, da circa 2,71 a 3,64 euro/kg, segnalando un upgrading qualitativo dell’offerta europea.

Esportazioni: meno volumi ma prezzi medi in forte rialzo, soprattutto in ovatte e filati speciali

La contrazione dei volumi esportati (−11,9%) è stata più che compensata dall’aumento del prezzo medio all’export (+34,9%), passato da 4,91 a 6,63 euro/kg. Questo fenomeno è particolarmente visibile nel comparto delle ovatte (voce 5601), il cui prezzo all’export è salito da 7 968 a 9 454 euro per tonnellata (+18,6% sul 2015, con un picco di 11 824 nel 2023), e nei filati e corde di gomma (5604), il cui prezzo medio è lievitato da 9 335 a 15 294 euro/t (+63,8%). Le stoffe non tessute (5603), che rappresentano la voce dominante, hanno visto il prezzo export passare da 4 441 a 6 062 euro/t, contribuendo in modo determinante alla crescita del valore complessivo.

Voce (CN) Descrizione sintetica Quantità export 2015 (t) Quantità export 2025 (t) Prezzo export 2015 (€/t) Prezzo export 2025 (€/t)
5603 Stoffe non tessute 437 220 363 023 4 441 6 062
5607 Corde e funi 75 231 71 970 4 164 5 111
5601 Ovatte e manufatti 47 571 48 660 7 968 9 454
5604 Fili e corde di gomma rivestiti 6 036 6 011 9 335 15 294

Fonte: Confronto tra segmenti di prodotto.

Italia, Germania e nuovi poli di specializzazione: il ruolo dei paesi come Lussemburgo e Grecia

Guardando ai singoli Stati membri, la Germania resta il primo esportatore con 847 milioni di euro nel 2025, sebbene in lieve calo rispetto al 2015 (−1,6%). L’Italia, con 537 milioni (+6,9%), e la Spagna, con 260 milioni (+59,6%), hanno rafforzato la propria posizione (Principali reporter UE). L’indice di specializzazione RSCA rivela che alcuni paesi più piccoli presentano un’elevata intensità relativa nel capitolo 56: il Lussemburgo (0,77), la Grecia (0,48) e la Slovenia (0,37) figurano tra i più specializzati. Ciò suggerisce la presenza di nicchie produttive competitive, spesso legate a produzioni tecniche e ad alto contenuto tecnologico.


3. Volatilità e shock: la gestione dei rischi nelle catene di fornitura dei cordami e non tessuti

La volatilità delle forniture: Cina e Turchia presentano i coefficienti di variazione più elevati tra i partner principali

I flussi di importazione dai principali fornitori asiatici mostrano una variabilità considerevole. Il coefficiente di variazione (CV) delle quantità importate dalla Cina è pari a 0,267, quello della Turchia a 0,302, mentre India e Vietnam registrano valori ancora più alti (0,311 e 0,527 rispettivamente) (Volatilità per partner). Sul lato delle esportazioni, spicca l’elevata volatilità verso la Russia (CV = 0,339), riflesso dell’instabilità geopolitica, e verso l’Ucraina (0,275), anch’essa influenzata dal conflitto.

Shock di prezzo su India e Ucraina: impatti concentrati nel 2022-2023 e capacità di assorbimento

L’analisi degli shock di prezzo identifica alcuni eventi significativi. Nel 2022 le importazioni dall’India hanno subito un aumento medio del prezzo del 14,3% rispetto alla baseline 2020-2021, mentre il volume è rimasto sostanzialmente stabile, segnalando una pressione inflattiva temporanea ma intensa. Sul fronte export, il conflitto in Ucraina ha prodotto un forte rialzo dei prezzi unitari delle merci dirette a Kiev (+16,8%), accompagnato da una contrazione delle quantità del 34% nel solo 2022; nel biennio successivo i volumi sono parzialmente rimbalzati, ma i prezzi sono rimasti elevati (Eventi di shock di prezzo). Un altro episodio rilevante ha riguardato le esportazioni verso il Messico, che nel 2022 hanno registrato un’impennata di prezzo del 28,1%, indicativa della capacità dei produttori UE di trasferire gli aumenti di costo sui mercati terzi.

L’aumento dell’intensità commerciale e della propensione all’esportazione espone l’UE, ma la diversificazione mitiga i rischi

L’indicatore di intensità commerciale (somma di export e import rispetto alla produzione) è salito dal 29,7% del 2015 al 48,2% del 2024 (+62,2%), mentre la propensione all’esportazione è passata dal 22,4% al 35,6% (+58,8%) (Intensità commerciale, Propensione all’esportazione). Ciò significa che il settore è sempre più integrato nelle catene globali del valore. Se da un lato questo trend aumenta l’esposizione a shock esterni, dall’altro la moderata riduzione della concentrazione geografica delle esportazioni (HHI export sceso del 4,0%) e l’espansione verso mercati stabili come Stati Uniti, Svizzera e Marocco forniscono un cuscinetto contro la volatilità dei partner più instabili.


Conclusione

Il decennio 2015–2025 ha ridisegnato il profilo commerciale dell’UE nel capitolo 56. L’Europa ha accresciuto la propria dipendenza dalle importazioni asiatiche, in particolare cinesi e turche, mentre ha saputo difendere e rafforzare la propria posizione di esportatore netto grazie a un marcato upgrading qualitativo dell’offerta. Il surplus, pur ridimensionato, resta positivo, ma la crescente intensità commerciale e la volatilità di alcuni fornitori pongono interrogativi sulla resilienza delle catene di approvvigionamento. La specializzazione di alcuni Stati membri in nicchie ad alto valore aggiunto e la progressiva diversificazione delle destinazioni di export rappresentano gli assi su cui l’UE potrà costruire una maggiore autonomia strategica in questo comparto.