Evoluzione del mercato: Non tessuti e cordami (CN 56) — 2015–2025
Introduzione
Il presente rapporto analizza l'evoluzione degli scambi commerciali extra-UE della voce doganale CN 56 — che comprende ovatte, feltri e stoffe non tessute, filati speciali, spago, corde e funi, e relativi manufatti — nel periodo 2015–2025. Si tratta di una voce ad alta eterogeneità produttiva, che abbraccia materiali tecnici (non tessuti per uso igienico-medico e industriale), prodotti tradizionali (cordami, feltri) e filati speciali. Il decennio esaminato è stato segnato da shock significativi — dalla pandemia di COVID-19 alla guerra in Ucravia e all'inflazione post-2021 — che hanno lasciato tracce profonde nella struttura degli scambi. I dati mostrano un'Unione Europea che resta esportatore netto, ma con un vantaggio commerciale in erosione, mentre le importazioni crescono a ritmi sostenuti, concentrate su un numero ristretto di fornitori. La produzione interna, nel frattempo, è cresciuta sia in valore (+82%) sia in volume (+36%), suggerendo una resilienza produttiva che tuttavia non ha frenato l'afflusso di merci dall'estero.
Le tre sezioni che seguono approfondiscono le dinamiche più rilevanti emerse dai dati: la trasformazione dei flussi commerciali, la crescente dipendenza da pochi partner, e l'impatto degli shock congiunturali sui prezzi e sui volumi.
1. Una bilancia commerciale resiliente ma in erosione
L'UE resta esportatore netto, ma il surplus si è ridotto di un terzo
Nel 2015 l'Unione Europea registrava un surplus commerciale di circa 1,42 miliardi di euro nella voce CN 56. Nel 2025 tale surplus è sceso a 956 milioni di euro, una contrazione del 32,8%. La ragione è asimmetrica: le importazioni sono cresciute del 62,9% in valore (da 1,67 a 2,72 miliardi di euro), mentre le esportazioni hanno guadagnato solo il 18,9% (da 3,09 a 3,68 miliardi).
| Indicatore | 2015 | 2025 | Var. % |
|---|---|---|---|
| Esportazioni (valore, mld €) | 3,09 | 3,68 | +18,9% |
| Importazioni (valore, mld €) | 1,67 | 2,72 | +62,9% |
| Saldo (mld €) | 1,42 | 0,96 | −32,8% |
| Esportazioni (volume, kt) | 629 | 555 | −11,9% |
| Importazioni (volume, kt) | 381 | 636 | +67,2% |
| Prezzo medio export (€/t) | 4.914 | 6.631 | +34,9% |
| Prezzo medio import (€/t) | 4.389 | 4.277 | −2,6% |
Il valore cresce ma i volumi esportati si contraggono: una dinamica di prezzo
Un dato particolarmente significativo è la divergenza tra andamento dei volumi e dei valori. Le esportazioni europee hanno perso circa 75.000 tonnellate in dieci anni (−11,9%), ma il prezzo medio unitario è salito del 34,9% (da 4.914 a 6.631 €/t). Ciò indica che l'UE ha progressivamente spostato il proprio export verso segmenti a più alto valore aggiunto, oppure che ha beneficiato dell'inflazione dei prezzi nel periodo 2021–2023. Sul fronte importazioni, invece, il prezzo medio è rimasto sostanzialmente stabile (−2,6%), mentre i volumi sono quasi raddoppiati (+67,2%): un segnale chiaro di crescente penetrazione delle merci extra-UE a prezzi competitivi.
Le stoffe non tessute dominano il commercio, ma con traiettorie divergenti
La scomposizione per sotto-voce CN rivela che il segmento 5603 (stoffe non tessute) è il più rilevante sia per importazioni sia per esportazioni. Sul fronte import, il volume di 5603 è passato da 239.000 a 388.000 tonnellate (+62%), e il valore da 999 milioni a 1,64 miliardi di euro. Sul fronte export, il volume è sceso da 437.000 a 363.000 tonnellate (−17%), ma il valore è cresciuto da 1,94 a 2,20 miliardi di euro (+13,5%), grazie all'aumento dei prezzi unitari (da 4.441 a 6.062 €/t, +36,5%). In sintesi, l'UE esporta meno non tessuti in termini di peso ma a prezzi più alti, mentre importa volumi crescenti a prezzi stabili o in lieve calo.
| Sotto-voce | Import 2015 (kt) | Import 2025 (kt) | Var. % | Export 2015 (kt) | Export 2025 (kt) | Var. % |
|---|---|---|---|---|---|---|
| 5603 – Non tessuti | 239 | 388 | +62% | 437 | 363 | −17% |
| 5607 – Spago, corde, funi | 32 | 52 | +60% | 75 | 72 | −4% |
| 5602 – Feltri | 31 | 67 | +113% | 25 | 25 | −3% |
| 5608 – Reti | 26 | 54 | +107% | 22 | 27 | +23% |
| 5601 – Ovatte | 24 | 33 | +36% | 48 | 49 | +2% |
| 5609 – Manufatti | 13 | 28 | +119% | 3 | 5 | +46% |
L'intensità commerciale e la propensione all'esportazione crescono fortemente
L'indicatore di intensità commerciale (rapporto scambi/produzione) è salito dal 29,7% al 48,2% (+62,2%), mentre la propensione all'esportazione è passata dal 22,4% al 35,6% (+58,8%). Questi dati, coerenti con l'aumento del valore della produzione (+82,1%), indicano che il settore europeo dei non tessuti e cordami si è progressivamente integrato nei mercati globali, con una quota crescente della produzione destinata all'export.
2. Concentrazione crescente e nuovi protagonisti nelle catene di approvvigionamento
La Cina e la Turchia trainano la crescita delle importazioni
L'analisi dei principali partner commerciali rivela una marcata concentrazione delle importazioni su pochi fornitori. La Cina è passata da 363 milioni a 890 milioni di euro (+145,1%), la Turchia da 184 milioni a 478 milioni (+160,0%), e l'India da 28 milioni a 63 milioni (+121,2%). Questi tre paesi, uniti, rappresentano ormai oltre la metà delle importazioni extra-UE nella voce 56.
| Partner | Import 2015 (mln €) | Import 2025 (mln €) | Var. % | Import CV* |
|---|---|---|---|---|
| Cina | 363 | 890 | +145,1% | 0,27 |
| Turchia | 184 | 478 | +160,0% | 0,30 |
| Regno Unito | 233 | 169 | −27,6% | 0,22 |
| Stati Uniti | 288 | 332 | +15,1% | 0,18 |
| Israele | 69 | 97 | +39,5% | 0,24 |
| India | 28 | 63 | +121,2% | 0,31 |
| Arabia Saudita | 34 | 13 | −62,4% | 0,29 |
*CV = coefficiente di variazione, indicatore di volatilità dei flussi nel periodo 2015–2025 (fonte)
Il Regno Unito, terzo fornitore nel 2015, ha visto un calo del 27,6% delle vendite verso l'UE, probabilmente in conseguenza della Brexit e della conseguente riorganizzazione delle catene logistiche. Arabia Saudita ed Egitto hanno perso posizioni, mentre India e Vietnam (pur con flussi minori) mostrano la più alta volatilità (CV rispettivamente 0,31 e 0,53), suggerendo flussi ancora instabili e potenzialmente in crescita.
La concentrazione delle importazioni aumenta: un rischio strategico
L'indice Herfindahl-Hirschman (HHI) delle importazioni per valore è cresciuto da 1.188 a 1.703 (+43,4%), e quello per volume addirittura da 1.352 a 2.589 (+91,5%). Pur restando sotto la soglia di mercato concentrato (2.500), la tendenza è chiara: le importazioni si rivolgono a un numero sempre minore di paesi. Ciò è particolarmente rilevante per le stoffe non tessute (CN 5603), dove la Cina e la Turchia dominano. Un'interruzione delle forniture da questi due paesi — per ragioni geopolitiche, logistiche o normative — potrebbe avere effetti significativi sull'approvvigionamento europeo.
Le esportazioni, al contrario, restano molto diversificate: l'HHI è sceso leggermente da 695 a 667 (−4,0%), un segnale di buona distribuzione dei mercati di sbocco europei.
Geografia dell'export: stabilità con i partner tradizionali, crollo della Russia
Sul fronte esportazioni, il Regno Unito resta il primo mercato (509 milioni di euro nel 2025, +8,6%), seguito dagli Stati Uniti (610 milioni, +34,8%). La Turchia è stabile a 213 milioni, la Svizzera cresce moderatamente (+14,3%), mentre il crollo più drammatico riguarda la Russia: da 184 milioni a 70 milioni di euro (−61,7%). Questo crollo, accelerato dalle sanzioni successive al 2022, è avvenuto in modo pressoché continuo e rappresenta la perdita di un mercato che nel 2015 valeva circa il 6% dell'export totale extra-UE. Il Marocco, d'altra parte, emerge come partner in forte crescita (+84,4%, da 76 a 141 milioni di euro), probabilmente alimentato dalla delocalizzazione produttiva nel tessile-abbigliamento e dalla prossimità geografica.
| Partner | Export 2015 (mln €) | Export 2025 (mln €) | Var. % | Export CV |
|---|---|---|---|---|
| Regno Unito | 469 | 509 | +8,6% | 0,05 |
| Stati Uniti | 452 | 610 | +34,8% | 0,13 |
| Turchia | 215 | 213 | −0,9% | 0,14 |
| Svizzera | 194 | 222 | +14,3% | 0,08 |
| Russia | 184 | 70 | −61,7% | 0,34 |
| Cina | 197 | 213 | +7,8% | 0,20 |
| Marocco | 76 | 141 | +84,4% | 0,09 |
Specializzazione produttiva: l'Europa del Sud e del Est emergono
L'analisi della specializzazione commerciale nel 2025 mostra che il Lussemburgo presenta il più alto indice RSCA (0,77), seguito da Grecia (0,48), Slovenia (0,37), Lituania (0,35) e Portogallo (0,32). Questi paesi, spesso considerati periferici nel panorama manifatturiero europeo, vantano una significativa specializzazione in questa voce produttiva. All'estremo opposto, Malta, Cipro e Irlanda mostrano indici di specializzazione fortemente negativi. La Germania, pur essendo il primo esportatore in valore assoluto (847 milioni di euro), non figura tra i più specializzati, a conferma della sua base produttiva estremamente diversificata.
3. Shock, volatilità e il ruolo della pandemia nel ridisegnare il mercato
Il 2020-2021 come spartiacque: la pandemia e il boom delle ovatte
L'anno 2020 rappresenta un punto di svolta visibile nei dati. Sul fronte delle importazioni, quasi tutte le sotto-voci hanno registrato un'accelerazione dei volumi, in parte legata alla domanda straordinaria di non tessuti per mascherine e dispositivi medici. Tuttavia, l'effetto più sorprendente si osserva sulle esportazioni di ovatte (CN 5601): il valore è balzato da 385 milioni di euro nel 2022 a 593 milioni nel 2023 (+54%), per poi tornare a 460-481 milioni nel 2024-2025. Questo picco, che non trova riscontro nel volume (rimasto stabile intorno a 43-50 kt), è interamente spiegabile dall'impennata dei prezzi medi di export (da 9.407 a 11.824 €/t nel 2023), probabilmente legata a una composizione del paniere verso prodotti a più alto valore (ovatte tecniche, ovatte per isolamento).
L'inflazione dei prezzi del 2021-2022 colpisce duramente i segmenti a basso valore
I prezzi medi hanno subito un'accelerazione generalizzata nel biennio 2021–2022. Per i non tessuti (5603) all'import, il prezzo è passato da 4.140 €/t (2021) a 4.988 €/t (2022), per poi rientrare parzialmente a 4.222 €/t (2025). Per spago e cordami (5607), l'import price è salito da 4.296 a 4.776 €/t, segnando il picco decennale. Per le reti (5608), il picco è stato ancora più marcato: da 4.377 a 5.100 €/t (+16,5%). Queste dinamiche riflettono sia l'aumento dei costi delle materie prime (soprattutto fibre sintetiche, legate al petrolio) sia le strozzature logistiche globali del periodo post-pandemico.
Shock di prezzo individuati: India, Ucraina e Messico nel 2022
L'analisi degli shock ha individuato tre eventi anomali concentrati nel 2022:
| Paese | Flusso | Tipo | Anomalia | Var. % | Quota valore |
|---|---|---|---|---|---|
| India | Import | Prezzo | 14,0 | +14,3% | 2,6% |
| Ucraina | Export | Prezzo | 8,8 | +16,8% | 3,1% |
| Messico | Export | Prezzo | 4,1 | +28,1% | 3,2% |
Lo shock indiano sulle importazioni è coerente con l'aumento dei costi energetici e delle materie prime nel subcontinente nel 2022, anno in cui i prezzi dei carburanti e del cotone hanno raggiunto livelli eccezionali. Gli shock ucraino e messicano sulle esportazioni europee sono probabilmente riconducibili, rispettivamente, all'interruzione delle catene logistiche legate al conflitto russo-ucraino e a una riconfigurazione dei flussi verso il Messico, che emerge come mercato in crescita per i prodotti tessili europei nel contesto del nearshoring verso il Nordamerica.
La Russia esce dal radar: un mercato perduto
La volatilità più elevata tra i principali partner di export si osserva per la Russia (CV = 0,34) e per l'Ucraina (CV = 0,28). Il crollo delle esportazioni verso la Russia — da 192 milioni di euro nel 2019 a 70 milioni nel 2025 — è il riflesso diretto delle sanzioni commerciali dell'UE e della riorientazione delle catene di approvvigionamento russe verso Cina e Turchia. L'uscita di questo mercato ha rappresentato una perdita strutturale per l'export europeo di non tessuti e cordami, non compensata dalla crescita in altri mercati.
La produzione interna cresce, ma non basta a contenere le importazioni
La produzione intra-UE ha registrato una crescita significativa: in termini di valore, è passata da 5,68 miliardi a 10,34 miliardi di euro (+82,1%), e in termini di volume da 2,10 a 2,84 milioni di tonnellate (+35,7%). Tuttavia, il tasso di dipendenza netta dalle importazioni è rimasto negativo (l'UE è esportatore netto), passando da −13,6% a −12,6%. Questo lieve miglioramento maschera tuttavia una realtà più complessa: il surplus si è quasi dimezzato in termini assoluti, e le importazioni sono cresciute molto più rapidamente della produzione (+67% vs +36% in volume). Il rischio è che, se la tendenza prosegue, l'UE possa perdere il suo status di esportatore netto nel giro di pochi anni.
Conclusione
Il decennio 2015–2025 ha trasformato profondamente il mercato europeo dei non tessuti e cordami (CN 56). L'Unione Europea conserva il ruolo di esportatore netto, ma il surplus si è ridotto di un terzo sotto la pressione di importazioni in forte crescita, trainate da Cina e Turchia. La produzione interna ha mostrato una notevole resilienza (+82% in valore), ma non ha tenuto il passo della domanda di importazioni, la cui concentrazione geografica è aumentata in modo preoccupante.
La pandemia di COVID-19 ha rappresentato uno shock temporaneo che ha accelerato tendenze preesistenti: crescita della domanda di non tessuti, aumento dei prezzi delle materie prime, riconfigurazione delle catene logistiche. Il conflitto in Ucraina ha poi sottratto un mercato importante (Russia) all'export europeo. Guardando al futuro, le principali sfide riguardano la diversificazione delle fonti di approvvigionamento (per ridurre la dipendenza da Cina e Turchia), il mantenimento della competitività sui mercati terzi (dove la concorrenza dei produttori asiatici è sempre più agguerrita) e la capacità di valorizzare i segmenti a più alto contenuto tecnologico e valore aggiunto, dove l'Europa continua a mostrare un vantaggio comparato.