Evoluzione del mercato: Abbigliamento non a maglia (CN 62) — 2015–2025
Introduzione
Il capitolare CN 62 — che comprende tutti gli articoli di abbigliamento e accessori non realizzati a maglia o all'uncinetto — rappresenta uno dei comparti più rilevanti del commercio tessile dell'Unione Europea. Nel periodo 2015–2025, il settore ha attraversato trasformazioni profonde: dalla pandemia di COVID-19 all'accelerazione della delocalizzazione produttiva, dai rincari delle materie prime alla rinegoziazione delle catene di approvvigionamento globali. Le importazioni UE verso paesi extra-UE sono passate da 36,0 miliardi di euro (2015) a 43,8 miliardi di euro (2025), con una crescita del +21,5%, mentre le esportazioni sono salite da 17,3 a 21,0 miliardi di euro nello stesso periodo (Panoramica generale). Il saldo commerciale è rimasto strutturalmente negativo, passando da −18,7 miliardi a −22,8 miliardi di euro, segnale inequivocabile di una dipendenza crescente dalle forniture extra-europee.
Questo rapporto analizza le principali dinamiche osservate nel decennio, articolate in tre nuclei tematici: l'evoluzione dei prezzi e la segmentazione del mercato; il riorientamento geografico degli scambi; e il declino produttivo interno con le implicazioni in termini di vulnerabilità strategica.
1. Divergenza dei prezzi: il riposizionamento dell'UE verso l'alto della catena del valore
L'impatto della pandemia e la successiva ripresa
Il 2020 ha rappresentato uno shock profondo per il settore. Le importazioni in volume sono scese a 1.616.439 tonnellate (il minimo del periodo), rispetto alle 1.647.373 t del 2015, mentre le esportazioni hanno subito un calo ancora più marcato, scendendo a 225.584 t dal picco pre-pandemico di 370.272 t registrato nel 2019. Il segmento degli indumenti confezionati con tessuti non tessuti (CN 6210) ha fatto parziale eccezione: le importazioni in volume sono quasi raddoppiate nel 2020 (da 142.336 t a 242.169 t), verosimilmente trainate dalla domanda di dispositivi di protezione individuale e indumenti sanitari (Segmenti di prodotto).
La ripresa è stata rapida: nel 2025 le importazioni hanno raggiunto il massimo storico a 1.922.542 t, superando di gran lunga i livelli pre-pandemici. Le esportazioni, tuttavia, non hanno mai recuperato i volumi del 2019, attestandosi a 241.500 t nel 2025 (−13,8% rispetto al 2015).
Una divergenza strutturale tra prezzi di importazione ed esportazione
La dinamica più significativa del periodo è la crescente divergenza tra i prezzi medi delle importazioni e delle esportazioni:
| Indicatore | 2015 | 2019 | 2020 | 2022 | 2025 | Var. % (2015–2025) |
|---|---|---|---|---|---|---|
| Prezzo medio importazioni (€/t) | 21.872 | 21.075 | 20.157 | 25.186 | 22.776 | +4,1% |
| Prezzo medio esportazioni (€/t) | 61.769 | 53.585 | 67.624 | 95.482 | 87.091 | +41,0% |
Fonte: Panoramica generale
Nel 2015, il prezzo medio delle esportazioni UE era circa 2,8 volte quello delle importazioni; nel 2025 il rapporto è salito a 3,8 volte. Questo dato riflette un riposizionamento strutturale: l'UE importa prevalentemente capi a basso e medio valore (provenienti da Bangladesh, Pakistan, Myanmar), mentre esporta prodotti a più alto contenuto di marca, design e qualità. I segmenti più emblematici di questa tendenza sono i cappotti e giacconi donna (CN 6202), il cui prezzo medio all'esportazione è passato da 76.737 €/t a 116.935 €/t (+52,4%), e i cappotti e giacconi uomo (CN 6201), saliti da 72.735 a 149.911 €/t (+106,1%).
Il picco dei prezzi del 2022 e gli shock di approvvigionamento
Il 2022 rappresenta un anno di discontinuità per i prezzi. Sia le importazioni (25.186 €/t) sia le esportazioni (95.482 €/t) hanno registrato i valori unitari più alti dell'intero periodo. Sul fronte delle importazioni, due shock di prezzo particolarmente significativi sono stati rilevati:
| Paese | Flusso | Anno shock | Variazione prezzo | Grado di anormalità | Quota valore |
|---|---|---|---|---|---|
| Pakistan | Importazioni | 2022 | +20,5% | 11,3 | 5,0% |
| Bangladesh | Importazioni | 2022 | +20,5% | 6,2 | 21,0% |
Fonte: Shock di offerta
Lo shock in Bangladesh, paese che nel 2022 forniva il 21% del valore delle importazioni UE di CN 62, ha avuto ripercussioni particolarmente ampie. Questi incrementi riflettono sia l'aumento dei costi delle materie prime (cotone e fibre sintetiche) sia le tensioni energetiche e logistiche post-pandemiche, amplificate dal conflitto in Ucraina.
2. Riorientamento geografico: dalla dipendenza dalla Cina alla diversificazione asiatica
La Cina resta il primo fornitore, ma perde quota
La Cina è rimasta il principale partner di importazione per l'intero periodo, ma la sua performance è stata sorprendentemente piatta:
| Indicatore | 2015 | 2019 | 2022 | 2025 | Var. % |
|---|---|---|---|---|---|
| Importazioni da Cina (€ mld) | 13,4 | 13,5 | 14,6 | 13,3 | −1,0% |
Fonte: Partner principali
La quota cinese sul totale delle importazioni extra-UE di CN 62 è quindi diminuita significativamente, poiché il mercato complessivo è cresciuto di oltre 7,7 miliardi di euro. Questa stagnazione nasce dalla convergenza di fattori strutturali: aumento dei costi salariali in Cina, tensioni geopolitiche e strategie aziendali di diversificazione ("China Plus One").
L'ascesa del Sud-Est asiatico e del Sud Asia
Il vuoto lasciato dalla Cina è stato riempito principalmente da un gruppo di paesi a basso costo, in particolare:
| Paese | Importazioni 2015 (€ mld) | Importazioni 2025 (€ mld) | Var. % |
|---|---|---|---|
| Bangladesh | 4,6 | 7,7 | +66,3% |
| Pakistan | 1,1 | 1,9 | +76,5% |
| Vietnam | 1,7 | 2,5 | +49,2% |
| Myanmar | 0,25 | 1,3 | +401,2% |
| India | 2,0 | 2,2 | +12,0% |
| Türkiye | 3,2 | 3,4 | +8,2% |
Fonte: Partner principali
Myanmar è il caso più eclatante: le importazioni sono cresciute di oltre il 400%, passando da 255 milioni a 1,28 miliardi di euro, con un picco di 1,97 miliardi nel 2023. Questa espansione riflette l'integrazione del paese nelle catene globali del valore del tessile-abbigliamento nel periodo post-apertura, anche se le incertezze politiche interne ne hanno successivamente frenato la crescita. Il Bangladesh ha consolidato il suo ruolo di secondo fornitore globale dell'UE con 7,66 miliardi di euro nel 2025, trainato da costi competitivi e dagli accordi preferenziali commerciali.
La volatilità delle importazioni dai diversi partner varia considerevolmente, come mostrato dal coefficiente di variazione (CV):
| Partner | CV importazioni |
|---|---|
| Tunisia | 0,060 |
| Vietnam | 0,097 |
| India | 0,099 |
| Cina | 0,105 |
| Bangladesh | 0,148 |
| Pakistan | 0,194 |
| Myanmar | 0,466 |
Fonte: Volatilità
Tunisia e Vietnam appaiono come i fornitori più stabili, mentre Myanmar e Pakistan mostrano fluttuazioni molto più ampie, rendendo queste rotte potenzialmente più rischiose nonostante la crescita rapida.
L'Indice di Herfindahl conferma la diversificazione
La concentrazione delle importazioni per valore (HHI) è diminuita da 1.778 a 1.456 (−18,1%), segnale che la base di approvvigionamento dell'UE si è effettivamente allargata (Concentrazione). Sul lato delle esportazioni, l'HHI è sceso da 921 a 817 (−11,3%), riflettendo una dispersione dei mercati di sbocco.
Le esportazioni UE: il ruolo crescente di Svizzera e Cina, il declino del Regno Unito
Sul fronte esportazioni, la composizione dei partner è cambiata in modo significativo:
| Partner | Esportazioni 2015 (€ mld) | Esportazioni 2025 (€ mld) | Var. % |
|---|---|---|---|
| Regno Unito | 3,7 | 2,6 | −29,5% |
| Svizzera | 2,1 | 3,3 | +61,8% |
| Stati Uniti | 1,9 | 2,9 | +49,2% |
| Cina | 0,84 | 1,9 | +125,6% |
| Turchia | 0,53 | 1,0 | +93,4% |
| Russia | 1,2 | 0,67 | −46,4% |
Fonte: Partner principali
La perdita del Regno Unito come principale mercato di esportazione (−29,5%) è in parte attribuibile alla Brexit e all'introduzione di barriere doganali e regolamentari post-2020. La Russia ha registrato un calo ancora più marcato (−46,4%), riconducibile alle sanzioni economiche successive al 2022. Al contrario, la Cina è diventata la quarta destinazione delle esportazioni UE di abbigliamento non a maglia, con un raddoppio del valore, segno che il mercato cinese assorbe crescenti quantità di moda europea di fascia alta.
3. Declino produttivo interno e crescente dipendenza esterna dell'Unione Europea
Il crollo della produzione UE
Il dato più allarmante dell'intero periodo riguarda la produzione intra-UE di articoli di abbigliamento non a maglia:
| Indicatore | 2015 | 2019 | 2020 | 2025 | Var. % |
|---|---|---|---|---|---|
| Produzione (milioni di pezzi) | 2.317 | — | — | 800 | −65,5% |
| Produzione (€ mld) | 19,8 | — | — | 12,5 | −37,2% |
Fonte: Volumi di produzione
La produzione in pezzi è crollata di quasi due terzi, mentre il valore è diminuito di poco più di un terzo. Questo squilibrio indica che la produzione residua nell'UE si è concentrata su segmenti a più alto valore aggiunto, mentre i volumi sono stati progressivamente delocalizzati.
L'impennata della dipendenza dalle importazioni
La conseguenza diretta del declino produttivo è una trasformazione radicale dell'indicatore di dipendenza netta dalle importazioni (Dipendenza dalle importazioni nette):
| Indicatore | 2015 | 2025 | Var. % |
|---|---|---|---|
| Dipendenza netta dalle importazioni | 10,9% | 60,8% | +456,4% |
| Intensità commerciale | 34,9% | 117,2% | +235,5% |
| Propensione all'esportazione | 16,3% | 174,0% | +965,2% |
Nel 2015, l'UE copriva ancora gran parte del proprio fabbisogno con la produzione interna; nel 2025, oltre il 60% del consumo netto proviene dall'estero. La propensione all'esportazione — che misura il rapporto tra esportazioni e produzione — è salita al 174%, indicando che l'UE esporta più di quanto produce localmente, attingendo probabilmente a riesportazioni e a una ristrutturazione profonda della filiera.
Specializzazione: chi resiste in Europa
L'analisi della specializzazione rivela che solo pochi Stati membri mantengono un vantaggio comparato nell'abbigliamento non a maglia:
| Paese | RSCA (2025) | RCA (2025) | Quota produzione UE |
|---|---|---|---|
| Danimarca | 0,428 | 2,496 | 4,3% |
| Polonia | 0,328 | 1,975 | 13,1% |
| Spagna | 0,309 | 1,894 | 11,0% |
| Italia | 0,220 | 1,565 | 12,5% |
| Bulgaria | 0,217 | 1,554 | 1,0% |
Fonte: Specializzazione
L'Italia, pur essendo il maggiore esportatore UE di CN 62 con 8,1 miliardi di euro nel 2025 (Reporters principali), detiene una quota di produzione relativamente contenuta (12,5%) e un RSCA moderato (0,22). La Polonia è emersa come hub manifatturiero significativo, con un aumento delle esportazioni del +403% (da 195 milioni a 983 milioni di euro), consolidando il suo ruolo di piattaforma produttiva nell'Europa centro-orientale. Al contrario, paesi come Irlanda (RSCA −0,91) e Malta (RSCA −0,80) risultano quasi completamente de-specializzati nel settore.
Segmenti chiave: l'abbigliamento femminile domina gli scambi
Scomponendo il commercio per segmento, emergono differenze sostanziali (Segmenti di prodotto):
| Segmento | Importazioni 2025 (€ mld) | Esportazioni 2025 (€ mld) | Saldo (€ mld) |
|---|---|---|---|
| 6204 – Abbigliamento donna/ragazza | 12,5 | 6,0 | −6,4 |
| 6203 – Abbigliamento uomo/ragazzo | 9,5 | 3,5 | −6,0 |
| 6202 – Cappotti donna/ragazza | 4,2 | 2,8 | −1,4 |
| 6201 – Cappotti uomo/ragazzo | 3,1 | 2,0 | −1,2 |
| 6210 – Indumenti in tessuto non tessuto | 2,4 | 0,88 | −1,5 |
| 6205 – Camicie uomo/ragazzo | 2,3 | — | −2,3 |
| 6211 – Tute sportive/costumi | 2,0 | 1,3 | −0,7 |
L'abbigliamento femminile (CN 6204) è il segmento più grande sia nelle importazioni sia nelle esportazioni, con un deficit di 6,4 miliardi di euro. Il segmento delle camicie uomo (CN 6205) mostra un deficit particolarmente accentuato (−2,3 miliardi) con esportazioni residue quasi irrilevanti, segno di una delocalizzazione ormai quasi completa della produzione per il mercato di massa.
Conclusione
Il decennio 2015–2025 ha ridefinito profondamente la struttura del commercio UE di abbigliamento non a maglia. Tre tendenze dominano il quadro:
-
Delocalizzazione irreversibile della produzione di massa. La produzione intra-UE è crollata del 65,5% in volume, mentre la dipendenza netta dalle importazioni è passata dall'11% al 61%. L'UE è ormai un importatore netto strutturale di quasi l'intero fabbisogno di abbigliamento non a maglia.
-
Riposizionamento verso l'alto della catena del valore. Nonostante il calo dei volumi, il valore delle esportazioni è cresciuto del 21,5%, con prezzi medi all'esportazione aumentati del 41%. L'Italia, la Francia e la Germania continuano a trainare le vendite esterne di prodotti premium, ma in un contesto di volumi sempre più ridotti.
-
Diversificazione delle catene di approvvigionamento verso il Sud e Sud-Est asiatico. La Cina ha mantenuto il primato assoluto, ma la sua quota è in erosione. Bangladesh, Pakistan, Vietnam e Myanmar hanno guadagnato terreno significativo, rendendo la geografia dell'approvvigionamento più frammentata ma anche più esposta a shock localizzati, come dimostrato dai picchi di prezzo registrati nel 2022.
La crescente propensione all'esportazione (174% nel 2025) suggerisce che il settore UE si sta trasformando sempre più in una piattaforma di rilavorazione, distribuzione e marca, piuttosto che di produzione diretta. Le sfide future riguarderanno la gestione dei rischi di approvvigionamento, la sostenibilità ambientale e sociale delle catene del valore globali, e la capacità di mantenere il vantaggio competitivo europeo nel segmento premium in un contesto di crescente competizione internazionale.