Evoluzione del mercato: Nichel e suoi lavori (CN 75) — 2015–2025
Introduzione
Il capitolo 75 della Nomenclatura Combinata (“Nichel e lavori di nichel”) copre l’intera filiera del nichel: dalle materie prime (nichel greggio, metalline, cascami) ai semilavorati (barre, lamiere, polveri) fino agli articoli finiti. Tra il 2015 e il 2025 il commercio estero dell’Unione Europea per questo comparto è stato segnato da un forte aumento dei valori, da una marcata volatilità dei prezzi e da una profonda riconfigurazione geografica dei flussi. L’analisi che segue si basa esclusivamente sui dati della piattaforma Eurostat-Trade Dashboard, visualizzabili ai link forniti.
1. L’impennata dei valori e il ruolo dominante dei prezzi
Il valore dell’export cresce più di quello dell’import, ma il deficit rimane strutturale
Nel decennio il valore delle esportazioni UE di nichel e lavori è cresciuto dell’81,1%, passando da 1,78 miliardi di euro nel 2015 a 3,22 miliardi nel 2025 (Overview del commercio). Nello stesso periodo le importazioni sono aumentate del 28,4%, da 3,93 a 5,05 miliardi. Il saldo commerciale, pur restando negativo, è migliorato del 15,1%: il deficit è sceso da –2,15 a –1,83 miliardi di euro.
| Flusso | 2015 (mln €) | 2025 (mln €) | Variazione % | Picco massimo (mln €) |
|---|---|---|---|---|
| Export | 1.778,7 | 3.221,7 | +81,1 | 3.798,2 (2023) |
| Import | 3.933,2 | 5.051,7 | +28,4 | 7.620,1 (2022) |
I volumi seguono traiettorie divergenti e sono i prezzi a trainare il commercio
In quantità, l’export è salito da 117,5 a 175,4 migliaia di tonnellate (+49,3%), mentre l’import è leggermente diminuito da 325,6 a 306,3 migliaia di tonnellate (–5,9%). Ciò significa che la dinamica dei valori è stata guidata quasi interamente dai prezzi. Il prezzo medio all’export è passato da 15.139 €/t a 18.366 €/t (+21,3%); quello all’import da 12.081 €/t a 16.490 €/t (+36,5%). Entrambi hanno raggiunto il massimo nel 2022 (export: 23.112 €/t; import: 22.786 €/t), anno in cui le quotazioni internazionali del nichel hanno toccato livelli record.
- Nel 2022 il valore delle importazioni ha raggiunto 7,62 miliardi di euro, quasi il doppio del 2021, per poi ridimensionarsi rapidamente.
- Nello stesso anno l’export ha toccato i 3,61 miliardi, anch’esso in forte rialzo rispetto agli anni precedenti.
L’evidenza conferma che il mercato UE del nichel è stato dominato da uno shock di prezzo globale piuttosto che da un’espansione strutturale delle quantità scambiate.
2. Riconfigurazione geografica delle forniture e della domanda
La Russia resta un fornitore chiave ma perde quota dopo il picco del 2022
Tra i partner di importazione, la Russia ha mostrato l’andamento più erratico: il valore degli acquisti è passato da 674 milioni di euro nel 2015 a 974 milioni nel 2025 (+44,4%), ma nel 2022 aveva raggiunto 3,16 miliardi. La quota russa sulle importazioni, elevata nel biennio 2021-2022, si è poi ridimensionata. (Principali partner)
L’ascesa del Canada e il consolidamento degli Stati Uniti
Il Canada ha registrato un balzo del 253,2%, portandosi da 118 a 418 milioni di euro di export verso l’UE. Anche gli Stati Uniti hanno quasi raddoppiato le loro forniture, salendo da 635 a 1.260 milioni (+98,4%). Questi due partner hanno parzialmente compensato la minore prevedibilità di altri fornitori.
Il Regno Unito e la Norvegia: stabilità e vicinanza geografica
Il Regno Unito, non più membro dell’UE ma partner commerciale stabile, ha visto le importazioni passare da 539 a 649 milioni (+20,4%). La Norvegia è cresciuta da 496 a 588 milioni (+18,5%). Entrambi offrono flussi relativamente meno volatili, come mostra il coefficiente di variazione in volume: 0,33 per il Regno Unito e 0,15 per la Norvegia, contro lo 0,30 della Russia o lo 0,43 dell’Australia (Volatilità delle importazioni).
Sul lato export, la Norvegia diventa un polo di destinazione primario
Le esportazioni UE verso la Norvegia sono esplose: da 16,5 milioni di euro nel 2015 a 395 milioni nel 2025 (+2.295,6%). Anche Canada e Giappone hanno mostrato crescite notevoli (rispettivamente +244,9% e +194,7%). Gli Stati Uniti restano il primo mercato di sbocco con 717 milioni (+35,3%), seguiti dal Regno Unito (489 milioni, +31,1%).
Concentrazione in evoluzione
L’indice di Herfindahl-Hirschman (HHI) delle importazioni è passato da 1.253 a 1.447, dopo aver toccato un picco di 2.426 nel 2021, segnalando una temporanea dipendenza da pochi fornitori. Sul lato export l’HHI è invece sceso da 1.539 a 1.090 (–29,2%), indice di una progressiva diversificazione dei mercati di destinazione (Concentrazione).
3. Produzione interna, specializzazione e nuova vulnerabilità
L’UE rafforza la produzione domestica ma la dipendenza netta dalle importazioni emerge
La produzione comunitaria di nichel e lavori ha conosciuto una forte espansione: le quantità prodotte sono passate da circa 72,6 migliaia di tonnellate nel 2015 a 247,6 migliaia nel 2024, con un valore della produzione salito da 1,49 a 2,83 miliardi di euro (Volumi di produzione). Ciononostante, il rapporto di dipendenza netta dalle importazioni (net import reliance) è passato da un valore fortemente negativo (–2.234% nel 2015, che indicava una posizione di esportatore netto rispetto al consumo apparente) a un +38,6% nel 2024. In altre parole l’UE, pur producendo di più, è diventata importatrice netta di nichel, segno che la domanda interna (trainata dalle batterie e dalle leghe speciali) è cresciuta ancora più rapidamente dell’offerta domestica (Dipendenze nette).
Specializzazione geografica: Finlandia e Paesi Bassi guidano la filiera
Nel 2025 la Finlandia presenta il più alto indice di specializzazione (RSCA 0,80, RCA 8,89), seguita dai Paesi Bassi (RSCA 0,40) e dall’Austria (RSCA 0,33) (Specializzazione dei reporter). Questi tre paesi, insieme a Germania e Francia, generano la gran parte dell’export comunitario, come mostra la tabella seguente (dati 2025).
| Reporter | Export (mln €) | Quota su export UE |
|---|---|---|
| Germania | 850,6 | 26,4% |
| Finlandia | 648,5 | 20,1% |
| Francia | 473,6 | 14,7% |
| Italia | 376,9 | 11,7% |
| Paesi Bassi | 192,7 | 6,0% |
| Svezia | 177,5 | 5,5% |
| Austria | 132,0 | 4,1% |
Fonte: Principali paesi dichiaranti.
Shock di prezzo localizzati: Norvegia e Corea del Sud
L’analisi degli shock rileva due eventi anomali nel 2022, entrambi legati ai prezzi (Eventi di shock):
- Importazioni dalla Norvegia: il prezzo medio è balzato del 78,0% rispetto alla baseline 2020-2021, passando da 12.653 €/t a 22.525 €/t, mentre il volume si è contratto del 23,3%. L’anomalia è attribuibile al rialzo globale del nichel.
- Esportazioni verso la Corea del Sud: il prezzo è aumentato del 78,2% (da 14.519 €/t a 25.867 €/t), con un’anomalia statistica molto pronunciata, seguita da una forte volatilità dei volumi negli anni successivi.
Entrambi gli episodi sottolineano la sensibilità del comparto a shock di prezzo concentrati su singole relazioni bilaterali.
Conclusione
Il mercato UE del nichel e dei suoi lavori ha attraversato un decennio di profonde trasformazioni. La crescita del valore è stata alimentata prevalentemente dall’impennata dei prezzi del 2022, mentre i volumi hanno mostrato dinamiche più contenute. Dal punto di vista geografico, la dipendenza dalla Russia si è ridimensionata dopo il picco speculativo, ma è stata sostituita in parte da Canada e Stati Uniti, mentre la Norvegia è diventata un partner cruciale sia in entrata sia in uscita. La produzione europea è cresciuta sensibilmente, ma non è bastata a evitare il passaggio a una condizione di importatore netto. La concentrazione delle forniture resta moderata, mentre le esportazioni appaiono sempre più diversificate. In prospettiva, la combinazione di specializzazione produttiva in pochi Stati membri, volatilità dei prezzi e dipendenza dall’import espone il settore a rischi di natura geopolitica e di mercato, che andranno monitorati con attenzione.