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Evoluzione del mercato: Altri metalli comuni (CN 81) — 2015–2025

Introduzione

La voce 81 della nomenclatura combinata raggruppa un insieme eterogeneo di metalli comuni diversi da quelli di base tradizionali, insieme ai cermet e ai loro lavori. Vi rientrano materiali strategici per le tecnologie aerospaziali, elettroniche, mediche e per la difesa: tungsteno, molibdeno, tantalio, magnesio, cobalto, titanio, antimonio, manganese, germanio, gallio, indio, niobio e altri. Nel decennio 2015–2025 il commercio extra-UE di questa categoria ha sperimentato una profonda trasformazione, segnata da un’impennata dei prezzi, una crescente dipendenza dalle importazioni e una netta specializzazione produttiva dell’industria europea sui segmenti a più alto valore aggiunto. Il presente rapporto analizza le dinamiche osservate, basandosi esclusivamente sui dati ufficiali disponibili sulla piattaforma TradeDashboard.

1. Divergenza tra volumi e valore: la crescita del commercio extra-UE è sostenuta dalla fiammata dei prezzi

Il valore dell’export progredisce del 44 %, mentre i volumi fisici scendono leggermente

Tra il 2015 e il 2025 il valore delle esportazioni extra-UE di “altri metalli comuni” è passato da circa 1,78 miliardi di euro a 2,57 miliardi di euro, con un incremento del 44,0 %. Nello stesso periodo la quantità esportata è diminuita da 94 941 tonnellate a 89 014 tonnellate (–6,2 %). La crescita del fatturato è quindi interamente imputabile all’aumento del prezzo medio all’esportazione, che da 18 794 €/t nel 2015 è salito a 28 870 €/t nel 2025 (+53,6 %).

L’import cresce ancora più rapidamente, con prezzi medi in forte accelerazione dalla metà del periodo

Anche sul versante delle importazioni il valore ha registrato un balzo superiore a quello dei volumi. Le importazioni extra-UE sono passate da 3,26 miliardi di euro nel 2015 a 5,21 miliardi di euro nel 2025 (+60,0 %), mentre la quantità importata si è ridotta da 427 521 tonnellate a 410 271 tonnellate (–4,0 %). Il prezzo medio all’importazione è così cresciuto da 7 616 €/t a 12 699 €/t, con un incremento del 66,7 %, confermando una dinamica inflattiva che si è accentuata a partire dal 2021‑2022.

La bilancia commerciale resta negativa e il deficit si amplia sensibilmente

Il saldo commerciale extra-UE è strutturalmente negativo. Nel 2015 il deficit era di circa 1,47 miliardi di euro; nel 2025 ha raggiunto 2,64 miliardi di euro, con un peggioramento del 79,4 %. La combinazione di una domanda interna crescente e di un export che, pur in aumento in valore, non riesce a compensare il rialzo dei prezzi delle importazioni, spiega l’allargamento del disavanzo.

Tabella 1 — Sintesi degli scambi extra-UE di CN 81 (2015 e 2025)

Indicatore 2015 2025 Variazione %
Export (€) 1 784 449 438 2 570 427 403 +44,0
Export (t) 94 941 89 014 –6,2
Export (€/t) 18 794 28 870 +53,6
Import (€) 3 256 181 132 5 210 328 900 +60,0
Import (t) 427 521 410 271 –4,0
Import (€/t) 7 616 12 699 +66,7
Saldo (€) –1 471 731 694 –2 639 901 496 –79,4

Fonte: Panoramica generale degli scambi

2. Tra Cina e Stati Uniti: rimodellamento delle dipendenze strategiche e shock di prezzo del 2022

La Cina resta il primo fornitore, ma gli Stati Uniti hanno colmato una parte importante del divario

La Cina si conferma il principale fornitore extra-UE di metalli comuni: nel 2025 le importazioni dalla Cina hanno raggiunto 1 185,6 milioni di euro (+43,9 % rispetto al 2015). Gli Stati Uniti, tuttavia, hanno accorciato le distanze, con un valore delle importazioni che è salito a 1 288,9 milioni di euro (+57,2 %), superando la Cina in valore nella fase finale del periodo. La Federazione Russa, dopo un picco di 424,8 milioni di euro nel 2022, ha visto le proprie esportazioni verso l’UE scendere a 209,9 milioni di euro nel 2025 (–17,4 % rispetto al 2015), riflettendo le restrizioni commerciali successive all’invasione dell’Ucraina.

L’irruzione del Tajikistan e la volatilità dei flussi britannici segnalano una riconfigurazione dei canali di approvvigionamento

Tra i fornitori minori, spicca l’eccezionale crescita del Tajikistan, le cui vendite all’UE sono passate da 5,8 milioni di euro nel 2015 a 467,1 milioni nel 2025 (+7 896,8 %), divenendo uno dei principali esportatori di metalli di base verso l’Unione, verosimilmente attraverso la riesportazione di materiali provenienti da altri paesi asiatici. Il Regno Unito, dopo l’uscita dall’UE, ha visto le proprie esportazioni verso l’Unione crescere del 41,4 %, raggiungendo 540,1 milioni di euro. La concentrazione delle importazioni, misurata dall’indice HHI, è diminuita da 1739 a 1464 (–15,8 %), segnalando una pur lieve maggiore diversificazione delle fonti, mentre quella delle esportazioni è aumentata da 1505 a 1701 (+13,0 %), a testimonianza di una domanda extra‑UE più concentrata, in particolare verso gli Stati Uniti.

Tabella 2 — Principali partner extra-UE per import e export (valore in milioni di €, 2015 e 2025)

Partner Import 2015 Import 2025 Var. % Export 2015 Export 2025 Var. %
Cina 823,9 1 185,6 +43,9 127,3 223,7 +75,7
Stati Uniti 820,0 1 288,9 +57,2 507,9 915,4 +80,2
Regno Unito 381,9 540,1 +41,4 296,9 312,4 +5,2
Russia 254,2 209,9 –17,4
Giappone 115,4 209,3 +81,4
Tajikistan 5,8 467,1 +7 896,8
Svizzera 93,6 139,2 +48,8
Brasile 31,2 53,4 +70,9
India 39,8 103,7 +160,3

Fonte: Principali partner commerciali

L’anno 2022 spicca per shock di prezzo simultanei su più fornitori, con effetti a cascata sui mercati di esportazione

Il 2022 ha rappresentato un punto di svolta. L’analisi degli shock di prezzo evidenzia aumenti anomali e simultanei sulle importazioni da Stati Uniti (+28,4 %), Russia (+41,9 %) e Cina (+95,9 %). Anche sul fronte delle esportazioni si sono registrati forti incrementi di prezzo verso il Brasile (+39,3 %) e l’India (+109,4 %). L’elevata volatilità delle quantità importate da Tajikistan (coefficiente di variazione 0,648), Sud Africa (0,487) e Vietnam (0,482) conferma la fragilità di alcune rotte di approvvigionamento, mentre i partner più stabili restano la Cina (0,094) e la Svizzera (0,111).

Fonte: Volatilità dei flussi commerciali e Principali shock di prezzo

La dipendenza dalle importazioni nette raggiunge livelli storicamente elevati

Il tasso di dipendenza dalle importazioni nette (net import reliance) – che esprime la quota di domanda interna soddisfatta da fornitori extra-UE – ha subito un balzo a partire dal 2019, passando dal 13,1 % del 2015 a circa il 47,4 % nel 2024 (ultimo dato disponibile). Contemporaneamente, l’intensità commerciale complessiva e la propensione all’export sono cresciute in modo marcato, segno di un’industria europea sempre più integrata nelle catene globali del valore, ma anche più esposta a interruzioni delle forniture estere.

Fonte: Dipendenza dalle importazioni nette

3. Titanio, cermet e cobalto: i campioni di un’industria europea sempre più orientata all’alta tecnologia

Il titanio domina sia l’import che l’export in valore, seguito dai metalli del gruppo del platinoide, dal cobalto e dai metalli rari

La disaggregazione della voce 81 per sottovoce doganale mostra la netta prevalenza del titanio e dei suoi lavori (8108). Nel 2025 le importazioni extra‑UE di titanio hanno superato i 2,1 miliardi di euro (41 % del totale import), con un prezzo medio di 35 643 €/t, mentre le esportazioni hanno raggiunto 787,2 milioni di euro (31 % dell’export), a un prezzo medio di 32 987 €/t. L’antimonio (8110) ha registrato l’impennata più spettacolare sul fronte delle importazioni: da 127,3 milioni di euro nel 2015 a 811,5 milioni nel 2025, con un prezzo unitario schizzato da 6 733 €/t a 44 576 €/t, riflesso verosimilmente di una domanda crescente per batterie e ritardanti di fiamma. Tra i prodotti di esportazione spiccano i cermet (8113), che nel 2025 hanno fruttato 245,7 milioni di euro a un prezzo medio di 81 996 €/t, il più elevato dell’intero comparto, seguiti dal tungsteno (8101, 186,3 milioni di euro, 34 104 €/t) e dal cobalto (8105, 242,0 milioni di euro, 31 088 €/t).

Tabella 3 — Principali sottovoci della CN 81 per valore degli scambi extra-UE nel 2025

Codice Descrizione Import (milioni €) Export (milioni €) Prezzo export (€/t)
8108 Titanio e lavori 2 101,9 787,2 32 987
8110 Antimonio e lavori 811,5
8105 Cobalto e intermedi 375,0 242,0 31 088
8112 Berillio, cromo, afnio, renio, tallio, cadmio, germanio, vanadio, gallio, indio, niobio 360,6 328,4 30 943
8101 Tungsteno (wolframio) e lavori 230,4 186,3 34 104
8111 Manganese e lavori 200,0 16,5 2 855
8113 Cermet e lavori 245,7 81 996
8104 Magnesio e lavori 358,7 95,4 4 289

Fonte: Confronto tra segmenti di prodotto

L’export europeo si posiziona sulle nicchie a più alta intensità tecnologica, come mostrano i differenziali di prezzo

Il differenziale tra prezzi all’import e all’export è particolarmente marcato per i cermet, il tungsteno, il cobalto e gli altri metalli rari. L’UE importa principalmente materiali grezzi o semilavorati a prezzi inferiori ed esporta componenti e leghe avanzate a prezzi nettamente superiori. Ciò è coerente con una struttura produttiva che, pur dipendente dalle materie prime estere, detiene un vantaggio competitivo nelle fasi di trasformazione e nella produzione di articoli ad alta specializzazione.

La specializzazione produttiva premia Austria, Lussemburgo e Paesi Bassi, mentre molti Stati membri restano ai margini

Nel 2025, i paesi più specializzati nel commercio di “altri metalli comuni” (misurata dall’indice RSCA) sono l’Austria (RSCA 0,60, RCA 3,97), il Lussemburgo (0,52, RCA 3,17), i Paesi Bassi (0,32, RCA 1,96), la Francia (0,25, RCA 1,65) e l’Estonia (0,21, RCA 1,53). All’estremo opposto, Cipro (–0,99), Malta (–0,99), Irlanda (–0,93), Portogallo (–0,86) e Lituania (–0,84) mostrano una quasi totale assenza di vantaggio comparato nel comparto. La concentrazione delle esportazioni in volume (HHI) è inoltre cresciuta da 1 638 a 2 450 (+49,6 %), indicando una progressiva polarizzazione dell’offerta europea verso un ristretto numero di stati membri.

Fonte: Specializzazione dei reporter e Concentrazione del commercio

Conclusione

Il decennio 2015‑2025 ha profondamente ridisegnato il commercio extra‑UE degli altri metalli comuni. La crescita del valore degli scambi è stata guidata dall’aumento dei prezzi, mentre le quantità fisiche sono rimaste sostanzialmente stabili o in lieve calo. La dipendenza dell’Unione dalle importazioni extra-UE è quasi quadruplicata rispetto ai livelli del 2015, raggiungendo una soglia prossima al 50 % della domanda interna, alimentata dalla domanda di materiali strategici come il titanio, l’antimonio e il cobalto. La geografia degli approvvigionamenti si è modificata: la Cina resta il primo fornitore, ma gli Stati Uniti hanno assunto un ruolo altrettanto rilevante, mentre la Russia ha perso peso. Al contempo, nuovi esportatori come il Tajikistan sono emersi in modo dirompente, portando con sé una forte volatilità. Sul fronte produttivo, l’industria europea ha rafforzato la propria specializzazione nei segmenti a più alto valore aggiunto — cermet, titanio, tungsteno — con alcuni paesi (Austria, Paesi Bassi, Francia) nel ruolo di piattaforme di trasformazione e riesportazione. La combinazione di elevata dipendenza esterna, concentrazione delle fonti e shock di prezzo rende questo comparto particolarmente sensibile alle tensioni geopolitiche e alle politiche di autonomia strategica; le scelte di diversificazione e investimento nella capacità produttiva interna saranno decisive per la resilienza futura dell’Unione nel settore dei metalli critici.