Evoluzione del mercato: Piombo e lavori di piombo (CN 78) — 2015–2025
Introduzione
Il presente rapporto analizza l’evoluzione degli scambi extra‑UE del capitolo 78 della Nomenclatura Combinata (Piombo e lavori di piombo) tra il 2015 e il 2025. L’analisi si basa sui dati annuali di commercio estero dell’Unione europea, disaggregati per valore, volume, prezzo, partner e segmenti di prodotto. Nel decennio considerato emerge un rafforzamento del deficit commerciale, una profonda ridefinizione delle fonti di approvvigionamento e una crescente specializzazione produttiva interna, in un contesto di prezzi in aumento.
1. Un deficit commerciale in crescita, trainato dai prezzi e da volumi divergenti
L’interscambio complessivo mostra un deficit strutturale che si allarga sensibilmente, accompagnato da dinamiche di prezzo e quantità asimmetriche.
1.1. Il valore delle importazioni cresce molto più delle esportazioni, approfondendo il disavanzo
Nel periodo 2015‑2025 le importazioni extra‑UE sono passate da 443,6 milioni di euro a 567,8 milioni (+28,0%), mentre le esportazioni sono leggermente diminuite da 374,2 a 366,1 milioni (-2,2%) Panoramica generale. Di conseguenza il saldo, già negativo per 69,4 milioni nel 2015, ha raggiunto i -201,7 milioni nel 2025, con un picco di -735,8 milioni nel 2023 (tabella 1).
Tabella 1 – Bilancia commerciale extra‑UE del capitolo 78 (milioni di euro)
| Anno | Export | Import | Saldo |
|---|---|---|---|
| 2015 | 374,2 | 443,6 | -69,4 |
| 2016 | 274,2 | 637,8 | -363,6 |
| 2017 | 330,2 | 736,4 | -406,2 |
| 2018 | 283,7 | 748,9 | -465,2 |
| 2019 | 317,3 | 622,4 | -305,2 |
| 2020 | 224,2 | 545,2 | -321,0 |
| 2021 | 530,5 | 674,5 | -144,0 |
| 2022 | 312,9 | 823,4 | -510,5 |
| 2023 | 273,1 | 1008,9 | -735,8 |
| 2024 | 423,5 | 708,1 | -284,6 |
| 2025 | 366,1 | 567,8 | -201,7 |
Fonte: dati JSON, sezione General Overview.
1.2. I prezzi all’import e all’export aumentano in modo marcato, mentre i volumi esportati calano
Il prezzo medio all’importazione è salito da 1748,6 €/tonnellata nel 2015 a 2160,3 €/t nel 2025 (+23,5%); il prezzo all’esportazione da 1866,5 a 2247,9 €/t (+20,4%). Tuttavia, i volumi fisici raccontano un’altra storia: le importazioni in quantità sono cresciute solo leggermente (da 253,7 a 262,8 migliaia di tonnellate, +3,6%), mentre le esportazioni sono calate da 200,4 a 162,9 migliaia di tonnellate (-18,8%). Pertanto, l’aggravio del deficit in valore è in gran parte determinato dall’effetto‑prezzo, mentre i volumi esportati si sono contratti.
1.3. Le quotazioni del piombo greggio e dei semilavorati riflettono la tendenza rialzista globale
La struttura dei prezzi per segmento di prodotto conferma la pressione al rialzo: il piombo greggio (CN 7801), che rappresenta la quota preponderante degli scambi, ha visto il prezzo medio all’import passare da 1808,4 a 2157,0 €/t e all’export da 1774,4 a 2046,9 €/t; i semilavorati (lamiere, polveri, CN 7804) e gli articoli finiti (CN 7806) hanno raggiunto quotazioni ancora più elevate (ad esempio, l’import di articoli finiti ha toccato i 6154,0 €/t nel 2025) Confronto prodotti. Il rincaro generalizzato del metallo, alimentato dalla ripresa post‑pandemica e da tensioni geopolitiche, ha inciso sull’intera catena del valore.
2. Riassetto geopolitico degli approvvigionamenti: la Russia esce di scena, nuovi fornitori avanzano
La geografia delle forniture extra‑UE è stata ridisegnata da shock di offerta e da sanzioni, con una marcata volatilità dei flussi.
2.1. Il crollo delle importazioni dalla Russia è compensato solo in parte da Regno Unito, Libano, Serbia e altri
Nel 2015 la Russia era il secondo fornitore con 63,4 milioni di euro (quota del 14,3%); nel 2025 il suo export verso l’UE è sceso a 94 mila euro (-99,9%) Volatilità e shock. I volumi di piombo russo sono crollati da 38,3 mila tonnellate nel 2015 a 9,1 tonnellate nel 2025, accompagnati da un’impennata del prezzo medio residuo (da 1654,6 a oltre 10.000 €/t nel 2025), segno di un’effettiva interruzione delle relazioni commerciali. Questa contrazione è stata assorbita da un rafforzamento del Regno Unito (primo partner, da 217,6 a 282,9 milioni, +30,0%) e dall’emergere di fornitori come Libano (da 15,9 a 79,9 milioni, +402,6%) e Serbia (da 1,3 a 27,9 milioni, +1971,3%). Anche Ucraina e Nigeria hanno ridotto drasticamente la loro quota (rispettivamente -51,2% e -74,8%), mentre la Corea del Sud è passata da picchi a quasi zero con forte variabilità (coefficiente di variazione delle quantità: 1,21) Migliori partner. La concentrazione delle importazioni, misurata dall’indice HHI, è rimasta moderata (da 2689 a 2761) grazie a questa diversificazione, sebbene il Regno Unito resti dominante Concentrazione HHI.
2.2. Sul versante delle esportazioni cresce l’India, mentre gli Stati Uniti arretrano
Le esportazioni UE hanno visto un profondo mutamento delle destinazioni. L’India è diventata il secondo mercato di sbocco, passando da 17,7 milioni nel 2015 a 70,9 milioni nel 2025 (+300,7%), trainata dalla forte domanda di piombo greggio. Al contrario, gli Stati Uniti sono scesi da 48,3 a 14,1 milioni (-70,7%), con un tracollo dopo il picco anomalo del 2021 (205,2 milioni). Altri mercati dinamici sono stati la Macedonia del Nord (da 9,6 a 34,1 milioni, +256,7%) e Singapore (da 1,6 a 18,0 milioni, +1061,3%), mentre il Brasile ha subìto una contrazione (-85,6%). La Turchia si conferma il primo cliente, con valori stabili (da 78,3 a 95,8 milioni, +22,4%) e una bassa volatilità (CV 0,13) Volatilità export. L’HHI delle esportazioni è salito da 961 a 1393 (+44,8%), indicando una lieve maggiore concentrazione, in parte per la forte crescita dell’India.
2.3. Shock di prezzo e volatilità caratterizzano i flussi con i partner emergenti
Nel corso del decennio si sono verificati diversi shock di prezzo e quantità. L’episodio più eclatante riguarda la Russia nel 2023, quando un’impennata del prezzo medio del 350,3% si è associata a un crollo dei volumi (supply shock). Altri eventi rilevanti includono lo shock di prezzo dalle importazioni serbe nel 2017 (+66,1%) e quello sulle esportazioni verso l’India nel 2022 (+23,1%). Per la Corea del Sud e il Libano si osservano bruschi rialzi seguiti da assestamenti Eventi di shock. Tali anomalie sono sintomo di mercati ancora in fase di riorganizzazione dopo la pandemia e le sanzioni.
3. Più produzione interna, maggiore specializzazione e dipendenza esterna in calo
Il sistema produttivo europeo del piombo mostra segnali di rafforzamento, con una specializzazione concentrata in alcuni Stati membri e una minore dipendenza dalle importazioni nette.
3.1. La produzione dell’UE cresce in volume e ancor più in valore
La produzione totale di piombo nell’UE (dati PRODCOM) è passata da 1.449 milioni di kg nel 2015 a 1.597 milioni di kg nel 2024 (+10,2%), mentre il valore della produzione è salito da 2.350 a 3.138 miliardi di euro (+33,5% nello stesso periodo). L’aumento dei prezzi del metallo ha quindi amplificato il valore della produzione interna Volumi di produzione.
3.2. La specializzazione è elevata in Bulgaria, Estonia, Svezia e altri; bassa nei grandi mercati
Nel 2025 la Bulgaria risulta lo Stato membro più specializzato nel piombo (RSCA 0,8494, RCA 12,28), seguita da Estonia (RSCA 0,5748), Svezia (0,5145), Grecia (0,5113) e Belgio (0,3189). All’opposto, economie come Slovenia, Lussemburgo e Ungheria mostrano un bassissimo indice di specializzazione (RSCA inferiori a -0,86) Specializzazione. La Bulgaria, in particolare, combina una forte vocazione all’export di piombo greggio e lavori con un peso modesto sul commercio totale del paese, indicando una filiera molto integrata.
3.3. La dipendenza netta dalle importazioni scende, mentre la propensione all’export rimane stabile
L’indicatore di net import reliance (import nette su consumo apparente) è sceso dal 15,9% del 2015 al 9,1% del 2025 (-43,1%), raggiungendo un minimo storico del -2,3% nel 2009 e toccando un picco del 18,5% nel 2023 Net Import Reliance. Parallelamente, la propensione all’export (export su produzione) è aumentata dall’8,2% al 9,8% (+19,5%), segno che una quota crescente della produzione interna viene destinata ai mercati extra‑UE Export Propensity. L’UE resta tuttavia un importatore netto di piombo greggio, mentre è esportatore netto di prodotti trasformati ad alto valore aggiunto (articoli in piombo, lamiere e polveri). Nel 2025 il deficit commerciale è quindi più contenuto in rapporto alla produzione, a conferma di una maggiore autonomia relativa.
Conclusione
Nel decennio 2015‑2025 il commercio extra‑UE di piombo e lavori di piombo ha vissuto una trasformazione profonda. L’aumento dei prezzi ha gonfiato il valore degli scambi, ma i volumi esportati si sono ridotti, ampliando il deficit commerciale. La domanda estera si è spostata dall’America all’Asia (India), mentre l’offerta ha perso la Russia, sostituita da Regno Unito, Libano e Serbia. Sul fronte interno, la produzione è cresciuta e la dipendenza dalle importazioni nette è diminuita, con una specializzazione sempre più marcata in un gruppo ristretto di Stati membri. L’elevata volatilità di molti flussi e gli shock di prezzo segnalano, tuttavia, un mercato ancora esposto a tensioni geopolitiche e fluttuazioni cicliche del metallo.