Evoluzione del mercato: Alluminio grezzo e lavorato (CN 76) — 2015–2025
Introduzione
Il presente rapporto analizza l'evoluzione degli scambi commerciali dell'Unione Europea con i paesi extra-UE per la voce doganale CN 76 — Alluminio e lavori di alluminio — nel periodo 2015–2025. La voce comprende un ampio ventaglio di prodotti, dall'alluminio greggio (7601) ai cascami e ricicli (7602), dalle lamiere e nastri (7606–7607) alle costruzioni in alluminio (7610), fino agli articoli finiti non specificati altrove (7616).
Nel corso di questo decennio, il mercato dell'alluminio dell'UE è stato segnato da tre macro-dinamiche: una crescita strutturale della dipendenza dall'estero, un profondo riorientamento geopolitico delle catene di approvvigionamento — accelerato dal conflitto in Ucraina — e un'ondata di volatilità dei prezzi legata alla crisi energetica del 2022. Questi tre fili narrativi guidano la struttura del rapporto.
1. Un deficit commerciale in costante ampliamento: l'UE come importatore strutturale
Il divario tra importazioni ed esportazioni si è raddoppiato in dieci anni
L'Unione Europea è storicamente un importatore netto di alluminio e prodotti in alluminio. Nel 2015, il saldo commerciale con il mondo extra-UE era pari a circa −6,4 miliardi di EUR. Nel 2025, il deficit si è ampliato a circa −13,4 miliardi di EUR, con un peggioramento complessivo del 109,3%. Il punto più critico è stato raggiunto nel 2022, con un disavanzo record di circa −21,3 miliardi di EUR.
| Indicatore | 2015 | 2022 | 2025 | Var. % 2015–2025 |
|---|---|---|---|---|
| Importazioni (Mld EUR) | 20,0 | 40,6 | 32,5 | +62,2% |
| Esportazioni (Mld EUR) | 13,6 | 19,4 | 19,0 | +40,0% |
| Saldo (Mld EUR) | −6,4 | −21,3 | −13,4 | −109,3% |
La crescita del valore delle importazioni (+62,2%) ha superato nettamente quella delle esportazioni (+40,0%), segnando un progressivo deterioramento della posizione commerciale dell'UE.
L'aumento dei volumi è trainato dall'altezza dei prezzi, non solo dalla domanda
Analizzando separatamente volumi e prezzi, emerge che la crescita del valore delle importazioni è attribuibile sia all'espansione delle quantità sia — soprattutto — alla dinamica dei prezzi:
| Flusso | Var. volume (%) | Var. prezzo medio (%) | Var. valore (%) |
|---|---|---|---|
| Importazioni | +18,6% | +36,8% | +62,2% |
| Esportazioni | +12,0% | +25,0% | +40,0% |
Il prezzo medio delle importazioni è passato da circa 2.384 EUR/t a 3.261 EUR/t, mentre quello delle esportazioni è salito da 3.953 a 4.942 EUR/t. Questa divergenza riflette non solo l'inflazione globale delle materie prime, ma anche il cambiamento della composizione merceologica degli scambi.
La dipendenza netta dall'importazione è quintuplicata
L'indicatore di dipendenza netta dall'importazione è passato da un modesto 1,8% nel 2015 a 10,2% nel 2025, con un picco di 16,2% nel 2022. In parallelo, l'intensità commerciale (commercio totale come quota della produzione domestica) è scesa dal 50,7% al 38,3%, e la propensione all'esportazione si è dimezzata, dal 33,3% al 19,3%. Questo insieme di segnali indica che l'UE, pur avendo ampliato la propria produzione interna, non è riuscita a stare al passo con la crescita della domanda, accentuando la propria dipendenza esterna.
2. Riorientamento geopolitico delle forniture: dalla Russia alla diversificazione
La Russia è crollata, la Turchia e l'Islanda sono esplose
Tra il 2015 e il 2025, la geografia delle importazioni dell'UE di alluminio si è profondamente trasformata. Il cambiamento più drammatico riguarda la Russia: da secondo fornitore dell'UE con circa 2,6 miliardi di EUR nel 2015, le importazioni russe sono crollate a circa 755 milioni di EUR nel 2025 (−71,5%), in conseguenza delle sanzioni imposte dopo l'invasione dell'Ucraina.
| Paese | 2015 (Mln EUR) | 2022 (Mln EUR) | 2025 (Mln EUR) | Var. % |
|---|---|---|---|---|
| Norvegia | 2.988 | 5.864 | 4.539 | +51,9% |
| Russia | 2.645 | 2.999 | 755 | −71,5% |
| Cina | 2.332 | 5.330 | 4.008 | +71,9% |
| Turchia | 1.190 | 3.846 | 2.941 | +147,1% |
| Regno Unito | 1.627 | 1.594 | 1.813 | +11,4% |
| Islanda | 710 | 2.718 | 2.204 | +210,3% |
| EAU | 1.078 | 2.211 | 1.376 | +27,6% |
Allo spazio lasciato dalla Russia hanno risposto soprattutto tre paesi: la Turchia (+147,1%, da 1,2 a 2,9 miliardi di EUR), l'Islanda (+210,3%, da 710 milioni a 2,2 miliardi di EUR) e la Cina (+71,9%, da 2,3 a 4,0 miliardi di EUR). La Norvegia, già primo fornitore nel 2015, ha consolidato ulteriormente la propria posizione, pur restando il fornitore con la minore volatilità storica (coefficiente di variazione di soli 0,045).
Le esportazioni dell'UE si sono orientate verso USA, Svizzera e India
Sul fronte delle esportazioni, il Regno Unito è rimasto il primo mercato di destinazione (3.767 milioni EUR nel 2025), ma le crescita più dinamiche si sono registrate verso l'India (+183,6%), gli Stati Uniti (+69,7%) e la Svizzia (+54,5%). L'India è passata da 327 milioni a 927 milioni di EUR, riflettendo la crescente domanda industriale del sub-continente.
| Destinazione | 2015 (Mln EUR) | 2025 (Mln EUR) | Var. % |
|---|---|---|---|
| Regno Unito | 3.351 | 3.767 | +12,4% |
| Svizzera | 1.716 | 2.652 | +54,5% |
| Stati Uniti | 1.540 | 2.613 | +69,7% |
| India | 327 | 927 | +183,6% |
| Turchia | 519 | 955 | +84,2% |
| Cina | 651 | 687 | +5,5% |
| Norvegia | 420 | 707 | +68,4% |
La concentrazione delle importazioni è diminuita, segnale di diversificazione
L'indice di concentrazione HHI per le importazioni in valore è sceso da 875 a 679 punti (−22,4%), indicando una maggiore diversificazione delle fonti di approvvigionamento. Anche l'HHI in volume ha seguito un andamento analogo, scendendo da 984 a 667 (−32,2%). Sul fronte esportazioni, la concentrazione è diminuita più moderatamente (HHI in valore da 1.018 a 899, −11,7%). Questa diversificazione riflette, da un lato, le sanzioni verso la Russia che hanno forzato la ricerca di fornitori alternativi e, dall'altro, l'emergere di nuovi attori sulla scena globale.
3. L'ondata di prezzi del 2022 e le vulnerabilità esposte dalla crisi energetica
Il 2022 ha rappresentato un anno di shock sui prezzi senza precedenti
L'anno 2022 segna il punto di svolta più visibile nell'intero periodo analizzato. L'alluminio, metallo altamente energia-intensivo nella produzione primaria, ha risentito in modo particolare della crisi energetica innescata dal conflitto russo-ucraino. I prezzi medi delle importazioni sono balzati ai massimi storici per quasi tutte le sotto-voci:
| Voce | Prezzo 2021 (EUR/t) | Prezzo 2022 (EUR/t) | Prezzo 2025 (EUR/t) | Var. 2021–2022 |
|---|---|---|---|---|
| 7601 – Alluminio greggio | 2.250 | 3.180 | 2.594 | +41,3% |
| 7606 – Lamiere e nastri (>0,2 mm) | 3.182 | 4.317 | 3.627 | +35,7% |
| 7604 – Barre, aste e profilati | 3.923 | 5.272 | 5.141 | +34,4% |
| 7602 – Cascami e ricicli | 1.521 | 2.077 | 1.921 | +36,6% |
| 7610 – Costruzioni in alluminio | 4.438 | 5.876 | 5.633 | +32,4% |
| 7607 – Fogli e nastri sottili | 3.945 | 5.337 | 4.638 | +35,3% |
| 7605 – Fili | 2.445 | 3.321 | 2.945 | +35,8% |
I prezzi del 2025 si sono parzialmente normalizzati, ma restano ovunque superiori ai livelli pre-crisi del 2015–2019. L'alluminio greggio (7601), che rappresenta di gran lunga la voce più rilevante nelle importazioni per volume (oltre 6,3 milioni di tonnellate nel 2025, su un totale di quasi 10 milioni di tonnellate), ha visto il prezzo salire da 2.250 a 3.180 EUR/t nel solo biennio 2021–2022, per poi riposizionarsi a 2.594 EUR/t nel 2025.
Shock di prezzo documentati nel 2022 su mercati di esportazione
L'analisi degli shock di approvvigionamento rivela tre eventi anomali concentrati tutti nel 2022 sulle esportazioni dell'UE:
| Destinazione | Tipo di shock | Anomalia | Var. % prezzo | Quota valore |
|---|---|---|---|---|
| Giappone | Prezzo | 18,7 | +51,7% | 2,1% |
| Corea del Sud | Prezzo | 12,0 | +70,8% | 2,4% |
| Canada | Prezzo | 8,8 | +49,4% | 2,6% |
Questi eventi, concentrati su mercati asiatici e nordamericani, testimoniano come la crisi energetica europea abbia generato anomalie nei flussi esportativi: le esportazioni dell'UE verso questi partner hanno registrato aumenti di prezzo anomali, probabilmente legati alla riallocazione di volumi verso mercati disposti a pagare il premio per l'alluminio europeo in un contesto di offerta compressa.
La volatilità dei flussi differisce radicalmente per fornitore
L'analisi del coefficiente di variazione dei flussi per singolo partner rivela profili di rischio molto diversi:
| Partner (importazioni) | Coeff. variazione | Partner (esportazioni) | Coeff. variazione |
|---|---|---|---|
| Norvegia | 0,045 | Svizzera | 0,087 |
| Russia | 0,446 | Regno Unito | 0,159 |
| Cina | 0,166 | Stati Uniti | 0,161 |
| Turchia | 0,291 | Turchia | 0,197 |
| Islanda | 0,210 | Norvegia | 0,192 |
La Norvegia emerge come fornitore estremamente stabile (CV = 0,045), mentre la Russia presenta la più alta volatilità (CV = 0,446) — un dato che riflette la brusca interruzione dei flussi nel 2022. Sul lato esportazioni, la Svizzera è il mercato più stabile, mentre partner come India (CV = 0,311) e Cina (CV = 0,284) presentano flussi più erratici.
Conclusione
Il decennio 2015–2025 ha trasformato il mercato dell'alluminio dell'UE in modo profondo. Tre sintesi chiave emergono dai dati:
-
Dipendenza strutturale in crescita. Il deficit commerciale dell'UE si è raddoppiato, la dipendenza netta dall'importazione è quintuplicata, e la propensione all'esportazione si è dimezzata. L'Unione consuma oggi una quota significativamente maggiore di alluminio proveniente dall'estero rispetto al proprio livello di produzione.
-
Ridisegno delle catene di approvvigionamento. Le sanzioni alla Russia hanno innescato una riconfigurazione rapida: la Turchia e l'Islanda sono diventate fornitori di primo piano, mentre la Cina ha consolidato il ruolo di secondo fornitore globale dell'UE. La crescente diversificazione (HHI in calo) attenua il rischio di singoli colli di bottiglia, ma espone l'UE a una molteplicità di rischi geopolitici.
-
Persistenza dell'impatto della crisi energetica sui prezzi. Sebbene i prezzi del 2025 si siano stabilizzati rispetto al picco del 2022, restano ovunque superiori ai livelli pre-2020. L'alluminio, prodotto primario ad alta intensità energetica, rimane esposto alle condizioni dei mercati energetici europei — una vulnerabilità che non si è attenuata.
Nel complesso, il mercato dell'alluminio dell'UE nel 2025 appare più diversificato nelle fonti ma più fragile nella struttura: più dipendente dall'estero, con prezzi strutturalmente più alti e una produzione interna che, pur in crescita, fatica a colmare il divario con la domanda.