Evoluzione del mercato: pelli e cuoio (CN 41) — 2015–2025
Introduzione
Il capitolo 41 della nomenclatura combinata comprende pelli grezze, semilavorate e finite – diverse da quelle per pellicceria – e il cuoio, abbracciando l’intera filiera a monte della pelletteria e della calzatura. L’analisi dei flussi extra-UE tra il 2015 e il 2025 rivela una trasformazione profonda del commercio europeo di questi prodotti, segnata da una contrazione marcata degli scambi in valore e in volume, da un deciso recupero di autonomia commerciale e da una riorganizzazione dei mercati di sbocco e di approvvigionamento. Il rapporto mette in luce le principali dinamiche osservate, basandosi esclusivamente sui dati estratti dalla dashboard PELLI (DIVERSE DA QUELLE PER PELLICCERIA) E CUOIO.
Drastico ridimensionamento dei flussi e ribaltamento del saldo commerciale
Le importazioni extra-UE hanno subìto un crollo del 58,9% in valore, trascinate dal crollo dei prezzi e dei volumi
Il valore delle importazioni comunitarie è passato da 3,74 miliardi di euro nel 2015 a 1,54 miliardi nel 2025, con una diminuzione del 58,9%. I volumi si sono ridotti del 37,8% (da 667 mila tonnellate a 415 mila), mentre il prezzo medio all’importazione è sceso da circa 5 598 €/t a 3 699 €/t (-33,9%). La flessione è stata particolarmente rapida nel biennio 2019-2020 e ha proseguito senza recupero fino al 2025.
I principali fornitori hanno tutti ridotto sensibilmente le proprie spedizioni:
| Partner | Import 2015 (€) | Import 2025 (€) | Variazione % |
|---|---|---|---|
| Brasile | 557,1 mln | 199,8 mln | -64,1 |
| Stati Uniti | 330,5 mln | 179,3 mln | -45,7 |
| Regno Unito | 233,3 mln | 78,6 mln | -66,3 |
| Nuova Zelanda | 139,7 mln | 61,5 mln | -55,9 |
| Paraguay | 87,7 mln | 19,9 mln | -77,4 |
| Australia | 104,4 mln | 61,1 mln | -41,5 |
| Svizzera | 72,8 mln | 42,4 mln | -41,7 |
Fonte: Principali partner commerciali
L’HHI delle importazioni è cresciuto da 515,9 a 609,4 (+18,1%), segnalando una maggiore concentrazione tra i fornitori, anche a causa della scomparsa di alcuni flussi precedentemente rilevanti.
Le esportazioni hanno retto meglio, mostrando una flessione più contenuta (-37,8%) e tenuta della domanda per alcune destinazioni
L’export extra-UE è sceso da 3,53 miliardi a 2,19 miliardi di euro (-37,8%), con diminuzioni di volume del 17,1% (da 605 mila a 502 mila tonnellate) e di prezzo medio del 25,0% (da 5 825 a 4 370 €/t). La minor erosione dell’export rispetto all’import ha permesso un netto miglioramento del saldo.
La geografia delle esportazioni si è modificata sensibilmente:
- La Cina resta il primo cliente ma il suo peso si è quasi dimezzato (-54,1%), passando da 745 milioni a 342 milioni di euro.
- Hong Kong ha visto un tracollo dell’83,1%, scendendo da 467 milioni a 79 milioni, testimoniando il ridimensionamento del ruolo di hub.
- Il Regno Unito ha perso il 49,3%, da 218 a 111 milioni.
- Al contrario, la Serbia è salita da 107 a 166 milioni (+54,6%) e il Viet Nam da 203 a 219 milioni (+8,0%), affermandosi come mercati di destinazione sempre più strategici.
Parallelamente, l’indice HHI delle esportazioni è sceso da 871 a 664 (-23,8%), indicando una diversificazione dei partner di sbocco che ha ridotto la dipendenza dai grandi mercati tradizionali.
Da importatore netto a esportatore netto: la bilancia commerciale inverte il segno
Nel 2015 il disavanzo era di 209 milioni di euro; nel 2025 si registra un surplus di 658 milioni, con un miglioramento del 415,3%. Il punto di svolta è stato il 2016, e dal 2018 in poi il saldo è rimasto costantemente positivo, raggiungendo il massimo nel 2022 (+745 milioni). Questo riequilibrio è stato alimentato dal minor fabbisogno di importazioni e dalla resilienza delle esportazioni di prodotti a maggior valore aggiunto, come si vedrà nella sezione successiva.
Ricomposizione geografica e qualitativa: l’UE si sposta verso un export a più alto valore aggiunto
La filiera europea punta sui cuoi finiti, mentre cede sui semilavorati e sui grezzi
L’analisi per segmento doganale (fonte: Confronto per prodotto) mostra una netta redistribuzione del paniere esportato verso le voci a più alta trasformazione:
| Voce | Export 2015 (mln €) | Export 2025 (mln €) | Variazione % | Prezzo medio 2015 (€/t) | Prezzo medio 2025 (€/t) |
|---|---|---|---|---|---|
| 4107 – cuoio finito bovino | 1 993 | 1 463 | -26,6 | 21 406 | 22 154 |
| 4104 – cuoio conciato/crosta bovino | 376 | 162 | -57,0 | 2 323 | 1 534 |
| 4101 – pelli grezze bovine | 453 | 215 | -52,5 | 1 822 | 786 |
| 4102 – pelli ovine grezze | 84 | 49 | -41,8 | 1 829 | 1 604 |
| 4114 – cuoi scamosciati/verniciati | 219 | 113 | -48,2 | 22 961 | 21 082 |
Le esportazioni di cuoio finito (4107), pur calando in volume (-29,0%), hanno mantenuto un prezzo medio in leggera crescita (+3,5%), consentendo al segmento di continuare a rappresentare la quota maggiore del valore esportato (66,8% nel 2025). Al contrario, i semilavorati (4104) e i grezzi (4101) hanno subìto forti ribassi di prezzo (rispettivamente -34,0% e -56,8%) che hanno accelerato il calo del loro valore. L’export dell’UE si è quindi riposizionato su prodotti a maggiore intensità di lavorazione.
L’Italia domina il commercio extra-UE, mentre la specializzazione premia i paesi della “concia”
Nel 2025 l’Italia ha realizzato il 40,0% dell’export totale UE del capitolo 41, con un indice di specializzazione relativa (RSCA) di 0,666 e un RCA di 4,99 (fonte: Specializzazione per paese). Spagna (RCA 2,27) e Croazia (RCA 2,76) completano il nucleo di paesi fortemente specializzati nell’export conciario. La concentrazione dell’export tra gli Stati membri, tuttavia, si è ridotta: l’HHI in valore è passato da 871 a 664.
Sul fronte import, l’Italia resta anche il primo acquirente, ma il suo peso è sceso da 2,18 miliardi di euro (58,5% delle importazioni UE) a 804 milioni (52,3%), mentre Germania (-61,5%) e Austria (-81,6%) hanno ridotto drasticamente gli acquisti. La minore domanda di pelli grezze e wet-blue da parte dei distretti conciari italiani e mitteleuropei riflette sia una contrazione produttiva interna sia una riorganizzazione delle catene di fornitura.
La produzione UE segna un calo di valore nonostante volumi altalenanti
I dati di produzione (fino al 2024) mostrano un’evoluzione contrastata: i volumi prodotti nell’UE sono passati da 816 mila tonnellate nel 2015 a 805 mila tonnellate nel 2024, con un picco di 1,53 milioni di tonnellate nel 2019 e un minimo di 732 mila nel 2023. Il valore della produzione, invece, si è ridotto da 8,07 a 5,73 miliardi di euro, segnalando una compressione dei prezzi interni e uno spostamento verso produzioni di minor pregio. La propensione all’export è comunque aumentata, passando dal 43,4% nel 2015 al 41,5% nel 2024 (con un massimo del 46,3% nel 2012), e la dipendenza netta dalle importazioni è diventata negativa (-19,1% nel 2024), confermando che l’UE è oggi fornitore netto di pelli e cuoio verso i mercati extra-UE.
Volatilità dei prezzi e shock di offerta: nuove vulnerabilità in un mercato in contrazione
I prezzi all’importazione hanno subìto scosse violente in alcuni mercati di approvvigionamento
L’analisi degli shock rivela tre eventi di prezzo anomali sul fronte import (fonte: Shock d’offerta):
- Colombia (2023): il prezzo medio è balzato di 293,2%, passando da 2 347 €/t a 9 228 €/t, mentre i volumi importati crollavano da circa 8 600 tonnellate a 775 tonnellate. L’anomalia (11,5) è la più elevata del periodo.
- Argentina (2022): il prezzo è cresciuto del 116,9%, raggiungendo 7 096 €/t, a fronte di volumi già in calo (-78,1% rispetto alla baseline 2020-2021). L’instabilità macroeconomica e valutaria del paese ha inciso sulla disponibilità di materia prima.
- Ucraina (2022): la guerra ha prodotto un aumento del prezzo del 45,0% (da 4 155 a 6 026 €/t) e una contrazione dei volumi del 30,3%. L’evento ha compromesso un flusso che nel 2015 valeva 65 milioni di euro e che nel 2025 si è ridotto a 30 milioni.
Questi shock si inseriscono in un contesto di volatilità già elevata per alcuni fornitori. I coefficienti di variazione dei volumi mostrano che Sudafrica (CV=0,446), Argentina (0,320) e Bosnia-Erzegovina (0,438) sono le fonti più instabili, mentre la Svizzera (0,059) è il partner più prevedibile.
Le esportazioni mostrano elevate oscillazioni su Hong Kong e Regno Unito, ma stabilità sulla Cina
Sul lato export, la variabilità dei volumi è massima per Hong Kong (CV=0,764) e Regno Unito (0,560), a testimonianza del progressivo abbandono di questi canali. La Cina, pur avendo ridotto gli acquisti, presenta il CV più basso (0,081), indicando una relazione commerciale ancora stabile e programmabile. Tra le destinazioni in crescita, la Serbia (CV=0,145) ha mantenuto un profilo di volatilità contenuto, favorendo la pianificazione degli scambi.
L’aumentata propensione all’export e l’autonomia commerciale riducono alcune vulnerabilità ma ne creano di nuove
L’UE ha raggiunto un’autonomia commerciale netta (export netto positivo) che la rende meno dipendente dalle importazioni. La dipendenza netta, misurata come rapporto tra importazioni nette e consumo, è diventata negativa per tutto il periodo post-2018, toccando il -19,1% nel 2024 (fonte: Autonomia commerciale). Tuttavia, l’intensità commerciale complessiva (somma di export e import sul valore della produzione) è salita al 53,4% nel 2024, segnalando un settore strutturalmente esposto alle oscillazioni della domanda globale. La combinazione di prezzi internazionali in calo e shock concentrati su singoli fornitori (come Argentina e Colombia) suggerisce che i margini di manovra per i produttori europei restano compressi, specialmente per le pelli grezze e i semilavorati, dove l’erosione dei prezzi è stata più severa.
Conclusione
Il commercio extra-UE di pelli e cuoio ha attraversato un decennio di profondi cambiamenti. La contrazione del valore degli scambi, comune a import ed export, nasconde però dinamiche molto diverse: le importazioni sono precipitate per effetto di una domanda europea in calo e di prezzi internazionali depressi, mentre le esportazioni hanno tenuto meglio grazie al presidio dei segmenti a più alta trasformazione. L’UE è così passata da importatrice netta a esportatrice netta, riducendo la dipendenza dall’estero e diversificando i mercati di destinazione. L’Italia, la Spagna e la Croazia confermano la loro vocazione conciaria, mentre paesi come la Serbia e il Viet Nam emergono come nuovi poli di domanda. Permangono elementi di vulnerabilità legati alla volatilità dei prezzi delle materie prime e a shock esogeni (guerra in Ucraina, instabilità in Sudamerica), che richiedono un monitoraggio costante per preservare la competitività di una filiera strategica per il made in Europe.