Evoluzione del mercato: Polveri ed esplosivi (CN 36) — 2015–2025
Introduzione
Il capitolo 36 della nomenclatura combinata, che comprende polveri propellenti, esplosivi, articoli pirotecnici, fiammiferi, leghe piroforiche e sostanze infiammabili, rappresenta un comparto strategico per la sicurezza e l’industria dell’Unione europea. Tra il 2015 e il 2025, il commercio extra‑UE di questi beni ha registrato una crescita imponente nei valori, accompagnata da una profonda trasformazione nella composizione geografica e merceologica, nonché da un marcato rafforzamento dell’autonomia produttiva continentale. Il rapporto analizza queste dinamiche a partire dai dati ufficiali, evidenziando le tendenze principali e i fattori che le hanno determinate.
1. Il valore degli scambi cresce per l’effetto combinato dell’inflazione dei prezzi e di un mix di prodotto sempre più tecnologico
L’aumento del valore delle esportazioni e delle importazioni è sproporzionato rispetto ai volumi, indicando una forte dinamica dei prezzi
Nel periodo considerato, le esportazioni extra‑UE sono passate da 570,6 milioni di euro a 1.248,1 milioni (+118,7%), mentre le importazioni sono salite da 508,1 milioni a 1.196,5 milioni (+135,5%). I volumi scambiati, al contrario, sono rimasti sostanzialmente invariati: +2,2% per le esportazioni e +26,0% per le importazioni. Il prezzo medio all’export è balzato da 8.161 €/t a 17.468 €/t (+114,0%), quello all’import da 3.510 €/t a 6.562 €/t (+87,0%). L’andamento dei valori è quindi dominato dalla componente prezzo, che riflette sia tensioni inflative settoriali sia un progressivo innalzamento del contenuto tecnologico dei prodotti scambiati.
La composizione del commercio rivela uno spostamento verso prodotti a più alto valore unitario, come polveri propellenti e detonatori
L’analisi per segmento di prodotto mostra che le voci più dinamiche sono quelle a elevato valore aggiunto. Nell’import, le polveri propellenti (3601) sono passate da 60,8 milioni di euro nel 2015 a 286,0 milioni nel 2025; gli esplosivi preparati (3602) da 37,8 a 157,2 milioni; i sistemi di detonazione (3603) da 67,8 a 114,2 milioni. Anche gli articoli pirotecnici (3604) hanno raggiunto 424,5 milioni, ma con un tasso di crescita più contenuto. Sul versante delle esportazioni, il dominio spetta ai detonatori (3603, 535,6 milioni nel 2025), seguiti da polveri propellenti (135,1 milioni), esplosivi (147,0 milioni) e articoli pirotecnici (136,6 milioni). I prezzi medi all’export delle polveri propellenti sono saliti da 16.039 €/t a 47.164 €/t, quelli dei detonatori da 60.751 €/t a 78.468 €/t, a conferma della crescente sofisticazione dell’offerta europea.
I volumi restano tendenzialmente stabili, con un picco anomalo nel 2019
Nonostante il forte incremento in valore, le quantità esportate sono oscillate intorno alle 70.000 tonnellate annue (da 69.882 t nel 2015 a 71.441 t nel 2025), mentre quelle importate sono cresciute moderatamente da 144.699 t a 182.324 t. Fa eccezione il 2019, quando le esportazioni in volume hanno raggiunto 336.431 tonnellate, un dato isolato che, pur presente nelle serie ufficiali, non altera la lettura complessiva di una stabilità strutturale dei flussi fisici. L’aumento del valore unitario è quindi il vero motore della crescita commerciale del capitolo.
2. La geografia degli scambi si diversifica: meno dipendenza dalla Cina, nuovi fornitori e destinazioni strategiche
La Cina resta il primo fornitore, ma la sua quota si riduce e emergono nuovi partner come India, Serbia e Turchia
Tra i principali partner di importazione, la Cina ha mantenuto il primato, passando da 258,2 milioni di euro a 403,0 milioni (+56,1%), ma il suo peso relativo si è ridimensionato a favore di altri fornitori. L’India ha registrato un balzo del 693,1% (da 4,5 a 35,4 milioni), la Serbia è cresciuta del 576,0% (da 7,6 a 51,1 milioni) e la Turchia del 153,0% (da 8,2 a 20,7 milioni). Parallelamente, le importazioni dalla Russia sono crollate del 99,3%, scendendo da 3,0 milioni a poco più di 21 mila euro, effetto diretto delle sanzioni seguite all’invasione dell’Ucraina. L’indice di concentrazione HHI delle importazioni in valore è sceso da 3.210 a 1.965 (-38,8%), segnalando una reale diversificazione delle fonti di approvvigionamento.
Le esportazioni si consolidano verso gli Stati Uniti e il Regno Unito, con una quota crescente di flussi non divulgabili destinati a usi militari
Sul lato delle esportazioni, gli Stati Uniti restano il mercato di sbocco principale (da 112,4 milioni a 194,0 milioni, +72,7%), seguiti dal Regno Unito (da 55,5 a 114,2 milioni, +105,8%). Una voce anomala ma rilevante è rappresentata dalle destinazioni “non specificate per ragioni commerciali o militari”, passate da 41,0 a 107,4 milioni (+161,6%), il che suggerisce un aumento delle forniture legate alla difesa. Crescono anche le esportazioni verso la Svizzera (+63,2%), la Serbia (+283,1%) e il Ghana (+79,8%). La concentrazione delle esportazioni, già molto bassa (HHI di 781 nel 2015), si è ulteriormente ridotta a 741, indice di un portafoglio di clienti ampio e ben distribuito.
La Russia scompare dal mercato, l’Ucraina assume un peso rilevante
L’esclusione della Russia dalle catene di fornitura è totale sia dal lato import (‑99,3%) sia dal lato export, dove il paese non figura più tra i partner principali. Al contrario, l’Ucraina è emersa come importante destinataria di esportazioni europee: i dati disaggregati indicano un flusso passato da 2,4 milioni di euro nel 2015 a 159,7 milioni nel 2025, in forte accelerazione dopo il 2022, verosimilmente per sostenere lo sforzo bellico.
3. L’Unione europea accresce la propria autonomia produttiva, riducendo la dipendenza netta dalle importazioni
La produzione interna di esplosivi e affini è cresciuta dell’85% in quantità e del 202% in valore dal 2003 al 2024
I volumi di produzione dell’UE per il capitolo 36 sono saliti da 42,95 milioni di kg nel 2003 a 79,70 milioni di kg nel 2024 (+85,6%), mentre il valore della produzione, espresso in euro, è più che triplicato, da 69,1 milioni a 208,8 milioni (+202,0%). L’aumento è stato particolarmente intenso tra il 2020 e il 2024, segno di un deciso rafforzamento della capacità industriale europea nel settore. La distribuzione delle specializzazioni è fortemente concentrata: nel 2025 Slovenia, Croazia, Cechia, Finlandia e Francia presentano i più elevati indici di vantaggio comparato rivelato (RSCA), mentre paesi come Ungheria, Malta e Lussemburgo sono sostanzialmente assenti dal comparto.
L’indicatore di dipendenza netta dalle importazioni scende al di sotto del 2%, dopo aver toccato il 20% nel 2012
La dipendenza netta dalle importazioni, che esprime il saldo commerciale rispetto al consumo apparente, è passata dal 6,2% del 2015 all’1,8% del 2024 (ultimo anno disponibile), una contrazione del 71,6%. Nell’arco temporale più ampio, l’indicatore aveva raggiunto un picco del 20,3% nel 2012 e si è progressivamente ridotto, diventando addirittura negativo in alcuni anni (‑5,1% nel 2020), a testimonianza di una condizione di esportatore netto. Ciò significa che oggi l’UE è pressoché autosufficiente per questa categoria di beni.
La propensione all’esportazione e l’intensità commerciale si contraggono, segnalando un rafforzamento del mercato interno
Anche gli altri indicatori di apertura commerciale confermano il trend di autonomizzazione. L’intensità commerciale (somma di export e import su produzione) è scesa dal 47,8% al 38,8% (‑18,8%), mentre la propensione all’export (export/produzione) è calata dal 29,2% al 23,4% (‑19,7%). Il saldo commerciale, pur restando positivo, si è ridotto da 62,6 a 51,7 milioni di euro (‑17,5%), coerentemente con un mercato interno in espansione che assorbe una quota crescente della produzione.
Conclusioni
Il commercio extra‑UE dei prodotti del capitolo 36 ha vissuto tra il 2015 e il 2025 una fase di forte espansione in valore, alimentata da prezzi in aumento e da uno spostamento verso beni a elevata tecnologia, come polveri propellenti e detonatori. La geografia degli scambi si è profondamente diversificata: mentre la Cina conserva un ruolo di primo fornitore, nuovi attori come India, Serbia e Turchia hanno eroso la sua egemonia, e la Russia è stata completamente emarginata. Sul fronte delle esportazioni, i flussi verso gli Stati Uniti, il Regno Unito e, in misura crescente, l’Ucraina e le destinazioni militari riservate, hanno consolidato la presenza europea. A livello strutturale, il rafforzamento della produzione interna e la drastica riduzione della dipendenza netta dalle importazioni collocano l’UE in una posizione di quasi autosufficienza, riducendo al contempo l’intensità commerciale complessiva. In sintesi, il settore sta attraversando un processo di maturazione tecnologica e di riposizionamento strategico che lo rende più solido, più diversificato e meno esposto a shock esterni.