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Evoluzione del mercato: Intrecci e stuoie (CN 46) — 2015–2025

Introduzione

Il capitolo 46 della nomenclatura combinata comprende i lavori di intreccio, da panieraio o da stuoiaio, articolati nelle sottovoci 4601 (trecce, stuoie, materiale da intreccio in strisce) e 4602 (lavori da panieraio finiti, articoli in luffa). L’analisi che segue esamina l’evoluzione del commercio extra‑UE di questo comparto tra il 2015 e il 2025, sulla base dei dati della dashboard Trade Dashboard.

I dati mostrano una duplice dinamica: da un lato, un’esplosione del valore delle esportazioni europee accompagnata da un forte aumento dei prezzi unitari; dall’altro, una crescita più moderata delle importazioni, segnata tuttavia da una marcata diversificazione dei fornitori e da alcune turbolenze significative, in particolare nel 2022. Il rapporto è articolato in tre sezioni che approfondiscono queste tendenze.

Dall’intreccio di volume all’intreccio di pregio: la metamorfosi dell’export europeo

Il valore unitario delle esportazioni quasi triplica, trainato dai prodotti finiti della voce 4602

L’export extra‑UE di lavori di intreccio ha registrato una crescita del valore del 286,2 %, passando da 42,5 milioni di euro nel 2015 a 164,1 milioni nel 2025. Nello stesso periodo la quantità esportata è aumentata solo del 16,0 % (da 9 258 a 10 744 tonnellate), cosicché il prezzo medio unitario è salito da 4 587 a 15 265 €/tonnellata (+232,7 %) Panoramica generale.

Indicatore export 2015 2025 Variazione %
Valore (EUR) 42 491 854 164 115 350 +286,2
Quantità (t) 9 258 10 744 +16,0
Prezzo medio (€/t) 4 587 15 265 +232,7

Il balzo del prezzo medio è quasi interamente spiegato dalla sottovoce 4602 (lavori da panieraio), il cui prezzo all’export è passato da 4 459 a 22 651 €/tonnellata (+408 %), mentre i prodotti della voce 4601 (trecce e stuoie) hanno mostrato valori unitari sostanzialmente stabili intorno a 4 000–6 000 €/tonnellata Confronto voci 4601/4602.

Nuovi mercati di sbocco: l’irresistibile ascesa degli Stati Uniti e il ruolo stabile di Regno Unito e Svizzera

I principali acquirenti extra‑UE hanno registrato andamenti molto differenziati.

Partner Export 2015 (EUR) Export 2025 (EUR) Var. %
Regno Unito 10 167 275 23 951 272 +135,6
Svizzera 9 326 344 17 335 030 +85,9
Norvegia 4 916 329 7 992 335 +62,6
Turchia 893 476 7 199 727 +705,8
Stati Uniti 1 442 820 37 436 883 +2 494,7
Tunisia 2 680 943 472 081 −82,4
Ucraina 450 113 2 019 807 +348,7
Altri 12 614 553 67 708 215 +436,8

Fonte: Principali partner commerciali – export

Gli Stati Uniti sono diventati il primo mercato di destinazione, con un incremento di quasi 25 volte, assorbendo da soli 37,4 milioni di euro nel 2025. La Tunisia ha invece subito un tracollo (−82,4 %), probabilmente legato a mutate condizioni competitive.

Italia, Francia e Spagna: i nuovi campioni dell’export di intrecci

La crescita dell’export è stata guidata da pochi Stati membri, in particolare quelli mediterranei.

Paese UE Export 2015 (EUR) Export 2025 (EUR) Var. %
Francia 7 584 424 37 452 326 +393,8
Spagna 3 175 746 26 325 352 +729,0
Italia 1 789 342 49 200 910 +2 649,7
Germania 11 270 860 17 487 185 +55,2
Polonia 5 384 309 10 312 953 +91,5
Paesi Bassi 3 415 521 5 553 347 +62,6
Svezia 2 553 146 4 678 553 +83,2

Fonte: Principali dichiaranti – export

L’Italia ha moltiplicato il proprio export di un fattore 27, passando da una posizione marginale a quella di primo esportatore UE. Anche Francia e Spagna hanno quintuplicato o più i propri flussi, suggerendo un riposizionamento verso produzioni di alta gamma (design, artigianato di lusso) nella sub‑voce 4602.

Importazioni: la Cina resiste, ma il portafoglio fornitori si allarga

La Cina mantiene la leadership, eppure cresce meno della media; avanzano Vietnam, Madagascar e Bangladesh

Le importazioni extra‑UE sono cresciute del 43,4 % in valore (da 382 a 548 milioni di euro) e del 33,0 % in quantità. Il prezzo medio è aumentato solo del 7,8 % (da 3 417 a 3 684 €/tonnellata), segnalando una dinamica di crescita trainata dai volumi più che dal valore unitario Panoramica generale – import.

Partner Import 2015 (EUR) Import 2025 (EUR) Var. %
Cina 253 799 807 288 881 609 +13,8
Vietnam 58 979 636 101 074 017 +71,4
Indonesia 28 404 942 41 538 866 +46,2
Madagascar 5 095 225 36 677 201 +619,8
Ucraina 136 939 2 587 573 +1 789,6
Bangladesh 2 864 304 22 439 664 +683,4
India 3 744 634 17 276 352 +361,4

Fonte: Principali partner commerciali – import

La Cina resta il fornitore dominante (oltre il 50 % del totale), ma la sua quota è erosa da nuovi poli: il Madagascar è passato da 5 a 37 milioni di euro, il Bangladesh da 2,9 a 22,4 milioni, l’India da 3,7 a 17,3 milioni. L’Ucraina, nonostante il contesto bellico, ha registrato una crescita eccezionale, seppure da una base molto ridotta.

La concentrazione delle importazioni si riduce sensibilmente

L’indice HHI (Herfindahl‑Hirschman) per il valore delle importazioni è sceso da 4 708 a 3 262 (−30,7 %), confermando la maggiore diversificazione del portafoglio fornitori Concentrazione HHI. Questa evoluzione riduce l’esposizione al rischio‑paese, sebbene i nuovi fornitori portino con sé livelli di volatilità più elevati (si veda la sezione successiva).

I prezzi all’import rimangono contenuti, con un’impennata temporanea nel 2022

A differenza dell’export, il prezzo medio delle importazioni è rimasto relativamente stabile. La scomposizione per sottovoce mostra che il prezzo dei lavori da panieraio (4602), pur salito da 4 326 a 5 283 €/tonnellata, è ben lontano dai livelli dell’export, mentre il prezzo dei materiali da intreccio (4601) è rimasto intorno a 1 500–1 800 €/tonnellata. L’unica eccezione è il picco del 2022, quando il prezzo medio dei prodotti cinesi ha superato i 4 500 €/tonnellata (si veda la sezione shock).

Shock, volatilità e specializzazione: un comparto in riassetto

Lo shock dei prezzi cinesi del 2022: +45 % sopra la baseline

L’analisi automatica degli shock ha rilevato un’impennata anomala del prezzo all’import dalla Cina centrata nel 2022: il prezzo è balzato del 45,4 % rispetto alla baseline 2020‑2021, con un’anomalia statistica (z‑score) di 2,9Eventi di shock – prezzi all’import. La quantità importata dalla Cina era già aumentata sensibilmente nel 2021 (103 563 tonnellate), per poi contrarsi nel 2023 (72 546 tonnellate) mentre i prezzi rientravano verso la baseline. Il fenomeno, che ha interessato il 67,8 % del valore importato dal capitolo, è compatibile con tensioni logistiche e di costo delle materie prime post‑pandemiche.

Volatilità elevata per i nuovi fornitori e un precedente shock sull’export verso la Turchia

I coefficienti di variazione (CV) dei volumi importati misurano la stabilità dei flussi.

Partner (import) CV quantità Partner (export) CV quantità
Cina 0,118 Regno Unito 0,179
Vietnam 0,149 Svizzera 0,107
Indonesia 0,103 Norvegia 0,206
Madagascar 0,401 Turchia 0,560
Ucraina 0,557 Stati Uniti 0,401
Bangladesh 0,478 Tunisia 0,488
India 0,571 Ucraina 0,526

Fonte: Volatilità per partner

I fornitori emergenti mostrano CV ben più alti di Cina, Vietnam e Indonesia, a testimonianza di catene di approvvigionamento ancora in fase di consolidamento.

Sul fronte esportazioni, un secondo shock da prezzo è stato identificato per la Turchia nel 2017, quando il prezzo medio dell’export UE verso quel mercato balzò del 57,2 % (anomalia 5,3) Eventi di shock – prezzi all’export. In quell’anno le quantità quasi raddoppiarono e il prezzo salì da 7 465 a 11 738 €/tonnellata, per poi restare su livelli elevati, indicando un probabile cambiamento qualitativo dell’offerta UE diretta in Turchia.

La mappa della specializzazione nell’UE

Nel 2025 i paesi europei più specializzati negli scambi di questo capitolo (misurati dall’indice RSCA) erano:

Paese RSCA RCA Quota prodotto su totale export nazionale Quota totale nazionale
Lituania 0,366 2,15 1,34 % 0,62 %
Danimarca 0,337 2,02 3,47 % 1,72 %
Polonia 0,289 1,81 12,04 % 6,64 %
Paesi Bassi 0,277 1,77 25,64 % 14,51 %
Spagna 0,277 1,77 10,24 % 5,79 %

Fonte: Specializzazione – paesi più specializzati

I Paesi Bassi assorbono da soli oltre un quarto del commercio intra‑UE del capitolo, fungendo anche da piattaforma di re‑export. La specializzazione di Polonia e Spagna è cresciuta in parallelo all’aumento dell’export verso i mercati extra‑UE, confermando l’esistenza di un nucleo di paesi UE altamente competitivi nei lavori di intreccio finiti.

Conclusione

Il periodo 2015‑2025 ha ridisegnato il profilo del commercio extra‑UE di intrecci e stuoie. Le esportazioni hanno vissuto una profonda metamorfosi, passando da flussi di volume a flussi di valore, con prezzi unitari più che triplicati grazie ai manufatti di pregio della voce 4602 e alla forte domanda di Stati Uniti, Italia, Francia e Spagna. Le importazioni sono invece cresciute in modo più equilibrato, con la Cina ancora fornitore chiave ma affiancata da una costellazione di nuovi poli (Madagascar, Bangladesh, India, Ucraina) che hanno ridotto la concentrazione del rischio. Il 2022 ha rappresentato un punto di rottura, con uno shock temporaneo sui prezzi cinesi e un generale aumento della volatilità dei nuovi fornitori. La struttura di specializzazione intra‑UE premia oggi i paesi capaci di esprimere un’offerta di alta gamma, lasciando intravedere un settore sempre più orientato alla qualità e al design, ma esposto alle incertezze delle catene globali di approvvigionamento.