Evoluzione del mercato: Armi e munizioni (CN 93) — 2015–2025
Introduzione
Il capitolo 93 della nomenclatura combinata comprende “Armi, munizioni e loro parti ed accessori”, una categoria ampia che spazia dalle armi da guerra (9301) alle munizioni (9306), passando per armi sportive (9303), pistole e rivoltelle (9302), armi ad aria compressa (9304), parti ed accessori (9305) e armi bianche (9307). Tra il 2015 e il 2025 il commercio extra-UE di questi beni ha conosciuto una dinamica eccezionale: le esportazioni sono passate da 3,07 miliardi di euro a 7,52 miliardi (+145,3%), mentre le importazioni sono esplose da 0,85 miliardi a 5,92 miliardi (+596,6%), comprimendo il surplus commerciale da 2,22 miliardi a 1,61 miliardi (–27,6%) Panoramica generale del commercio extra-UE. La crescita dei volumi scambiati è stata modesta rispetto ai valori (+30,0% per l’export, +93,4% per l’import), segnalando una forte spinta inflattiva: il prezzo medio all’export è salito dell’89,0% (da 31.010 a 58.613 €/t), mentre quello all’import è più che triplicato (+260,7%, da 15.658 a 56.477 €/t). Questo rapporto analizza i principali fattori che hanno determinato tali variazioni, con particolare attenzione al riorientamento dei partner, alla composizione merceologica e agli shock di prezzo.
Esplosione delle importazioni e compressione del surplus commerciale
Il valore dell’export extra-UE cresce del 145,3%, ma le importazioni registrano un balzo di quasi il 600%, ridisegnando la bilancia commerciale
L’evoluzione del commercio extra-UE di armi e munizioni è stata fortemente asimmetrica. Mentre le esportazioni hanno raggiunto un picco di 7,94 miliardi nel 2024 per poi attestarsi a 7,52 miliardi nel 2025, le importazioni sono cresciute in modo continuo e accelerato, toccando 5,92 miliardi nell’ultimo anno della serie. La conseguenza è stata un deterioramento del saldo, che dopo aver sfiorato i 3,67 miliardi nel 2016 è sceso a 1,61 miliardi nel 2025. La tabella seguente riassume i principali indicatori a inizio e fine periodo.
| Indicatore | 2015 | 2025 | Variazione % |
|---|---|---|---|
| Export (miliardi €) | 3,07 | 7,52 | +145,3 |
| Import (miliardi €) | 0,85 | 5,92 | +596,6 |
| Saldo (miliardi €) | 2,22 | 1,61 | –27,6 |
| Quantità export (t) | 98.723 | 128.352 | +30,0 |
| Quantità import (t) | 54.178 | 104.779 | +93,4 |
| Prezzo medio export (€/t) | 31.010 | 58.613 | +89,0 |
| Prezzo medio import (€/t) | 15.658 | 56.477 | +260,7 |
L’aumento dei prezzi è stato il vero motore della crescita in valore, con un’impennata particolarmente marcata sul versante delle importazioni
Il disallineamento tra dinamica dei volumi e dinamica dei valori dimostra che l’aumento dei prezzi medi ha giocato un ruolo predominante. Sul lato delle importazioni il prezzo medio è salito a un ritmo triplo rispetto all’export, riflettendo sia l’acquisto di beni a più alto contenuto tecnologico (missili, sistemi d’arma completi) sia tensioni di mercato. Il prezzo medio all’export ha comunque quasi raddoppiato, segno di una composizione merceologica più ricca e di un effetto-paese legato alle destinazioni degli invii.
Nuovi protagonisti e shock geopolitici ridisegnano la mappa degli scambi
L’Ucraina diventa il secondo mercato di sbocco grazie a un aumento senza precedenti (+46.038%)
I flussi di export verso l’Ucraina sono passati da appena 5,1 milioni di euro nel 2015 a 2,34 miliardi nel 2025, con un incremento del 46.038%. Questa voce ha contribuito in modo determinante alla crescita complessiva, affiancando il tradizionale canale dei “Paesi e territori non specificati per ragioni commerciali o militari”, le cui esportazioni sono cresciute del 248,6% (da 727 milioni a 2,53 miliardi). Complessivamente, questi due flussi hanno modificato la geografia dell’export, che vede ora l’Ucraina al secondo posto dopo gli Stati Uniti Principali partner commerciali.
| Partner (export) | 2015 (mln €) | 2025 (mln €) | Var. % |
|---|---|---|---|
| Stati Uniti | 927,7 | 1.209,7 | +30,4 |
| Ucraina | 5,1 | 2.341,4 | +46.038,5 |
| Paesi non specificati (rag. comm./milit.) | 726,8 | 2.533,2 | +248,6 |
| Regno Unito | 132,1 | 180,1 | +36,3 |
| Arabia Saudita | 161,8 | 47,9 | –70,4 |
| Turchia | 26,7 | 137,7 | +416,1 |
| Svizzera | 39,6 | 70,0 | +76,9 |
Le importazioni dalla Corea del Sud e dall’India moltiplicano il loro peso, mentre gli Stati Uniti restano il principale fornitore
Sul fronte delle importazioni spiccano le crescite della Corea del Sud (+12.822,3%, da 14,1 milioni a 1,82 miliardi) e dell’India (+3.566,5%, da 6,3 a 231,7 milioni). Anche la Turchia (+1.171,2%) e gli Stati Uniti (+413,4%) registrano incrementi imponenti, mentre la voce “Paesi non specificati” sfiora 1,1 miliardi (+541,5%). La Cina mostra un aumento più contenuto (+81,5%) e il Regno Unito guadagna il 284,4% Principali partner commerciali.
| Partner (import) | 2015 (mln €) | 2025 (mln €) | Var. % |
|---|---|---|---|
| Corea del Sud | 14,1 | 1.821,3 | +12.822,3 |
| India | 6,3 | 231,7 | +3.566,5 |
| Turchia | 47,8 | 607,8 | +1.171,2 |
| Stati Uniti | 189,8 | 974,4 | +413,4 |
| Paesi non specificati (rag. comm./milit.) | 170,7 | 1.095,3 | +541,5 |
| Cina | 46,3 | 84,1 | +81,5 |
| Regno Unito | 41,0 | 157,5 | +284,4 |
Un numero ristretto di Stati membri domina gli acquisti e le vendite extra-UE, con Polonia e Repubblica Ceca in ascesa
I dati sui “principali dichiaranti” mostrano che Polonia (2,34 miliardi di import nel 2025, +2.712,0% rispetto al 2015), Repubblica Ceca (718 milioni, +3.152,4%) e Romania (234 milioni, +4.235,4%) sono diventati hub di importazione di armamenti dall’esterno dell’Unione. Sul versante export l’Italia resta il primo esportatore (1,52 miliardi, +89,1%), ma è la Polonia a segnare il balzo più vistoso (+1.637,6%), seguita da Romania (+399,5%) e Bulgaria (+146,3%) Principali paesi dichiaranti.
La concentrazione del mercato import sale sensibilmente, mentre quella dell’export rimane già elevata
L’indice HHI delle importazioni è cresciuto da 1.345 a 2.070 (+53,9%), segnalando una minore diversificazione dei fornitori. L’export, già molto concentrato, ha visto l’HHI passare da 2.444 a 2.852 (+16,7%), con un picco di 3.563 nel 2024. Ciò riflette la preponderanza di pochi acquirenti (Stati Uniti, Ucraina, destinazioni non specificate) Concentrazione del mercato (HHI).
La volatilità delle quantità e gli shock di prezzo confermano la turbolenza del settore
L’analisi della volatilità mostra coefficienti di variazione (CV) elevati per le quantità importate dalla Corea del Sud (1,31), dall’India (1,99) e per le esportazioni verso l’Ucraina (1,33). Nel 2017 uno shock di prezzo sulle esportazioni verso la Turchia (anomalia 192,1, prezzo +160,2%) ha anticipato un periodo di commercio volatile, mentre nello stesso anno gli Stati Uniti e il Regno Unito hanno registrato rialzi anomali dei prezzi medi all’export (rispettivamente +44,0% e +73,3%). Sul lato import, il 2021 ha visto un forte incremento del prezzo delle merci britanniche (+221,0%), probabilmente legato agli effetti della Brexit e alla ridefinizione delle catene logistiche Shock di prezzo e di offerta Volatilità delle quantità.
Il protagonismo di munizioni e armi da guerra nel paniere degli scambi
Le munizioni (9306) rappresentano la categoria dominante sia in export sia in import, con una crescita dei prezzi medi molto rilevante
Nel 2025 le esportazioni di bombe, granate, cartucce e proiettili (9306) hanno raggiunto 2,76 miliardi di euro, contro i 491 milioni del 2015, con un prezzo medio passato da 8.506 a 32.928 €/t. Le importazioni della stessa voce sono salite da 262 milioni a 2,40 miliardi, e il prezzo medio da 9.244 a 40.565 €/t. Il peso delle munizioni sul totale degli scambi è cresciuto nettamente: nell’export rappresenta ora il 36,7% del valore e nell’import il 40,6% Confronto tra segmenti di prodotto.
L’import di armi da guerra (9301) esplode, mentre le armi sportive (9303) mantengono un profilo più stabile
Le importazioni di armamenti da guerra (9301) sono passate da 15,3 milioni a 1,15 miliardi di euro, con un prezzo medio quadruplicato (da 59.151 a 219.127 €/t). Anche l’export di questa voce è cresciuto (da 66,4 a 390,9 milioni), ma con un’intensità minore. Le armi da fuoco sportive e simili (9303) mostrano invece una progressione più lineare: +31,4% nell’export (da 386,9 a 508,7 milioni) e +62,8% nell’import (da 52,4 a 85,3 milioni), con prezzi in aumento ma senza strappi. Le armi ad aria compressa (9304) hanno visto un’impennata dell’import (da 80,3 a 903,8 milioni), spinta probabilmente dalla domanda civile e da dispositivi non letali. Parti ed accessori (9305) crescono in entrambi i flussi, segno di un tessuto industriale che integra componenti extra-UE per l’assemblaggio e la manutenzione.
| Voce | Export 2015 (mln €) | Export 2025 (mln €) | Import 2015 (mln €) | Import 2025 (mln €) |
|---|---|---|---|---|
| 9306 — Munizioni | 490,8 | 2.756,5 | 262,3 | 2.403,1 |
| 9301 — Armi da guerra | 66,4 | 390,9 | 15,3 | 1.150,0 |
| 9303 — Armi sportive/a canna liscia | 386,9 | 508,7 | 52,4 | 85,3 |
| 9304 — Armi ad aria compressa e non da fuoco | 77,4 | 292,3 | 80,3 | 903,8 |
| 9305 — Parti ed accessori | 214,3 | 440,3 | 133,8 | 334,1 |
| 9302 — Rivoltelle e pistole | 212,5 | 363,3 | 9,2 | 22,5 |
| 9307 — Armi bianche | 10,3 | 11,3 | 9,0 | 17,5 |
La specializzazione produttiva premia Slovacchia e Repubblica Ceca, ma l’Italia e la Polonia comandano i volumi
L’indice RSCA (Revealed Symmetric Comparative Advantage) nel 2025 indica che la Slovacchia è di gran lunga il paese più specializzato nella produzione di armamenti (RSCA 0,90, RCA 19,63), seguita da Repubblica Ceca (0,57), Finlandia (0,43) e Croazia (0,35). L’Italia, pur essendo il primo esportatore in valore assoluto, mostra un RSCA negativo (–0,34), segno che il settore pesa relativamente poco sul totale delle sue esportazioni. La Polonia, nonostante l’aumento di oltre mille punti percentuali dell’export, registra un RSCA di –0,60, a testimonianza della forte diversificazione della sua economia Specializzazione commerciale (RSCA).
Conclusione
Nel decennio 2015–2025 il commercio extra-UE di armi e munizioni ha registrato una crescita straordinaria, alimentata in misura prevalente dall’impennata dei prezzi e da profondi mutamenti geopolitici. L’Unione europea si conferma esportatore netto, ma il surplus si è ridotto per effetto di una domanda interna di importazioni molto più dinamica, concentrata in pochi Stati membri (Polonia, Repubblica Ceca, Romania) e alimentata da fornitori asiatici (Corea del Sud, India) e dagli Stati Uniti. La composizione del paniere scambiato si è spostata verso munizioni e armi da guerra, mentre i canali “non specificati” per ragioni militari hanno assunto un peso crescente, rendendo la lettura dei flussi più opaca. Infine, la presenza di shock di prezzo e l’aumento della concentrazione segnalano un mercato in forte tensione, la cui evoluzione continuerà a essere influenzata dal contesto di sicurezza internazionale e dalle scelte di approvvigionamento degli eserciti europei.